La caccia ai file sharers della discografia USA: favorevoli e contrari

E' già polemica, in America, sulla decisione dell'associazione dei discografici di perseguire legalmente alcune centinaia, o forse più, di privati cittadini colpevoli di far circolare file musicali su Internet in violazione dei copyright di etichette, autori, interpreti e editori (vedi News). “E' spiacevole che la RIAA abbia scelto di dichiarare guerra ai suoi clienti, decidendo di insistere su lunghe e costose battaglie legali” ha commentato con un comunicato la società Sharman Networks, produttrice del software KaZaA e gestore di una delle più popolari reti di scambio peer-to-peer (che da qualche giorno, vedi News, ospita anche materiale regolarmente autorizzato). Dichiarazioni di tono analogo sono state rilasciate dai portavoce di Grokster mentre Fred von Lohmann, un avvocato che rappresenta il movimento Electronic Frontier Foundation, ha rincarato la dose, sostenendo che l'iniziativa “dimostra che l'industria discografica ha perso definitivamente contatto con la realtà. Oggi – ha concluso – le case discografiche hanno dichiarato guerra al consumatore americano”. A favore della RIAA si sono levate invece le voci di numerosi musicisti, di politici come il repubblicano Howard Berman e perfino di alcune associazioni dei consumatori: ma il fronte è tutt'altro che compatto e potrebbe spezzarsi trasformando l'operazione in un boomerang, se la RIAA commetterà l'errore di colpire le persone sbagliate trasformandole in capri espiatori.
In Italia è intervenuto sulla questione Enzo Mazza, direttore generale della FIMI (associazione che corrisponde, da noi, alla RIAA americana): “L'attacco”, sostiene Mazza, “è mirato a soggetti che sistematicamente mettono a disposizione migliaia di file musicali in rete. Non si tratta di inseguire il singolo utilizzatore che scarica un brano ogni tanto ma di colpire soggetti che operano su larga scala e in maniera intenzionale. L'industria ha il diritto di difendersi con i mezzi messi a disposizione dalla legge”.
La RIAA non ha tuttavia chiarito quale sia il volume di traffico oltre il quale scatta il limite di non tolleranza nei confronti del singolo utente: si sa solo che le azioni legali, volte a richiedere un risarcimento danni, riguarderanno soltanto cittadini americani. Almeno per il momento.
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