Arezzo Wave: Collettivo Soleluna, la festa era qui; il torto degli assenti

Arezzo Wave: Collettivo Soleluna, la festa era qui; il torto degli assenti
Non è per snobismo, ma per necessità e per praticità che i giornalisti assistono ai concerti (e ad ogni spettacolo in generale) da un'area riservata: è per poter scrivere appunti, osservare meglio quanto avviene sul palco, potersi consultare con chi si occupa dell'organizzazione e della promozione dell'evento.
Ebbene, non mi succedeva da molto, forse moltissimo tempo di abbandonare la "zona protetta" dalla quale solitamente noi cosiddetti addetti ai lavori assistiamo ai concerti. Per la verità, a parte qualche breve incursione occasionale e due-tre circostanze (Sex Pistols, Roxy Music, Ramones) in cui avevo preferito sentirmi fan piuttosto che giornalista, credo di dover risalire al 1975 (settembre, concerto degli Wings in piazza San Marco a Venezia) per ricordare l'ultima volta in cui ho volontariamente abbandonato una postazione privilegiata - un backstage, una tribuna stampa, un angolo del palco - per mescolarmi alla gente.
Ieri sera, venerdì 4 luglio, ho visto (o meglio, ho vissuto) il concerto aretino del Collettivo Soleluna dal centro del prato, pochi metri dietro le transenne, quasi al centro del fronte del palco - quasi, perché non sono riuscito a fendere a sufficienza la folla per raggiungere il punto ideale di osservazione. Potevo permettermelo, perché non avevo compiti di reportage; volevo permettermelo, perché dopo aver assistito al soundcheck pomeridiano mi ero fatto l'idea che ne valesse la pena.
E ne è valsa la pena, davvero. Perché il concerto che ieri sera Lorenzo Cherubini ha regalato agli spettatori di Arezzo Wave è stata una vera festa.
Non sono competente a sufficienza per analizzare e spiegare i contenuti "tecnici" dell'ora e mezza di musica travolgente che il Collettivo Soleluna ha rovesciato sullo stadio di Arezzo. Posso certo dire che, rispetto all'ascolto del disco ("Roma"), la stessa musica ascoltata dal vivo possiede una forza e un'energia centuplicate, come del resto è naturale che sia. Ma posso aggiungere alcune considerazioni sul "direttore del traffico" che ha guidato le operazioni.
Ognuno dei numerosi componenti del Collettivo Soleluna è indubitabilmente un musicista migliore e più preparato di quanto lo sia Lorenzo. E, senza fortunatamente eccedere in virtuosismi e lungaggini soliste, ha avuto modo di dimostrarlo ampiamente nel corso del concerto di ieri. Ma la cifra essenziale dello spettacolo, ieri sera, è stata il divertimento. Jovanotti - che non è stato fermo un solo momento, che non si è ritagliato spazi da protagonista, che si è comportato da maestro di cerimonie e non da leader - è stato il primo ed entusiasta spettatore di quello che il suo Collettivo stava realizzando, affidandosi in gran parte all'improvvisazione. Era sul palco, ma era come se fosse in platea con noi. Anzi, di più: l'allegra iperattività motoria con la quale dava gli attacchi, chiamava le entrate, "dirigeva l'orchestra", ricordava irresistibilmente la felicità di un ragazzino che si è comprato il suo disco preferito, l'ha messo sul giradischi e lo ascolta a volume altissimo, mimando gli strumentisti, fingendosi guitar hero, sentendosi al centro del mondo per un'ora.
Sono stato contento per lui, rivedendolo spensierato e travolto dall'onda della musica e felice e orgoglioso per la bravura dei suoi musicisti (era come se ci dicesse continuamente "Oh, ragazzi, sentite come sono forti?"); mi è parso che in questa dimensione da primus inter pares Lorenzo possa recuperare la semplicità e la tranquillità che tanti anni vissuti da portavoce, testimone, vessillifero di cause - giuste o no, non è questo il punto - gli avevano fatto smarrire. L'ho rivisto come l'avevo conosciuto tanti anni fa, poco dopo la metà degli anni Ottanta: carico, energetico, luminoso, contagiosamente entusiasta.
Insomma, sembrava un ragazzino alla sua festa di compleanno: e la festa era davvero una bella festa, rumorosa quanto basta, casual quanto basta, calda quanto basta (e opportunamente rinfrescata da un breve acquazzone estivo). Una festa alla quale mi ha fatto piacere essere invitato e partecipare.
Adesso ci sarebbe qui da chiedersi dov'erano ieri sera i colleghi della grande stampa quotidiana, compattamente assente con una sola eccezione (Carlo Moretti di "Repubblica"), e come mai abbiano deciso di disertare l'occasione. Sì, c'era il concertone di Vasco a Milano, d'accordo. Ma era già stato raccontato in occasione della prova generale aperta di Fabriano, e poi, suvvia, un grande quotidiano dispone di più di un giornalista e di un inviato... No, quella di non "coprire", come si dice in gergo, il concerto del Collettivo Soleluna è stata una scelta. Rispettabile, come tutte le scelte. Ma sbagliata. Perché ieri sera, venerdì 4 luglio, la festa era ad Arezzo, e il capo della banda era Jovanotti. Bisognava esserci, e raccontarla a chi non c'era. Perché è stata proprio una bella festa, ragazzi. Oh, peccato che non c'eravate. (fz)
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