In Dvd il concerto per i 70 anni di Jerry Garcia. 'Un maestro, anche di cinema'

La prima esibizione dei Grateful Dead a cui ha assistito Justin Kreutzmann porta una data fatidica: 16 agosto 1969, festival di Woodstock.

Occasione storica, ma performance - a detta degli stessi protagonisti - tra le peggiori di sempre della leggendaria band californiana. Lui, figlio del batterista Bill Kreutzmann, non è in grado di esprimere un giudizio né di contribuire al dibattito: all'epoca aveva tre mesi. "Nel film c'è una sequenza in cui si vedono Pigpen e mio padre scendere da un elicottero, insieme a mia madre che tiene in braccio un bambino piccolo: quello sono io! Il primo ricordo che ho di un concerto, però, risale al 1974, durante la lavorazione del 'Grateful Dead Movie' al Winterland di San Francisco. Non rammento nulla di particolare se non un sacco di cineprese in giro". .

E proprio quel film, diretto da Jerry Garcia, viene indicato oggi da Kreutzmann jr. come modello di riferimento del suo "Move me brightly", testimonianza appena uscita in Dvd e Blu-ray (purtroppo senza sottotitoli) del concerto fiume che il 3 agosto 2012 riunì presso i TRI Studios di Bob Weir, a San Rafael (California), una moltitudine di musicisti desiderosi di celebrare quello che sarebbe stato il settantesimo compleanno del grande chitarrista e leader spirituale dei Dead. "Credo che il 'Grateful Dead Movie' sia uno dei migliori documentari musicali mai realizzati", conferma Justin. "Grazie alla cura che Jerry mise nel progetto si ha una percezione genuina di cosa fosse la band e di chi fossero i suoi fan. E' una meravigliosa istantanea dei Dead nel 1974 e ne cattura realmente l'essenza. Mi sono fatto ispirare dalla struttura e dall'atmosfera del film: mi piace come Jerry mescola canzoni e interviste, senza dare uno spazio preponderante né ai dialoghi né alla musica così da coinvolgerti nel racconto. La maggior parte dei film musicali si limita a riprendere una band che suona sul palco per due ore mentre io apprezzo il formato del documentario, l'idea di un racconto che ti spieghi che cosa c'è dietro alla musica. E' questo che ho cercato di emulare con 'Move me brightly' ".

Qualche fan si lamenterà, forse, dell'assenza del concerto completo, che peraltro all'epoca venne trasmesso per intero in live webcast. "Ognuno ha una sua idea in proposito, ma è proprio pensando ai Deadheads che ho deciso, salvo alcune eccezioni, di non interrompere il flusso musicale. Solo all'inizio il film entra ed esce dalle canzoni per coinvolgere lo spettatore: ma a partire dal terzo pezzo i brani sono riprodotti per intero proprio per consentire a chi vuole ascoltarli di non essere disturbato dal parlato. Spero di avere trovato un giusto compromesso. E comunque il Dvd cpontiene quasi tre ore di musica e il Blu-ray un'altra ora in più, per un totale di tre ore e mezza sulle 4 e mezza del concerto. Nella video gallery del sito dei TRI Studios, poi, abbiamo incluso cinque canzoni che non si trovano né sul Dvd né sul Blu-ray. In sostanza il 90 per cento del materiale è stato pubblicato mentre il resto sono soprattutto cover per cui sarebbe risultato un po' più lungo assicurarsi le licenze. E' stato più facile tenere tutto all'interno della famiglia".

Lo show, racconta Kreutzmann, "ha preso forma nel più classico stile Grateful Dead. Nessuno si è seduto a tavolino a elaborare grandi progetti, a stabilire in modo meticoloso come avrebbe dovuto essere strutturato lo show, a decidere in anticipo che cosa sarebbe successo. E' accaduto tutto piuttosto in fretta, c'è stato poco tempo per pensare o per preoccuparsi ed è stato meglio così. Ci sono milioni di cose che avrebbero potuto andare storte e invece le stelle si sono allineate. Si è creato lo spirito giusto. Mi piace una frase che pronunciata nel film da Trixie, una delle figlie di Garcia: ci siamo alzati la mattina e abbiamo cominciato a festeggiare. Abbiamo voluto celebrare vita e musica di Jerry concentrandoci sulle cose positive e sgombrando il campo dai sentimenti negativi, dal fatto tragico rappresentato dalla sua assenza. Nella mia mente, si è trattato di un evento gioioso".

