USA, prime citazioni contro i file sharers: nel mirino anche ultracinquantenni

Ci sono anche nonni e padri di famiglia (magari coinvolti loro malgrado da figli e nipoti che smanettano indisturbati sul computer di casa) tra i primi “pirati” del Web – una novantina, finora - raggiunti dalle citazioni della Recording Industry Association of America, l'organizzazione dei discografici americani che combatte in tribunale contro il file sharing selvaggio (vedi News).
I nomi dei clienti che utilizzano account Internet per scambiare in rete grosse quantità di file audio (e video) illegali sono stati forniti all'associazione dai service provider, costretti a farlo dai giudici e dalle nuove norme americane sul copyright. “Non vogliamo essere selettivi”, ha spiegato il presidente della RIAA Cary Sherman a proposito dell'apparente casualità dei bersagli; “desideriamo far sapere alla gente che se offre un gran numero di file da copiare ad altre persone corre un rischio: non importa di chi si tratti”.
Qualche giornalista americano ha già paragonato la controffensiva dei discografici (con le dovute proporzioni, si intende) alla campagna “shock and awe” lanciata dall'amministrazione Bush in Iraq: alcuni file sharers, in effetti, sembrano esserne spaventati e hanno raccontato alla stampa americana di essere subito corsi ai ripari, cancellando immediatamente migliaia di file musicali dalla memoria dei loro computer. Qualcun altro difende invece le sue posizioni: raggiunto dalla Associated Press, Bob Barnes, un cinquantenne d Fresno (California), ha raccontato di ricorrere al downloading perché insoddisfatto dello stato attuale della musica americana e per procurarsi incisioni di artisti europei difficili da trovare nei negozi (ma sul suo computer sono state trovate canzoni di Marvin Gaye e degli Eagles, tra gli altri).
Per individuare i suoi bersagli, la RIAA utilizza gli indirizzi Internet numerici forniti dai service provider, in modo da risalire ai nomi degli abbonati ai servizi stessi. Resta ancora da capire se l'associazione sia disposta ad accettare un compromesso extragiudiziale con gli incriminati prima di portarli davanti ai giudici: anche perché le multe previste dalla legge sono salate, e variano da 750 fino ad addirittura 150 mila dollari per ogni canzone copiata senza autorizzazione. Né è chiaro nei confronti di chi la RIAA deciderà di passare alle vie di fatto in tribunale. “Se se la prenderanno con le nonne e con gli studenti minorenni che hanno effettuato qualche downloading isolato rischieranno il colpo di frusta”, ha ammonito l'avvocato di Los Angeles Christopher Caldwell, un ex consulente di alcuni studi cinematografici di Hollywood e della Motion Pictures Association of America: uno, insomma, che di battaglie sul diritto d'autore se ne intende.
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