Diritti connessi, il governo Letta approva l'estensione da 50 a 70 anni

Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri che avuto luogo oggi (21 novembre), il governo presieduto da Enrico Letta ha adottato lo schema di recepimento della direttiva 2011/77 dell'Unione Europea che estende da 50 a 70 anni la durata dei diritti connessi al diritto d'autore riconosciuti ad artisti, interpreti ed esecutori e ai produttori fonografici. Il nuovo termine di protezione viene calcolato a partire dalla data di pubblicazione o di prima comunicazione al pubblico del fonogramma (ad esempio attraverso radio, canali tv o piattaforme Internet).

La norma approvata oggi, che "protegge" dal pubblico dominio gran parte della produzione discografica degli artisti in attività dai primi anni '60 (stranieri, ma anche italiani, come ad esempio Adriano Celentano, Mina e Gianni Morandi), prevede anche una serie di misure atte a riequilibrare a favore degli artisti gli accordi in essere con le case discografiche consentendo loro, alla scadenza dei 50 anni dalla cessione del diritto connesso, di risolvere unilateralmente il contratto nel caso in cui il produttore discografico non metta in vendita o a disposizione del pubblico una quantità sufficiente di copie del fonogramma. A partire dal cinquantesimo anno di sfruttamento economico dell'opera il produttore avrà anche l'obbligo di accantonare un fondo pari al 20 % dei guadagni annui, da devolvere attraverso le società di gestione collettiva agli artisti i cui contratti discografici prevedono forme di compenso forfettario e non calcolato in percentuale sulle vendite annue.

L'estensione del periodo di protezione, spiega la relazione che accompagna il provvedimento, serve a garantire agli artisti ed interpreti che iniziano la carriera in giovane età un adeguato ritorno economico durante la vecchiaia, facendo fronte al calo fisiologico del reddito prodotto dalla loro attività professionale.

Parere favorevole alla nuova norma è stato espresso dalla FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana), secondo cui essa "consente di raggiungere l'obiettivo fissato dalla Ue di elevare il livello di protezione degli artisti dell'industria musicale, garantendo loro lo sfruttamento (economico ed artistico) delle proprie interpretazioni per un periodo di tempo più lungo degli attuali 50 anni, ritenuti non sempre sufficienti a coprire la durata dell'intera vita degli artisti stessi".

    Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri che avuto luogo oggi (21 novembre), il governo presieduto da Enrico Letta ha adottato lo schema di recepimento della direttiva 2011/77 dell'Unione Europea che estende da 50 a 70 anni la durata dei diritti connessi al diritto d'autore riconosciuti ad artisti, interpreti ed esecutori e ai produttori fonografici. Il nuovo termine di protezione viene calcolato a partire dalla data di pubblicazione o di prima comunicazione al pubblico del fonogramma (ad esempio attraverso radio, canali tv o piattaforme Internet).

    La norma approvata oggi, che "protegge" dal pubblico dominio gran parte della produzione discografica degli artisti in attività dai primi anni '60 (stranieri, ma anche italiani, come ad esempio Adriano Celentano, Mina e Gianni Morandi), prevede anche una serie di misure atte a riequilibrare a favore degli artisti gli accordi in essere con le case discografiche consentendo loro, alla scadenza dei 50 anni dalla cessione del diritto connesso, di risolvere unilateralmente il contratto nel caso in cui il produttore discografico non metta in vendita o a disposizione del pubblico una quantità sufficiente di copie del fonogramma. A partire dal cinquantesimo anno di sfruttamento economico dell'opera il produttore avrà anche l'obbligo di accantonare un fondo pari al 20 % dei guadagni annui, da devolvere attraverso le società di gestione collettiva agli artisti i cui contratti discografici prevedono forme di compenso forfettario e non calcolato in percentuale sulle vendite annue.

    L'estensione del periodo di protezione, spiega la relazione che accompagna il provvedimento, serve a garantire agli artisti ed interpreti che iniziano la carriera in giovane età un adeguato ritorno economico durante la vecchiaia, facendo fronte al calo fisiologico del reddito prodotto dalla loro attività professionale.

    Parere favorevole alla nuova norma è stato espresso dalla FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana), secondo cui essa "consente di raggiungere l'obiettivo fissato dalla Ue di elevare il livello di protezione degli artisti dell'industria musicale, garantendo loro lo sfruttamento (economico ed artistico) delle proprie interpretazioni per un periodo di tempo più lungo degli attuali 50 anni, ritenuti non sempre sufficienti a coprire la durata dell'intera vita degli artisti stessi".

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