UK, funziona 'Operation Creative': ridotta la pubblicità sui siti illegali

In tutto il mondo la lotta alla pirateria online ha tra le sue nuove priorità l'intercettazione delle fonti di approvvigionamento (leggi introiti pubblicitari) che alimentano i siti illegali e in questo contesto risulta fondamentale l'opera di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei grandi marchi industriali e commerciali, invitati a bloccare le inserzioni che compaiono su piattaforme che diffondono contenuti illeciti e non autorizzati (spesso anche a loro insaputa, dal momento che sono le loro concessionarie pubblicitarie a occuparsi del collocamento). In Inghilterra un progetto pilota inaugurato dalle industrie del copyright e dalle imprese del settore pubblicitario in collaborazione con la nuova Unità Anti Crimine per la Proprietà Intellettuale istituita presso la Polizia Metropolitana di Londra (Police Intellectual Property Crime Unit, o PIPCU) sembra già dare i risultati sperati dai suoi promotori: nei primi tre mesi il test ha determinato un calo del 12 % delle inserzioni piazzate su siti illegali da marchi famosi; nel contempo sono aumentati del 39 % i banner e messaggi pubblicitari che indirizzano il pubblico verso contenuti "per adulti" o lo espongono a malware, e poco meno della metà (il 46 %) delle inserzioni fanno capo oggi a brand sconosciuti o non identificati.

Il progetto pilota ha individuato 61 siti Internet, segnalati dagli stessi detentori dei diritti, che offrono contenuti non autorizzati incassando denaro attraverso la pubblicità. Una volta che l'illegalità della loro attività è stata certificata dagli esperti del corpo di polizia, ai siti è stato notificato un invito formale a correggere il proprio comportamento e operare entro i termini di legge. I nominativi dei siti che non hanno risposto all'invito sono stati poi trasmessi a un gruppo di 60 imprese, agenzie e aziende che operano nel settore della tecnologia dell'advertising con la richiesta di bloccare le inserzioni su quelle piattaforme. Contemporaneamente all'iniziativa, nota come Operation Creative, i registri dei domini Internet hanno provveduto a sospendere 40 siti britannici ed esteri.

"Abbiamo creato un processo che in primo luogo incoraggia chi viola la legge a modificare il suo comportamento così da operare negli ambiti previsti dalla legge", ha spiegato il Sovrintendente del PIPCU Bob Wishart. "Nel caso in cui i soggetti interessati si rifiutino di ottemperare alle richieste, però, oggi abbiamo a disposizione gli strumenti per persuadere le aziende a spostare le loro inserzioni pubblicitarie verso altre piattaforme e, se le violazioni continuano, per chiedere ai tenutari dei registri di sospendere quei siti. Il successo dell'iniziativa in questi primi mesi è la prova di un crescente consenso internazionale sul fatto che a nessuno dovrebbe essere permesso di trarre illegalmente profitto dagli sforzi onesti delle imprese che operano nella legalità".

Secondo Geoff Taylor, amministratore delegato della British Phonographic Industry (BPI), "i primi risultati di Operation Creative mostrano che collaborando con la polizia e con il settore della pubblicità online possiamo cominciare a smantellare i finanziamenti che sostengono i siti illegali. Tali siti espongono i consumatori a truffe e malware, negano ai creatori di opere dell'ingegno i loro mezzi di sostentamento e danneggiano i marchi associandoli a contenuti illegali e insicuri". L'ad della federazione internazionale dei discografici IFPI, Frances Moore, ha aggiunto che "questa partnership innovativa tra PIPCU, detentori dei diritti e industria pubblicitaria ha il potenziale per contribuire a rendere Internet un posto migliore per le imprese legali. I grandi marchi non desiderano che le loro pubblicità vengano mal indirizzate verso siti che possono danneggiarne la reputazione, e Operation Creative aiuterà a far fronte al problema. Credo che la questione vada affrontata a livello mondiale, e che questa iniziativa verrà osservata con attenzione tanto dalle forze dell'ordine che dai settori privati di altri Paesi".

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