Soffia dall'Oriente e sa di spirituale lo 'Jentu' dei Nidi d'Arac

Soffia dall'Oriente e sa di spirituale lo 'Jentu' dei Nidi d'Arac
S'intitola “Jentu” (“vento” in dialetto pugliese) il nuovo e quarto album dei Nidi d'Arac.
Sospeso fra gli accenti e gli echi della tradizione musicale del Salento (pizzica e taranta), i suoni aspri e secchi del dialetto salentino e la contaminazione di beat e suoni elettronici con strumenti tradizionali mediterranei (tamburelli, sitar, ottoni balcanici…), il nuovo lavoro testimonia una crescita umana e artistica dell'ensemble pugliese, che oggi appare proiettato verso una dimensione più spirituale.
Il disco, che esce a due anni di tempo da “Tarantulae”, è il frutto di una ricerca musicale e personale verso Oriente del leader (e anima) del gruppo, Alessandro Coppola, e accoglie nuove musiche, nuove sonorità e nuove verità. Rockol ha incontrato Alessandro Coppola negli studi della V2 di Milano, nuova etichetta discografica del gruppo, e, in un caldissimo pomeriggio, ha parlato con il musicista del nuovo disco che presto uscirà anche all'estero.
“'Jentu' rappresenta un nuovo capitolo nel percorso dei Nidi D'Arac”, spiega il musicista leccese, “è un album molto più suonato rispetto ai precedenti e segna un'apertura verso la musica del Mediterraneo e verso l'Oriente, non solo a livello di scelte musicali, ma anche a livello di contenuti: il messaggio dell'album è più spirituale che terreno”.
“Credo infatti, “, ci spiega Alessandro, “che i cantanti ed i musicisti abbiano il compito di trasmettere e diffondere dei messaggi positivi, di contenuto”. Così nell'album, oltre a due splendide canzoni tradizionali, ben interpretate dalla torbida e sensuale voce di Vera di Lecce (“Nia nia” e “Ferma zitella cà ' si…”), ci sono brani che parlano di vita, di speranza, di apertura all'altro, ma anche di resistenza: come per esempio “Se tuerni”, un immaginario dialogo a distanza fra un kamikaze, che scrive l'ultima lettera, e la figlia; “Mai” a cui partecipa Yasmine Sannino, in cui si incita a resistere, come spiega Coppola, prima di tutto alle “repressioni mentali” imposte dalla società occidentale (“Mai, mai, mai, mai, mai non mi avrete mai” scandisce il ritornello, che è tradotto in più lingue).
Inoltre, canzoni che riflettono sull'esistenza con un tono più nostalgico e malinconico, come “'Mara la vita” e “Sa' puddhi”, cantata in grico, antica lingua pugliese misto fra dialetto salentino e greco antico che sta ormai scomparendo. A proposito di quest'ultimo brano, il leader del gruppo ci racconta: “E' dedicato a mia nonna. Lei rappresenta il mio rapporto con la parte rurale, contadina della Puglia. Io vivo in città e lì le cose sono diverse rispetto alla campagna. 'Sa puddhì' è un uccello notturno che vola basso, fra il giorno e la notte. Ed io immagino che quell'uccello sia lei che viene a vedermi”.
E poi, naturalmente, non può mancare la pizzica salentina, la sua energia curatrice e liberatrice: presente di sottofondo in tutto l'album, esplode in tutta la sua vitalità in “'sta musica”.
Nei prossimi mesi, i Nidi d'Arac saranno in giro per l'Italia (dal vivo l'ensemble è capace di grandi cose). Fra le date in programma, si preannuncia particolarmente interessante quella che si terrà il prossimo 17 luglio al Festival di Villa Arconati in provincia di Milano, dove la band salentina si esibirà con il cantautore laghée Davide Van De Sfroos: “Non è la prima volta che Davide e noi ci esibiamo insieme”, ci dice Alessandro, “certo che però fa sempre un certo effetto vederlo mentre canta 'Lo rusciu de lu mare'”, scherza con noi.
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