L'approccio easy e molto californiano del gruppo ha lasciato una forte impronta nello stile di Justin: nel suo "Move me brightly" sembra mancare una sceneggiatura studiata come quella che Martin Scorsese ha dedicato ai suoi film-concerto sulla Band o sui Rolling Stones. "Quando mi sono seduto a montare il film e a cercare di dare un senso alla storia", spiega il regista, "ho cercato di restare fedele alla struttura del concerto, con il suo inizio, la sua parte centrale e la sua fine, giocando un poco con i racconti che non si succedono in ordine cronologico ma in modo da accompagnarsi nel migliore dei modi alla musica. Ho lasciato, insomma, che fossero le canzoni a 'decidere', restando fedele alle riprese live senza fare grandi ricostruzioni. Ho cercato di fare attenzione a ciò che certi momenti musicali suggerivano; il mio fine ultimo era di di conservarne ritmo al racconto, spostando e tagliando ciò che non sembrava essere al posto giusto. Anche in questa fase non avevo molto tempo a disposizione, e in fin dei conti non avere intere settimane di tempo per pensare a quello che sarebbe stato giusto fare ha giocato a mio favore".

Sul palco si vedono due ex Dead come Phil Lesh e Donna Jean Godchaux, ma non Mickey Hart e il padre di Justin, Bill. Come mai? "Mio padre quella sera aveva un concerto con la sua band alla Rock and Roll Hall of Fame...Lo abbiamo raggiunto per un'intervista in Connecticut, il posto più vicino alla California in cui era possibile trovarlo in quel periodo. A lui, come a Mickey e a tutti i musicisti che abbiamo intervistato per il film, avevamo chiesto di prendere parte al concerto ma alcuni non hanno potuto esserci per impegni precedenti. Lo show è stato organizzato con otto settimane di anticipo: come puoi immaginare, i calendari erano già piuttosto fitti e siamo stati molto fortunati ad avere così tanta gente sul palco. Le interviste sono state effettuate tra la fine di giugno e il mese di luglio del 2012. Ho voluto incontrare David Hidalgo dei Los Lobos, una persona piacevolissima, perché Jerry mi aveva raccontato di avergli donato una delle sue chitarre. Mi era sembrata una bellissima storia, considerando che Garcia non era solito regalare i suoi strumenti: non era come Elvis che dispensava Cadillac agli amici... Era un personaggio importante da intervistare, mi sono procurato il suo numero di telefono e quando mi ha detto che quel pomeriggio sarebbe stato in casa (a Los Angeles) sono saltato sul primo aereo possibile. Carlos Santana ha uno studio e una casa qui vicino, e siamo andati a trovarlo. Mentre i Jane's Addiction, che stavano provando a Los Angeles, ci hanno chiamati per farci sapere che avrebbero avuto venti minuti a disposizione per noi. Mi piace l'atmosfera informale della chiacchierata che abbiamo fatto con loro: due musicisti che raccontano le loro storie". Anche John Doe degli X, un musicista in apparenza lontano per sensibilità dalla California hippie dei Dead, ha voluto essere della partita. "Ho sempre amato la sua band, e lui oggi vive qui vicino nel Nord della California", spiega Kreutzmann. "Nel film volevo qualcuno che testimoniasse il suo rispetto per Jerry pur non essendo un Deadhead e senza avere legami familiari con il gruppo. Il fatto che una figura importante della scena punk rock californiana come lui parli di Garcia aggiunge un tocco interessante. Luke Wilson, che si è incaricato delle interviste, è invece un fan convinto del gruppo. L'avevo incontrato un paio di anni prima, quando era venuto ad assistere ad alcuni concerti reunion dei Dead, e ci eravamo piaciuti subito. Ho sempre apprezzato il suo lavoro, è un ottimo attore e un ragazzo molto simpatico, Anche in quel caso è successo tutto in modo casuale: sapendo della sua passione per il gruppo gli ho chiesto se in quei giorni fosse libero da impegni. Fortunatamente aveva un weekend di vacanza e ha potuto esserci".

