Rolling Stones, il "Hyde Park Live" al cinema. La storia del concerto del '69

Rolling Stones, il "Hyde Park Live" al cinema. La storia del concerto del '69

Il film del concerto che i Rolling Stones hanno tenuto ad Hyde Park lo scorso luglio, 44 anni dopo il leggendario live del '69, verrà proiettato nei cinema, ma per un solo giorno. giovedì 5 dicembre sarà possibile rivivere le emozioni dei due live londinesi della leggendaria rock band che verranno proiettati in alta risoluzione 2K nelle sale di tutta Italia e come anteprima del Medimex di Bari, in programma dal 6 all'8 dicembre. E possibile consultare l'elenco delle sale in cui verrà proiettato il live sul sito www.nexodigital.it. Ecco il trailer del film concerto. 

 

 


Per l'occasione, vi raccontiamo la storia del  primo, e più famoso e storico, concerto dei Rolling Stones all’Hyde Park di Londra, che si tenne il 5 luglio del 1969. Qui di seguito, tratti dal capitolo “Un anno vissuto pericolosamente” del volume “1969 – Storia di un favoloso anno rock da Abbey Road a Woodstock” (Giunti Editore)  e per gentile concessione dell’autore e curatore Riccardo Bertoncelli, gli avvenimenti che portarono gli Stones a quella mitica sera di luglio.


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Chi sono i Rolling Stones all’alba del 1969? Una band in crisi, come forse i ragazzi dell’epoca non percepiscono e come oggi sembra incredibile, storditi dal mito dei “favolosi Sixties”; una inquieta associazione di talenti che fra questioni di ego, assilli finanziari,non facili scelte musicali pare ogni settimana sul punto di esplodere.

Non suonano dal vivo da due anni e mezzo e in quello stesso periodo hanno centrato un solo hit in classifica, “Jumpin’ Jack Flash”, facendo parlare più i tabloid delle riviste specializzate. (…) Riusciranno a durare fino agli anni ’70? Non tutti ci giurano, e Jagger medesimo dà fiato ai dubbi quando lascia intendere che potrebbe lasciare la band per fare il solista o, più drastico ancora, abbandonare la musica per il cinema. Gli hanno offerto la parte del protagonista in un film sull’eroe australiano Ned Kelly e lui ha accettato di buon grado. Si taglierà i capelli, indosserà una barba posticcia e passerà almeno un mese di quel 1969 nel mondo di Oz, davanti alle macchine da presa. Ma quello è un impegno estivo. .


L’inverno prevede le sedute per il nuovo album, che cominciano il 9 febbraio agli Olympic Studios e proseguiranno fino amaggio, con Glyn Johns e Jimmy Miller dietro al banco. Tira una bella aria ispirata, il beat è ormai lontano come la finta psichedelia della Sua Maestà Satanica; e una mano importante la danno certi amici americani, come Gram Parsons, che ha instillato in Keith belle voglie di country folk, e Jack Nitzsche, Nicky Hopkins, Ry Cooder, che partecipano direttamente alle sedute in studio con il loro patrimonio di american folk & blues e musica classica. Molto tempo, molto gusto a suonare. (…) Marzo è il mese di “You can’t always get what you want”, con Al Kooper che si fa in tre e un coro di 50 elementi; a maggio fioriscono “Midnight rambler” e “Love in vain”, da un vecchio pacco di sementi del Mississippi. È un gran bel fare e rifare, tutti sembrano motivati. Tutti meno Brian Jones.

È diventato un intruso, un problema, un imbarazzo.

È più il tempo che passa all’estero di quello che trascorre a Londra, e a “Let it bleed” partecipa come una comparsa, anche meno: “percussioni in ‘Midnight rambler’”, recitano le note,“autoharp in ‘You got the silver’”. Gli Stones sono in crisi anche e soprattutto per lui: perché è venuto meno il suo contributo, che nei primi anni era stato decisivo, e perché la storia live può riprendere solo con un grande tour americano e tutti sanno che gli USA non concederanno mai il visto a quel reprobo fuorilegge.La separazione è inevitabile e le dichiarazioni ufficiali, in cui tutti affermano che va benissimo a quel modo, amici sì ma a distanza, sono forse meno ipocrite di quanto potrebbe sembrare. Gli Stones hanno già pronto un sostituto, il ventunenne ex Bluesbreakers Mick Taylor, che il 30 maggio debutta registrando la facciata A del nuovo singolo, “Honky tonk women”; porta fortuna, perché il 45 vola in testa alle classifiche come non accadeva da un anno tondo, da “Jumpin’ Jack Flash”. Jones invece è ancora ai farfugliamenti, giura di avere altre e più alte musiche in testa, parla di contatti con Alexis Korner, John Mayall, Mitch Mitchell per una nuova band a venire. Non avrà tempo di fare niente, neanche di godersi i 100.000 pounds che gli Stones gli hanno offerto sull’unghia per levarsi di mezzo, con la promessa di altri 20.000 ogni anno finché il complesso resterà in vita. La morte lo aspetta dietro l’angolo. (…) .


