NEWS   |   Industria / 16/12/2013

Soundtracker: 'Una Web radio per scoprire musica e fare nuove conoscenze'

Soundtracker: 'Una Web radio per scoprire musica e fare nuove conoscenze'

Trentotto anni, nato a Cosenza, Daniele Calabrese è un ex dipendente della Banca Mondiale residente negli Stati Uniti. Nel 2008 ha provato a combinare le sue passioni - musica e tecnologia - in una start up che unisse le modalità tipiche di una Web radio con univoche caratteristiche di "geosocializzazione": così è nata Soundtracker, realtà emergente (ma già affermata) nel panorama internazionale della musica digitale.

Da Cosenza a Washington...perché? E con quali passaggi intermedi?

Fin da ragazzo mi sono appassionato di tecnologia e di computer. Ricordo il mio primo Commodore. E i primi collegamenti che facevamo alle BBS, i sistemi telematici americani, facendo infuriare mio padre per le salatissime bollette telefoniche che era costretto a pagare. Avevo dodici o tredici anni, e da lì la passione si è estesa prima ai videogiochi e poi ai telefoni cellulari. Contemporaneamente mi dedicavo a studi di politica, comunicazione e marketing, prima a Napoli e poi negli Stati Uniti. A Washington, per la Banca Mondiale, mi sono occupato per diversi anni dei Paesi emergenti. Fino a che, nel 2008, mi sono accorto che sul mercato americano esistevano potenzialità interessanti per una start up che si focalizzasse esclusivamente sul mobile. Da amante della musica, ho deciso di provare a combinare i due elementi...

E' in quel momento che è scoccata la scintilla?

Quello è successo a Lagos, in Nigeria, dove mi trovavo per lavoro. Ero in uno slum senza acqua ed elettricità e vidi dei ragazzi che saltellavano ascoltando al cellulare una bellissima canzone di Fela Kuti, "Water no get enemy'". Lì capii che ascoltare musica con altre persone è una cosa che si fa in qualunque parte del mondo.





Per lanciare la tua impresa hai potuto contare su qualche appoggio, su qualche angel investor?

Certo. Soundtracker è il prodotto di innumerevoli contributi forniti da advisor, ingegneri, familiari, amici e... nemici che nel corso degli anni, in Italia in Europa e negli Stati Uniti, hanno collaborato allo sviluppo dell'azienda. A dare il primo impulso economico all'impresa ho provveduto personalmente, impegnando 200 mila dollari. Ulteriori 700 mila dollari sono stati poi raccolti per tramite di angel investors e di privati che in Italia e negli Stati Uniti hanno creduto nell'idea. Grazie alle partnership, abbiamo iniziato a generare ricavi prima di completare un altro round di finanziamento nel dicembre del 2012.

Da dove arrivavano quei ricavi?

Principalmente dal licensing. Operatori di telefonia mobile e produttori di telefoni cellulari hanno sviluppato un fiorente mercato di app, e sono diverse le aziende che si sono mostrate interessate a usufruire dei servizi di Soundtracker all'interno dei loro store: parlo di Apple, Google, Samsung, Nokia, BlackBerry. Ne abbiamo ricavato tanto ricavi monetari che introiti intangibili, sotto forma di esposizione e di marketing dollars. Oggi puntiamo anche sul mobile advertising e siamo forse stati i primi a mutuare il modello di remunerazione " a livelli" tipico dei videogiochi: dopo avere creato cinque stazioni gratis, l'utente di Soundtracker può comprare a un euro un pacchetto di dieci stazioni, selezionando gli artisti o i generi musicali preferiti.

Quali sono oggi i "numeri" di Soundtracker? Avete già raggiunto il punto di pareggio?

Siamo partiti con 13 milioni di canzoni in catalogo e oggi ne abbiamo 24. Nel frattempo abbiamo superato i 4 milioni di download e il milione di utenti attivi: di questi, il 35 % risiede in Italia, il 25 % negli Stati Uniti, il 22-23 % in Messico e Brasile mentre il resto è in Asia. Il break even? Lo avevamo raggiunto prima di fare investimenti, espanderci, assumere nuovo personale e puntare allo sviluppo di traffico, volumi e quote di mercato. Italia e America Latina, in questo momento, sono le due aree su cui stiamo concentrando i nostri sforzi.

