Spotify, Moby contro Yorke. 'Thom? Un anziano', lui: 'Fiero di esserlo'

Passa quasi sotto silenzio l'esternazione delle ultime ore di Liam Gallagher - che ha candidamente ammesso di non sapere nemmeno cosa sia Spotify, preferendo allo streaming l'ascolto dei dischi in vinile - davanti allo scontro che ha visto protagonisti Moby e il leader dei Radiohead Thom Yorke sulla sostenibilità della notissima piattaforma di streaming musicale.

Il cantante e compositore di Oxford, è cosa ormai nota, non è un grande sostenitore (così come alcuni suoi colleghi, come Beck e Steve Lukather, del servizio, e non ha perso occasione di manifestarlo. Moby, invece, la pensa in tutt'altro modo: "Fanno bene gli artisti a cercare di adattarsi a Spotify", ha chiarito il cantante, polistrumentista e producer newyorchese nel corso di un'intervista a Mashable, "Così come fanno bene gli artisti che fanno remix, dj set, tour, dischi, musica per film e per videogame. Credo sia bizzarro e pericoloso cercare di limitare il progresso per evitare di adattarcisi. Qualsiasi tipo di industria toccata da progressi tecnologici ha avuto riscontri positivi e negativi, ma non vedo quale sia il punto nel lamentarsi. Amo Thom Yorke, ma quando lo sento lamentarsi di Spotify penso: 'Sei solo un anziano che impreca al passaggio dei treni ad alta velocità'. Amo tutto ciò che possa contribuire a portare la maggior quantità di musica nella vita delle persone".

La risposta del frontman dei Radiohead non si è fatta attendere. Con uno stringato tweet dal suo account, Yorke ha commentato: "Sono un quarantacinquenne luddista, e sono fiero di esserlo". Allegando, al post, un articolo nel quale anche David Byrne si esprime in termini non favorevoli nei confronti di Spotify.

Moby, temendo di essere frainteso, ha ribattuto: "Giusto per essere chiari: amo Thom Yorke e David Byrne, che reputo - creativamente - dei geni. Solo, non vedo quale sia l'utilità di combattere un futuro che è già arrivato".

    Passa quasi sotto silenzio l'esternazione delle ultime ore di Liam Gallagher - che ha candidamente ammesso di non sapere nemmeno cosa sia Spotify, preferendo allo streaming l'ascolto dei dischi in vinile - davanti allo scontro che ha visto protagonisti Moby e il leader dei Radiohead Thom Yorke sulla sostenibilità della notissima piattaforma di streaming musicale.

    Il cantante e compositore di Oxford, è cosa ormai nota, non è un grande sostenitore (così come alcuni suoi colleghi, come Beck e Steve Lukather, del servizio, e non ha perso occasione di manifestarlo. Moby, invece, la pensa in tutt'altro modo: "Fanno bene gli artisti a cercare di adattarsi a Spotify", ha chiarito il cantante, polistrumentista e producer newyorchese nel corso di un'intervista a Mashable, "Così come fanno bene gli artisti che fanno remix, dj set, tour, dischi, musica per film e per videogame. Credo sia bizzarro e pericoloso cercare di limitare il progresso per evitare di adattarcisi. Qualsiasi tipo di industria toccata da progressi tecnologici ha avuto riscontri positivi e negativi, ma non vedo quale sia il punto nel lamentarsi. Amo Thom Yorke, ma quando lo sento lamentarsi di Spotify penso: 'Sei solo un anziano che impreca al passaggio dei treni ad alta velocità'. Amo tutto ciò che possa contribuire a portare la maggior quantità di musica nella vita delle persone".

    La risposta del frontman dei Radiohead non si è fatta attendere. Con uno stringato tweet dal suo account, Yorke ha commentato: "Sono un quarantacinquenne luddista, e sono fiero di esserlo". Allegando, al post, un articolo nel quale anche David Byrne si esprime in termini non favorevoli nei confronti di Spotify.

    Moby, temendo di essere frainteso, ha ribattuto: "Giusto per essere chiari: amo Thom Yorke e David Byrne, che reputo - creativamente - dei geni. Solo, non vedo quale sia l'utilità di combattere un futuro che è già arrivato".

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