Intervista a Giovanni Lindo Ferretti: “Barbarico”, la disciplina della scrittura

Intervista a Giovanni Lindo Ferretti: “Barbarico”, la disciplina della scrittura

La scena ha del surreale: Giovanni Lindo Ferretti è seduto nella hall di un albergo milanese; stiamo parlando prima di girare l’intervista.

Una persona passa, va oltre, si ferma di scatto e torna indietro. Occhi sgranati, quasi urla “non ci credo”. E’ un imitatore/comico che va in televisione tutte le domeniche - cerca di farsi riconoscere, come se il suo nome dovesse automaticamente far risuonar qualcosa, cerca di snocciolare qualche nome che Ferretti possa conoscere. Senza successo. GLF lo guarda tranquillo, sta al gioco. “Ora non so come uscire da questa situazione imbarazzante”, dice il personaggio. Che poi se ne va, per tornare dopo 3 minuti per chiedere una foto con Ferretti. Che sorride tutto il tempo. “Cosa ci si aspetta da me resta, per me, un mistero, anche se di quelli piccoli”: sono le parole che aprono “Barbarico”, il terzo libro del cantante, in uscita in questi giorni per Mondadori. Parole abbondantemente dimostrate dal siparietto: “C’è gente che si rivolge a me come se ancora fossi il cantante dei CCCP”, dirà Ferretti nell’intervista, mangiandosi le “C” come ha sempre fatto. “Ma lo fa con una tale sincerità che io tendo a ritrarmi, dicendo che è successo tanto tempo fa…” .
Giovanni Lindo Ferretti è ormai altrove, e non da poco. Non ha mai abbandonato la musica anche se quest’anno è stato musicalmente più intenso degli ultimi: ai concerti si è affiancata l’uscita dell’album “Saga”, dello spettacolo di Teatro Equestre, che diventerà presto un documentario e che metterà in scena nuovamente l’anno prossimo. “Barbarico” riporta l’attenzione sulla parola scritta, che è speculare ed intrecciata a quella cantata/recitata: nato da una serie di corrispondenze per il quotidiano L’Avvenire, “Barbarico” raccoglie una serie di storie e riflessioni sulle sue origini e sulla sua storia. Nella nostra chiacchieratata con Ferretti, ci siamo fatti raccontare la sua disciplina della scrittura, che è affascinante quanto il personaggio, e i suoi rapporti con la musica e la nascita di questo volume, che arriva  a quattro anni da "Bella gente d'appennino" - che era frutto di uno spettacolo. Questo invece è un libro-libro: "il più letterario che ho scritto", dice Ferretti.

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