Enzo Jannacci, il disco postumo: 'Non aveva mai cantato così bene'

Enzo Jannacci, il disco postumo: 'Non aveva mai cantato così bene'

"E' venuto fuori un bel lavorino. Papà avrebbe detto così". Il figlio di Enzo Jannacci, Paolo, sta parlando del disco postumo "L'artista", che assembla un brano inedito, "Desolato", e dieci pezzi "minori" del vecchio repertorio ricantati da suo padre quando la malattia incombeva sempre più minacciosa: da "Il tassì", lato b del primo 45 giri datato 1961, a "Parlare con i limoni", 1987, ripresa in duetto con la giovane Carolina Petrizzelli, passando per "Io che amo solo te" di Sergio Endrigo e canzoni interpretate anche da Mina ("La sera che partì mio padre"), Milva ("Non finirà mai") e Luigi Tenco ("Passaggio a livello").

Per presentare l'album, che esce il 26 novembre, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha messo a disposizione la Sala dell'Orologio di Palazzo Marino, "la casa più bella dei milanesi", e ricorda come "Enzo sia ancora una parte integrante della nostra città". "Grazie a lui Milano, i suoi quartieri, le sue persone, si sono fatte conoscere nel mondo", aggiunge, ricordandone la figura di cantore dei soggetti deboli e anticipando il progetto di dedicargli nel 2014 una serie di spettacoli nei quartieri da lui cantati ("Rogoredo, L'Ortica...") e poi "un grande concerto in centro, per ricordarlo nel modo giusto e farlo conoscere anche ai giovani".

Ciò che non si era riusciti a fare il 3 giugno scorso, in occasione di quello che sarebbe stato il suo settantottesimo compleanno. "Non ero pronto, non avevo voglia di salire su un palco a cantare, suonare e fare il mio mestiere di saltimbanco", confessa Paolo. "Non ci è mai piaciuto fare cose raffazzonate o tirate per i capelli, anche quando i budget a disposizione non erano altissimi abbiamo sempre pensato alla qualità". Lo stesso criterio, dice, che ha guidato la realizzazione de "L'artista", che il discografico Toni Verona (Ala Bianca) presenta come un "testamento, una testimonianza di 50 anni di poesia, arte e musica da parte di un artista davvero unico e irripetibile con cui ho avuto la fortuna di collaborare per quindici anni imparando a conoscere un uomo che amava e aveva grande rispetto per l'umanità".

Un atto d'amore, a cominciare dalla copertina disegnata da Tullio Pericoli e da quella foto in bianco e nero che campeggia sul retro, donata da Fabio Treves (è uno scatto del 1982). "Mi piace perché è un ricordo intenso ed estremo", spiega Jannacci jr.. "Di un periodo tutto inferno e paradiso, senza purgatorio, a cui ancora penso con gioia e con paura". "Sono convinto che abbiamo fatto un lavoro eccellente", dice prima di leggere la lettera aperta inclusa nel libretto del cd (e nell'LP in vinile, stampato in edizione limitata e numerata). "Il merito", si premura di aggiungere, "è di papà che ha cantato in maniera eccellente, rendendo le sue più belle interpretazioni di sempre. Con una cura particolare del timbro, dell'inflessione e dell'intonazione, un'intensità speciale. Gli era venuta fuori una voce spaziale anche mentre doveva sopportare dolori atroci. Voglio rendere merito anche ai musicisti che hanno lavorato con noi: vengono dal jazz, hanno una cultura particolare e un modo speciale di concepire la musica".

Le attenzioni si concentrano ovviamente sull'inedito, "Desolato", cantato con J-Ax e accompagnato da un video con tanti ospiti venuti a rendere omaggio. "E' un pezzo che avevo nel cassetto", racconta Jannacci jr. "Siccome mi piace tutta la musica avevo pensato di sposare lo stile dell'hip hop: l'idea, da subito, era di farlo a due voci. Avevo conosciuto J-Ax dopo che lui mi aveva invitato a suonare in suo disco ed è nata una bella amicizia. In tre ci siamo messi a registrarla senza pensare a che uso ne avremmo potuto fare. Come se fossimo alla Factory di Andy Warhol". "Per realizzare un disco nuovo con papà", ricorda, "avevamo davanti due strade. La prima, un album completamente inedito, era poco praticabile perché lui ci metteva molto tempo a elaborare e finire le cose. Non solo ultimamente, ma già dai tempi di pezzi come 'La fotografia'. Allora gli ho proposto di reinterpretare brani quasi sconosciuti, che gli stessi fan avrebbero voluto risentire in una veste più attuale. Mi sono riascoltato tutta la discografia, e abbiamo selezionato una serie di piccole storie quasi cinematografiche. Se volete sapere il perché delle scelte chiedete a mamma (Giuliana Orefice, detta Pupa). E' stata lei a scegliere il 90 per cento delle canzoni. Ci sono pezzi dei primi anni Sessanta, cose più leggere e altre intense come 'La sera che partì mio padre', 'Maria me porten via' o 'Cosa importa' che è una storia di eroina. Spero piacciano a tutti, dai bimbi di cinque anni ai pensatori ultrasessantenni. Quando sente 'Desolato' mia figlia si mette a ballare".

Improbabile però che il disco, distribuito da Warner, diventi l'antipasto di un'opera di recupero metodico di materiali d'archivio. Paolo Jannacci, in proposito, si mostra dubbioso: "Nastri e provini ce ne sono, ma credo che li terrò per me. Voglio che escano solo prodotti degni, non cose di bassa qualità. Sarebbe sminuente per papà e poco rispettoso per il pubblico. Sono molto restio a dare le nostre cose private, a meno che capiti di scovare qualche capolavoro". Né si parla di affidare il patrimonio artistico di Enzo a una fondazione, com'è avvenuto per Giorgio Gaber o Fabrizio De André. "No, non ne sarei capace e non saprei nemmeno da che parte iniziare. Vuoi pensarci tu, mamma? No, non credo proprio che lo voglia neanche lei".

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