Il 13 giugno viene presentato ufficialmente Mick Taylor, il 4 luglio esce nei negozi il nuovo singolo, “Honky tonk women” / “You can’t always get what you want”. Il giorno dopo a Hyde Park è previsto il free concert che segnerà il ritorno degli Stones sui palcoscenici, in attesa di un tour americano programmato per l’autunno. Tutto corre veloce, anche troppo. Il 3 luglio Brian Jones viene trovato morto nella piscina della sua casa a Cotchord Farm, la villa comperata da poco che a suo tempo era stata residenza del creatore di Winnie The Pooh, A.A. Milne. Sembrava una serata tranquilla, Brian era con la sua nuova fiamma, Anna Wohlin, e con un impresario edile suo amico, Frank Thorogood, anch’egli accompagnato. Molto alcol, droga, poi un tuffo in piscina che si rivela fatale. Il referto parla di annegamento per cause accidentali, cita l’ingestione di droghe e alcol, segnala un deterioramento epatico della vittima e un cattivo stato di salute generale; Brian aveva 27 anni ma ne dimostrava molti di più. (…)
La vita va avanti, si dice così? “The show must go on” e, senza tante esitazioni, solo un po’ arrugginiti, gli Stones salutano fan e curiosi (una folla di 300.000, secondo le cronache) la sera del 5 luglio 1969, a Hyde Park. Arrivano su una vecchia ambulanza di guerra dipinta di verde, che qualcuno nel ricordo scambierà per un blindato, quando lo show è già iniziato da un pezzo. Oltre quattro ore di musica prima della grande attrazione, su un palco speciale alto tre metri perché tutti possano vedere (quasi) bene – uno scherzetto da 3000 sterline che dissangua ulteriormente le casse Stones. Suonano la Third Ear Band, i King Crimson, gli Screw, la New Church di Alexis Korner, i Family e i Battered Ornaments. Solo Robert Fripp accende la fantasia del pubblico, segno di una nuova generazione che sta per prendere il potere. Gli Stones vanno in scena alle 17.25 e salutano subito l’amico perduto, dedicandogli il concerto con un colpo di teatro. Mick, in morbida tunica candida, libera 2000 farfalle bianche e recita i versi dell’“Adonais” di Percy Bissey Shelley: “Pace! Pace! Egli non è morto, egli non sta dormendo, si è svegliato dal sogno della vita.” Lo show dura circa un’ora, da “I’m yours she’s mine” di Johnny Winter a una “Sympathy for the devil” di oltre 10 minuti con musicisti africani, passando per “Satisfaction” e vecchi successi più anticipazioni dal repertorio nuovo ancora in lavorazione.
La Granada Tv ricava un documentario, “Stones in the Park”, che farà furore senza soddisfare più di tanto Mick e i suoi. È ben altra la musica che sentono di poter esprimere, i nuovi Rolling Stones sono solo un germoglio, e Jagger racconterà così anni dopo, nella prima autobiografia del complesso, i dubbi e rimorsi per quella volta: “Non riuscimmo ad accordarci perfettamente perché era un afosissimo giorno d’estate e all’epoca non avevamo ancora quegli aggeggi elettronici per le accordature. In genere ci accordavamo con il piano o l’armonica. Lì il piano non c’era, così usammo l’armonica. Tutto bello accordato, perfetto. Uscimmo e c’era un caldo torrido, e sul palco l’aria condizionata; bastò quello perché stonassimo tutti: lo senti bene nella registrazione, alcuni pezzi sono completamente stonati ma non ci potevamo fare niente... L’atmosfera era splendida. Londra era deserta, dicono, tutti lì ad ascoltare. Magico. Ma restava, ovviamente, quella tristissima sfumatura.”

Rolling Stones, Hyde Park, Londra, 5 luglio 1969; la setlist:
“I'm yours & I'm hers"
"Jumpin' Jack Flash"
"Mercy mercy"
"Down home girl"
"Stray cat blues"
"No expectations"
"I'm free"
"Loving cup"
"Love in vain"
"(I can't get no) Satisfaction"
"Honky tonk women"
"Midnight rambler"
"Street fighting man"
"Sympathy for the devil"

Il video del concerto a Hyde Park del 1969, diretto da Leslie Woodhead, è stato reso disponibile ufficialmente (dopo parecchie apparizioni in bootleg e su VHS) nel marzo del 2001, ed è poi tornato sul mercato sempre in formato DVD nel 2006. Anche il video del concerto del 2013 è da pochi giorni disponibile in commercio in versione DVD, in più configurazioni; ne riparleremo prossimamente.
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