In quanti siete, oggi, e dove siete dislocati?

Per Soundtracker lavorano venticinque persone sparse tra Washington, Milano, Roma e Cagliari. In Sardegna sviluppiamo i sistemi per iPhone e Android, per il Web e per il cloud. Da Roma seguiamo marketing e vendite, mentre a Washington ci occupiamo di corporate development, legale e servizi finanziari. Il personale è italiano, americano e cinese.

L'elemento di costo più pesante, per i servizi di streaming, è rappresentato in genere dalle licenze e dalle royalty che bisogna pagare a case discografiche, artisti, autori ed editori per l'utilizzo del repertorio. Come avete risolto questo problema?

Come per magia, ci siamo trovati al posto giusto al momento giusto. Siamo nati in America nel 2008-2009, in coincidenza con la chiusura dei processi e della fase di lotta violenta alle start up che, da Napster in poi, avevano provato a saggiare il terreno dello streaming e della musica on-demand agendo in modo illegale e senza licenze. Sull'altro versante, si assisteva al forte declino del mercato dei Cd mentre il mercato dei download non risultava evidentemente sufficiente. Quando hanno avuto luogo i primi esperimenti di streaming radio noi eravamo lì. Le case discografiche ci hanno aperto la strada consentendoci di lavorare con MediaNet, nata nel 2001 proprio in risposta a Napster. Dopo avere collaborato con grandi aziende come Yahoo!, AOL e Microsoft la joint venture ha aperto anche a imprese di piccole e medie dimensioni consentendo loro di accedere legalmente a un vasto catalogo musicale. Nel settembre del 2009 siamo stati la prima azienda a testare il suo nuovo sistema "aperto" e svincolato dal DRM. Nel tempo, questo ci ha permesso di consolidare il rapporto tanto con MediaNet che con le etichette discografiche.

Il mercato dello streaming musicale e della Web radio è sempre più affollato e competitivo. In cosa consiste la forza concorrenziale di Soundtracker, la sua value proposition ?

E' vero, negli Stati Uniti il mercato è molto affollato e competitivo: ci sono le Web radio come Pandora e iTunes Radio, ci sono Google Music e Nokia Music, per non parlare dello streaming on-demand di Spotify e, prossimamente, di Deezer. Ma è anche molto ampio. Spotify dispone di due milioni di utenti paganti in un Paese, gli Stati Uniti, dove circolano 280 milioni di cellulari: nessuno ha acquisito quote di mercato tali da sottrarre spazio vitale agli altri. La forza di Soundtracker sta nel creare un "music social network" che permette non solo di scoprire e ascoltare musica sulla base dei propri gusti personali ma anche di viverla con gli amici e di apprezzarla in relazione alle proprie esperienze: un compleanno, il ricordo di un flirt o di un evento particolare. Grazie alle integrazioni del servizio con Facebook, Twitter, FourSquare o Google Plus con Soundtracker è possibile chattare, commentare, condividere musica: la funzione di geolocalizzazione che abbiamo sviluppato con tecnologia proprietaria consente di farlo anche con persone sconosciute che si trovano nella stessa area. L'utente entra nella app e crea una stazione personalizzata digitando il nome di un artista sulla barra di ricerca, selezionando un genere musicale o richiamando un titolo salvato nella library musicale del suo smartphone. Ogni playlist viene geolocalizzata e condivisa: lo smartphone è uno strumento che consente di interagire in tempo reale con gli altri e la musica diventa anche un mezzo per conoscere e farsi conoscere. Sono potenzialità, queste, che cominciano a fare presa sul pubblico e che ci spostano dal concetto di isolamento sonoro tipico del Walkman e dell'iPod per ricondurci agli aspetti "social" dell'ascolto della musica. Come ai tempi in cui ci si ritrovava tutti insieme ad ascoltare un nuovo LP a casa dell'unico amico in possesso di un impianto stereo decente.

