Confermato: Courtney Love con la Virgin (per tre album)

Confermato: Courtney Love con la Virgin (per tre album)
Erano dunque pienamente fondate le voci che davano Courtney Love in procinto di firmare un nuovo contratto discografico con la Virgin Records (vedi News). La rocker originaria di San Francisco, protagonista recente di un duro e pubblicizzatissimo scontro in tribunale con la sua ex casa discografica, la Geffen/Universal Music, sempre in prima linea nelle rivendicazioni “sindacali” che le rock star americane avanzano da qualche tempo nei riguardi dell’industria musicale (vedi News), sembra tornata a più miti consigli e si è impegnata a realizzare per l’etichetta del gruppo EMI i suoi prossimi tre dischi: il primo della serie, “America’s sweetheart”, uscirà il prossimo 28 ottobre su etichetta Virgin (in tutto il mondo) dopo una battaglia tra etichette che fino all’ultimo ha visto in lizza anche le indies V2 e Sanctuary (in un primo momento si erano fatti avanti anche altri marchi di area “major” come Capitol, Columbia e Warner Bros.). Per chiudere l’accordo a livello mondiale con Virgin, il management dell’artista ha dovuto rinunciare ad un contratto con la Poptones di Alan McGee, che avrebbe dovuto riguardare solo la pubblicazione di singoli in Gran Bretagna coinvolgendo anche la Telstar.
Sulla scelta finale, spiega il nuovo manager della Love Dave Lory (Worldwide Entertainment Group), hanno pesato questioni di “chimica e di atteggiamento delle diverse etichette”: alcune delle quali si sarebbero tuttavia mostrate titubanti a prendersi l’impegno, considerato il caratterino non proprio docile della ex signora Cobain, anche se al settimanale Billboard il presidente americano di V2, Andy Gershon, ha espresso rammarico per l’impossibilità di aggiudicarsi l’asta. “La Sanctuary ha fatto una grossa offerta”, ha spiegato ancora Lory, “ma noi avevamo bisogno di un’etichetta che avesse uno staff forte sulla musica pop. Ho visto quel che la EMI (Virgin) ha fatto con Kylie Minogue in America: ho pensato che fossero gli unici che potevano fare le cose come si deve”. Dal canto suo Matt Serletic, presidente e ceo di Virgin in America, ha raccontato di avere deciso immediatamente per il sì, dopo avere sentito un nastro: “Abbiamo reagito alla musica a livello viscerale. E’ un disco crudo e potente, ma anche molto melodico. Suona come un album di musica rock importante”.
L’accordo tra la Love e la Virgin, che secondo alcune fonti garantirebbe alla cantante poco meno di 10 milioni di dollari in anticipi e altri incentivi, tiene conto degli ultimi sviluppi nei rapporti tra artisti e case discografiche, riconoscendo ala Love la comproprietà dei master e il divieto di distribuire i suoi album (a prezzo e royalty ribassate) attraverso i club di vendita per corrispondenza.
Lo stesso presidente della Virgin sta producendo due ballads per il progetto, che nasce con ambizioni di “crossover” verso il mercato pop senza voler rinunciare all’immagine “alternativa” della trentanovenne artista (i due precedenti dischi della Love con le Hole, “Live through this” e “Celebrity skin”, hanno venduto entrambi più di un milione di copie negli USA). Insieme, Love e Serletic hanno già messo su carta anche il prosieguo della storia: dopo un tour in partenza il 10 novembre dagli USA (date in Europa, Australia e Giappone previste per l’anno prossimo, bassista e chitarrista ingaggiati attraverso inserzioni sul foglio newyorkese Village Voice), ad “America’s sweetheart” dovrebbe succedere nell’autunno del 2004 un disco dal vivo (e Dvd) che la performer americana vorrebbe incidere in un penitenziario femminile, probabilmente in Irlanda; un successivo album di studio sarebbe già in programma per fine 2005. Il condizionale è naturalmente d’obbligo: con la bizzosa Courtney Love le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
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