Soundtracker: 'Una Web radio per scoprire musica e fare nuove conoscenze'

Trentotto anni, nato a Cosenza, Daniele Calabrese è un ex dipendente della Banca Mondiale residente negli Stati Uniti. Nel 2008 ha provato a combinare le sue passioni - musica e tecnologia - in una start up che unisse le modalità tipiche di una Web radio con univoche caratteristiche di "geosocializzazione": così è nata Soundtracker, realtà emergente (ma già affermata) nel panorama internazionale della musica digitale.

Da Cosenza a Washington...perché? E con quali passaggi intermedi?

Fin da ragazzo mi sono appassionato di tecnologia e di computer. Ricordo il mio primo Commodore. E i primi collegamenti che facevamo alle BBS, i sistemi telematici americani, facendo infuriare mio padre per le salatissime bollette telefoniche che era costretto a pagare. Avevo dodici o tredici anni, e da lì la passione si è estesa prima ai videogiochi e poi ai telefoni cellulari. Contemporaneamente mi dedicavo a studi di politica, comunicazione e marketing, prima a Napoli e poi negli Stati Uniti. A Washington, per la Banca Mondiale, mi sono occupato per diversi anni dei Paesi emergenti. Fino a che, nel 2008, mi sono accorto che sul mercato americano esistevano potenzialità interessanti per una start up che si focalizzasse esclusivamente sul mobile. Da amante della musica, ho deciso di provare a combinare i due elementi...

E' in quel momento che è scoccata la scintilla?

Quello è successo a Lagos, in Nigeria, dove mi trovavo per lavoro. Ero in uno slum senza acqua ed elettricità e vidi dei ragazzi che saltellavano ascoltando al cellulare una bellissima canzone di Fela Kuti, "Water no get enemy'". Lì capii che ascoltare musica con altre persone è una cosa che si fa in qualunque parte del mondo.



    Trentotto anni, nato a Cosenza, Daniele Calabrese è un ex dipendente della Banca Mondiale residente negli Stati Uniti. Nel 2008 ha provato a combinare le sue passioni - musica e tecnologia - in una start up che unisse le modalità tipiche di una Web radio con univoche caratteristiche di "geosocializzazione": così è nata Soundtracker, realtà emergente (ma già affermata) nel panorama internazionale della musica digitale.

    Da Cosenza a Washington...perché? E con quali passaggi intermedi?

    Fin da ragazzo mi sono appassionato di tecnologia e di computer. Ricordo il mio primo Commodore. E i primi collegamenti che facevamo alle BBS, i sistemi telematici americani, facendo infuriare mio padre per le salatissime bollette telefoniche che era costretto a pagare. Avevo dodici o tredici anni, e da lì la passione si è estesa prima ai videogiochi e poi ai telefoni cellulari. Contemporaneamente mi dedicavo a studi di politica, comunicazione e marketing, prima a Napoli e poi negli Stati Uniti. A Washington, per la Banca Mondiale, mi sono occupato per diversi anni dei Paesi emergenti. Fino a che, nel 2008, mi sono accorto che sul mercato americano esistevano potenzialità interessanti per una start up che si focalizzasse esclusivamente sul mobile. Da amante della musica, ho deciso di provare a combinare i due elementi...

    E' in quel momento che è scoccata la scintilla?

    Quello è successo a Lagos, in Nigeria, dove mi trovavo per lavoro. Ero in uno slum senza acqua ed elettricità e vidi dei ragazzi che saltellavano ascoltando al cellulare una bellissima canzone di Fela Kuti, "Water no get enemy'". Lì capii che ascoltare musica con altre persone è una cosa che si fa in qualunque parte del mondo.



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