J. F. K., 50 anni dopo: Kennedy nel rock

Sono passati esattamente 50 anni dal giorno che la storia contemporanea ricorda per l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy. 35esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, il candidato del Partito Democratico nel gennaio 1960 succedette a Dwight Eisenhower e mantenne la carica fino alle 12: 30 (ora locale) del 22 novembre 1963, quando venne assassinato a Dallas, in Texas, durante una visita alla città.
Le immagini di "Jack" sorridente tra la gente, seduto sul sedile posteriore della limousine presidenziale accanto alla moglie Jacqueline e insieme al governatore John Connally e alla moglie Nellie, sono ormai entrare a far parte del comune repertorio culturale mondiale; così come i nomi di Lee Harvey Oswald - l'uomo che sparò e uccise JFK - e di Jack Ruby, il criminale che a sua volta uccise Oswald due giorni dopo.
E ancora di più lo sono le teorie e i relativi punti oscuri che da decenni ormai sormontano il tragico avvenimento: alla versione ufficiale, la cosiddetta 'Lone gunman theory' che vorrebbe implicato Oswald come solo e unico cecchino, subito si venne a contrapporre l'ipotesi di un complotto, di quattro colpi di pistola e molti più soggetti coinvolti.
Dolore e stupore, dubbi e sospetti sulla morte del carismatico Presidente, da subito furono tramutati in fonte di ispirazione e tormento dal mondo del rock, che da allora non ha mai smesso di ricordare e di interrogarsi sul giallo infinito: a partire da Brian Wilson e Mike Love, che quello stesso giorno composero "The warmth of the sun" in una stanza d'albergo, increduli e impietriti di fronte al notiziario, o dai Byrds che ripresero il brano "He was a firend of mine" dalla tradizione folk modificandone il testo in memoria di JFK.

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Qualche tempo dopo arrivò Dion che, all'assassinio di Martin Luther King Jr. e Bob Kennedy nel 1968 rispose con "Abraham, Martin and John", un inno ad Abramo Lincoln, John Fitzgerald Kennedy, al fratello minore Robert Francis Kennedy e Martin Luther King - appunto - le quattro icone della lotta per il cambiamento sociale brutalmente uccise. Negli anni successivi Marvin Gaye, Ray Charles e Wihitney Houston e molti altri artisti ne fecero una personale versione; noi qui vi proponiamo quella di Dion Francis DiMucci.

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E la domanda - che intanto era diventata La Domanda - incontenibile approdò Oltreoceano; e a porla furono i Rolling Stones con una certa "Sympathy for the Devil". "I shouted out, 'Who killed the Kennedys?'", canta ancora oggi Jagger che, si dice, originariamente avesse scritto "I shouted out 'Who killed Kennedy'?"

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Dieci anni dopo - era il 1978 - tra le tracce di "Outlandos d'Amor" i Police nascosero "Born in the 50s" e la strofa "my mother cried when president Kennedy died / She said it was the communists but I knew better":

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E col passare del tempo il ricordo di quel 22 novembre 1963 non andò certo sbiadendosi. Anzi: di quella tragedia vissuta "in diretta" dal mondo intero, i Saxon ne fecero un vivido affresco con il loro heavy metal di "Strong arm of the law"

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e Lou Reed sognò persino di essersene dimenticato in "The day John Kennedy died".

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Inutile dire che Billy Joel incluse la morte di JFK nella lunga "lista" di "We didn't start the fire", composta dai circa 100 eventi che determinarono buona parte della storia contemporanea dal '49 (anno in cui nacque William Martin Billy Joel) e il 1989, quando uscì il pezzo. Ci fu anche chi preferì raccontare la storia di John Kennedy con una metafora, con la storia di Peter Pumpkinhead (testa-di-zucca letteralmente) un uomo giusto, saggio e buono, amato e odiato dal popolo. E infine ucciso dai suoi nemici. Ecco "The ballad of Peter Pumpkinhead" degli inglesi XTC

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L'elenco degli artisti che si sono lasciati ispirare dall'Assassinio di John Fitzgerald Kennedy sarebbe potenzialmente infinito e la lista potrebbe essere ulteriormente allungata da tutto lo schieramento di band che dalla tragedia hanno tratto il loro nome di battaglia (Dead Kennedys, Single Bullet Theory e Grassy Knoll per citarne alcuni).
E menzioneremo solo di sfuggita (per ovvie ragioni di buongusto dettate dal particolare argomento) i celebri auguri di buon compleanno cantati da Marilyn Monroe al Presidente, al Madison Square Garden, il 19 maggio 1962, di fronte a circa 15.000 persone.

Ci limiteremo inline a chiudere il nostro breve excursus storico musicale con i Pearl Jam e l'annosa domanda "Who's got the brain of JFK?".
Pearl Jam, "Brain of J" (Yeld, 1998):

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