Nuovi concorrenti pronti a lanciari sul mercato, come Beats Music di Dr. Dre e Jimmy Iovine, insistono molto sul concetto di "curation" e sull' "umanizzazione" degli algoritimi che modellano le playlist. Qual è il vostro approccio?

L'algoritmo proprietario di Soundtracker è la sommatoria di una serie di fonti diverse di dati. Un misto di "social curation", "local curation" e algoritmo puro basato sull'analisi dell' onda sonora della canzone. Di conseguenza, una stazione radio incentrata su Vasco Rossi ha un contenuto diverso se ascoltata a Roma o a Milano, e in funzione del numero di persone che via via la condividono. Fondamentalmente utilizziamo come seed iniziale l'artista, attingiamo a Internet e a una serie di database "open" e proprietari per analizzare l'andamento della sua musica e quella di artisti simili, incrociamo i dati con gli ascolti e le location individuate sul nostro social network. Ne emergono playlist di forma diversa, che ovviamente continuiamo a studiare, monitorare, affinare e migliorare.

Quali saranno i prossimi passi di Soundtracker?

Stiamo lavorando da alcuni mesi all'integrazione del servizio con i veicoli prodotti da costruttori automobilistici come Chrysler e Toyota, direttamente nel cruscotto dell'automobile o attraverso i telefoni dotati di connessione Bluetooth o Wi-Fi: credo molto nell' "internetizzazione" dell'automobile, che accelererà ulteriormente l'accesso alla rete via mobile. Siamo anche tecnologicamente pronti per sviluppare sulla nostra app progetti di geofencing, che permottono agli utenti di interagire con i brand commerciali preferiti all'interno o in prossimità dei loro punti vendita attraverso scambi musicali, promozioni e coupon. Il pubblico mostra interesse, e credo che questa opportunità si materializzerà da qui a cinque o sei mesi.

Quali altri richieste arrivano dagli utenti?

Gli aficionados continuano a chiederci di curare in profondità il catalogo, segnalandoci cosa manca e cosa vorrebbero trovare nel servizio. E' un feedback importante, che ci conferma di avere a che fare con un pubblico attento e competente che all'interno di Soundtracker vuole scoprire e conoscere musica di qualità. Dobbiamo quindi lavorare - e lo stiamo facendo - sulla "coda lunga". Altri ci chiedono di scindere l'esperienza musicale dall'esperienza social: c'è chi utilizza Soundtracker come app musicale e chi la usa per cercare amici e persone.

A parte il settore auto, che evoluzione ti aspetti dallo streaming e dalla Internet radio?

Mi attendo un'ulteriore esplosione degli ascolti e degli accessi ai contenuti audio e video. Come nel mercato tradizionale, anche in quello digitale credo esistano molte possibilità di repackaging dei contenuti. Mi immagino una trasformazione sempre maggiore della radio da FM a digitale. E credo che il passaggio dal possesso all'accesso, compiuto dalla generazione dei nativi digitali, permetterà agli artisti di avere un rapporto più diretto con i fan. E' uno sviluppo interessante anche per noi, perché con Soundtracker possiamo fornire a un artista informazioni analitiche sulla distribuzione territoriale dei suoi ascolti: un dato prezioso per programmare l'attività dal vivo, tour e concerti.

Cosa ne pensi della polemica che numerosi artisti hanno innescato nei confronti dei sistemi di pagamento di Spotify e degli altri servizi di streaming? Ti sembra giustificata?

Già oggi, a mio avviso, lo streaming è un modello remunerativo per tutti. Certo sarebbe bello poter contare su una licenza blanket globale, così da poter versare agli artisti - direttamente o tramite le collecting societies - ciò che effettivamente gli spetta senza dover rincorrere accordi di licenza territorio per territoro. Il mercato esiste, ma i vecchi sistemi creano ancora degli scompensi e qualcosa dovrà per forza cambiare: mi aspetto che in Europa entrino in vigore licenze multiterritoriali entro la fine del 2014.

(Alfredo Marziano)