Tra le assenze pesa quella di David Crosby, che ha rimediato inviando una poesia inedita letta sul palco da Jim Lauderdale. "Tutta la nostra famiglia, ovviamente, conosce David da tanti anni", spiega Justin. "Mio padre, Jerry e Phil (Lesh) avevano suonato sul suo album solista del 1971, 'If I could only remember my name', e lui è stato uno dei primi che abbiamo contattato per invitarlo al concerto: non poteva esserci perché impegnato a esibirsi in qualche altro posto con Graham Nash. Un giorno, mentre sedevo al computer a casa, ho ricevuto una e-mail del suo manager che mi diceva che David aveva scritto una poesia. Una cosa totalmente inaspettata: mi ha reso felice sapere che si era sentito motivato a comporre qualcosa in ricordo di Jerry".

Assente Crosby, negli sturi TRI si sono presentati vecchi e nuovi estimatori dei Dead come Mike Gordon dei Phish, Jonathan Wilson, Harper Simon, Neal Casal della Chris Robinson Brotherhood, Craig Finn degli Hold Steady, Chris Tomson dei Vampire Weekend e membri dei Cardinals di Ryan Adams. Protagonisti corali di quello che il padrone di casa, Weir, definisce nel film una sorta di ottimo remake. "Sono d'accordo con lui, perché molti dei musicisti che hanno partecipato al concerto sono più giovani e dai Dead hanno tratto ispirazione. Ognuno di loro ha portato la sua personale interpretazione di quella musica, contribuendo con nuove idee. A tutti avevo chiesto di dirmi quali canzoni avrebbero voluto suonare con Bob Weir; compilata una lista abbiamo dato a ciascuno due giorni di tempo per provare e imparare la sua parte. Al momento di andare sul palco le cose sono cambiate perché Bob ama giocare, cambiare le carte in tavola e incoraggiare i musicisti ad assumersi dei rischi. Durante le prove i pezzi erano venuti più simili agli originali mentre dal vivo è venuto fuori l'aspetto sperimentale. Molte delle jam che sono state suonate quel giorno sono venute molto bene, diverse dal solito: era evidente che nessuno stava cercando di copiare i Grateful Dead. Quando si cerca di ricreare qualcosa che è stato già fatto da altri si è destinati al fallimento, e se guardi il film ti rendi conto che nessuno cerca di suonare come Jerry Garcia. Nessuno cerca di riprodurre il sound dei Grateful Dead o si sforza di cambiare se stesso. Se di remake dobbiamo parlare, credo riguardi soprattutto lo spirito di una band unica e diversa da tutte le altre, che amava far succedere le cose spontaneamente. E' questo, credo, il significato dell'affermazione di Bob".

Che, in uno dei momenti più interessanti delle riprese "backstage", invita i musicisti a seguire la storia di ogni canzone per trarne la giusta ispirazione. "Avevamo una cinepresa piazzata ma non sapevamo che Bob avrebbe detto quella cosa. Nel meeting quotidiano tra i musicisti, la parte più significativa era quella in cui Weir spiegava come affrontare le canzoni. Il suo consiglio era di non pensare a come le avrebbe suonate Jerry, ma di lasciare che fosse la canzone stessa - la sua storia - a suggerire cosa suonare e come suonarlo. E' stato molto bello vedere Bob farsi avanti e parlare in quel modo a quei ragazzi più giovani di lui. Non stava cercando di impartire particolari tecniche chitarristiche ma una filosofia musicale. Mi è sembrato un momento stupendo, e questo è il motivo per cui l'ho incluso nel film" (su Weir, anticipa Kreutzmann, è in fase finale di postproduzione un documentario da lui prodotto e diretto da Mike Fleiss, che dovrebbe uscire nelle sale americane l'anno prossimo).

Da "Move me brightly" la "filosofia" Dead emerge in tutta chiarezza, così come la personalità artistica e umana di Garcia (l'altra figlia Annabelle racconta del suo sogno insoddisfatto di un duetto con Dolly Parton..). Ma qual è, secondo Kreutzmann, il suo lascito più importante? "Chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona ne ha ricavato diversi insegnamenti sul piano personale. Ho imparato ad apprezzare il suo modo spesso anticonvenzionale di pensare: Jerry mi ha insegnato a guardare alle cose da una prospettiva differente e a non badare a quel che dice la gente. Ma per chiunque altro l'eredità principale resta la musica. Se ascolti qualunque sua registrazione solista o con i Dead ti accorgi che gli piaceva fare le cose in modo diverso. Jerry non era il tipo di persona che avrebbe voluto essere ricordata con una statua o con una strada intitolata al suo nome. L'unica cosa che gli interessava veramente era suonare, essere in una rock'n'roll band e avere qualcuno disposto ad ascoltarlo".

(Alfredo Marziano)

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