Artisti stipendiati: lo propone una nuova etichetta americana

Artisti stipendiati: lo propone una nuova etichetta americana
Un dosato mix di esperienza musicale e finanziaria sta dietro la costituzione di una nuova etichetta discografica americana, Bardic Records, che sarà distribuita negli USA da RED, una divisione della Sony. Il trio di manager che si è lanciato nell'impresa a dispetto delle fosche previsioni che circondano il mercato musicale comprende infatti un manager e autore, Jack Ponti (che negli anni '80 militò in una band accanto a Jon Bon Jovi), un ex operatore di Wall Street, François Pham-Quang (che lavorava per la Lehman Brothers di Londra) e un ex discografico, Akbar Shamji, la cui ora defunta Soulife Recordings faceva parte del gruppo Atlantic Records. I tre lavoreranno come talent scout e “incubatori” di artisti a stretto contatto con la Sony Music, con l'obiettivo di passare alla major (naturalmente dietro adeguato compenso) i progetti che dovessero mostrare un buon potenziale commerciale.
Interessante il loro pensiero a proposito dei costi di sviluppo degli artisti, oggi una delle variabili che più incidono sull'erosione dei profitti delle aziende del settore: “Nel corso degli ultimi dieci anni circa”, ha detto Ponit, “molti di loro hanno cominciato a pensare ai contratti discografici come a biglietti della lotteria. Come un modo di diventare ricchi”. Lavorando con giovani di belle speranze (tre sono già sotto contratto), Bardic ha in programma di comportarsi diversamente, pagando loro uno stipendio mensile invece di elargire anticipi sostanziosi. Ma che ne diranno i sindacati dei musicisti, i legsislatori americani e i movimenti di opinione come la Recording Artists Coalition, il cui scopo è proprio quello di sottrarre gli artisti al rapporto di subordinazione che li vincola all'industria discografica?
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