NEWS   |   Pop/Rock / 11/11/2013

Sting, l’intervista: “In ‘The last ship’ ho tolto di mezzo il mio ego”

Sting, l’intervista: “In ‘The last ship’ ho tolto di mezzo il mio ego”

Semplice, al limite dell’ascetismo. La musica di Sting, negli ultimi dieci anni, ha preso percorsi tortuosi, “alti”, tutt’altro che semplici - pure contorti. Ma il musicista di Newcastle, di persona, è tutt’altro: capelli cortissimi, fisico asciutto, abbigliamento curato ma essenziale (una maglia di lana che nasconde una maglietta sottile e un po’ strappata - di certo non per caso). Poche parole, ma mai una fuori luogo o sbagliata: concetti essenziali e precisi, quasi chirurgici nel definire il nuovo album “The last ship”, uscito qualche settimana fa. Gentile e disponibile con la stampa, incontrata oggi in un hotel di lusso, ma dal design essenziale, lontano dallo stile un po’ vistoso di certi alberghi storici di Milano.
La conversazione, per esplicita richiesta di Sting, è concentrata quasi tutta sul disco. Si parla poco di passato o futuro - o, meglio, se ne parla solo in relazione al disco, che è una sorta “concept album” (anche se è “un concetto fuori moda”, precisa) ambientato nella Newcastle di fine anni ’80, al tempo della chiusura dei cantieri navali: “I miei primi ricordi sono guardare fuori dalla finestre e vedere una montagna di acciaio”, spiega Sting, che è cresciuto all’ombra delle navi in costruzione. “Le navi sono un’allegoria, hanno valenza simbolica: rappresentano speranza, paura, morte. L’inaugurazione è un evento apocalittico, con un oggetto enorme che prende vita per muoversi e non tornare mai più”, spiega serio. “Io ho messo tutte le mie energie per scappare da lì, ma ci sono tornato quasi inevitabilmente. Già alla fine degli anni ’80 con ‘Soul Cages’, scritto quando i cantieri stavano chiudendo e quando i miei genitori mi stavano lasciando. Ma quel disco non aveva un narrazione, solo un mood”, spiega.
Il ritorno alle origini, spiega Sting, è stato una sorta di terapia per superare un blocco dello scrittore, visto che “The last ship” è il primo album di inediti in 10 anni: “Gli ultimi 8 anni ho smesso di scrivere canzoni. non so perché, ma io vivo di canzoni e mi è venuta una certa ansia… Ho pensato che togliendo il mio ego di mezzo e parlando di altra gente, provando ad usare la loro voce, allora forse avrei trovato l’ispirazione. Facendo questo, le canzoni sono venute molto in fretta, come se si stessero formando da tempo. Ho scritto molte più canzoni di quante ne servissero”.
Il tema è nato come allegoria personale, ma poi è diventato qualcosa di più: “ ‘ The last ship’ parla di comunità, lavoro, appartenenza: è qualcosa che si sta perdendo. In America, in occidente è sempre meno la roba che si fa, che si costruisce con le proprie mani. La teoria economica è astratta, e i bisogni della comunità non sono variabili dell’equazione. ma senza comunità non c’è economia”, riflette serio.
Il musical debutterà nel 2014. Molti musicisti rock sono stati attratti dalle sirene del musical, e quasi tutti hanno fallito, spesso in maniera grandiosa, gli facciamo notare. “Si, lo so. Ci sono corpi disfatti sulla strada del musical, ma c’è una promessa di gloria”, sorride. “E’ l’impresa a più difficile che abbia mai fatto e non ho paura di fallire. Il teatro musicale è una scienza precisa, i personaggi e le canzoni lottano per la loro vita, e c’è una costante evoluzione. Quello che so per certo è che non voglio una mega produzione, che dipenda da cose meccaniche, da cose troppo elaborate. Voglio ricreare questa storia in maniera semplice. L’idea, l’arco della storia, le canzoni, la musica sono mie. Ma mi sto facendo aiutare da autori e registi con grande esperienza: si sono tutti offerti di lavorare perché non si sa dove vada a parare. Ho messo su un bella squadra per fare un musical originale, che non sia semplicemente la trasposizione di un film che tutti conoscono”. La produzione è già partita: “La maggioranza degli attore è già stata scelta, forse manca un personaggio principale. Jimmy Nail, attore, è di Newcastle come me. E’ un mio amico, la mia musa maschio anche se non gli piace l’idea. E’ lui che mi ha ispirato. Io non ci sarò, forse farò solo una comparsata, ma travestito. ” Sting dice di avere scelto di pubblicare prima le canzoni per renderle familiari al pubblico quando partirà il musical. Ma nel frattempo andrà in tour con Paul Simon, in America: “Paul è stato il mio vicino a New York, ha vissuto sopra di me per 25 anni. E’ stato un mio maestro informale, perché scrive canzoni letterarie, con uno stile che ho sempre ammirato. L’idea partita da lui qualche mese fa: fare qualcosa assieme. non stare solo sullo stesso palco ma cantare assieme, unendo le band. Canteremo almeno sette o otto canzoni assieme, le stiamo scegliendo. Ma anche questo è un rischio”, dice, schernendosi.


Contenuto non disponibile


Tutto sembra un rischio, nelle parole di Sting: “Mi piace rischiare, perché l’essenza della musica è sorpresa, io deve essere sorpreso entro le prime 8 battute, se no passo oltre”, risponde serio. “C’è molta musica che mi soprende, oggi. Non voglio fare nomi perché dimenticherei qualcuno. ça musica sta bene, è il il modo in cui ci arriva che non funziona. Oggi si consuma la musica a pezzi, mentre fai shopping, lavi i piatti, passando da un artista all’altro. Questo disco pretende un po’ di attenzione in più, richiede almeno un’ora, se ne hai voglia. Magari mi sbaglio… Ma, per quello che mi riguarda non avevo scelta, è quello che volevo”.

(Gianni Sibilla)

Scheda artista Tour&Concerti
Testi