Fatte le debite proporzioni - di età, di tempo trascorso a lavorare nel musicbiz, di soldi guadagnati, di potere e tutto il resto - ha tutta l'aria di essere uno di quei classici scontri dove Davide si batte contro Golia, e l'assegnazione dei ruoli non saremo certo noi a suggerirvela.
Perché a Simon Cowell, ideatore di X Factor e uno dei personaggi più influenti sul panorama discografico e televisivo mondiale, quella battuta di Jake Bugg di un anno fa proprio non deve essere andata giù. Il riassunto della puntata precedente, a beneficio di chi si sia perso l'antefatto: era l'ottobre del 2012 e l'omonimo album di debutto del cantautore di Notthingam nelle chart inglesi stava facendo faville, tanto da far salire il suo nome - allora davvero sconosciuto ai più - in vetta alle classifiche di vendita. Ai cronisti dell'NME che gli chiesero conto dell'impressionante performance lui, forse ingenuamente, forse con quel pizzico di arroganza inevitabile da parte di un diciottenne che, chitarra al collo e senza passaggi sul piccolo schermo, sorpassa a destra le star dei talent show, rispose: "Credo che il mio successo sia la dimostrazione della mia tesi, cioè che la gente non è affatto stanca di sentire musica suonata con la chitarra: è il mio lavoro tenere quella merda di X Factor lontana dalla vetta delle chart".
Passa un anno, e il Carneade diventa un nome da tenere d'occhio: per il suo secondo disco si muove Rick Rubin, produttore star che collabora abitualmente con le colonne del rock mondiale. Cowell, solitamente molto protettivo nei confronti della sua creatura, non ha esitato un momento nel cogliere l'occasione postagli da Shortlist, che nel corso di una recente intervista gli ha chiesto cosa pensasse del commento di Bugg: "Bugg? E chi accidenti sarebbe? Ah, solo un altro provocatore", è stata la risposta al fuoco dell'impresario, "Perché la gente non sopporta l'idea che esista uno show televisivo che offre ai cantanti che non possono avere la possibilità di accedere a un contratto discografico l'oppurtunità di firmarne uno? Sapete cosa vi dico? Tutti quelli che ne parlano male non dicono niente ma guardano X Factor: sono tutti lì a dire 'lo odio', ma alla fine passano le serate a rodersi il fegato guardandolo".
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05/12/2013