Giovanni Lindo Ferretti racconta il documentario "Saga" - guarda il video

Giovanni Lindo Ferretti racconta il documentario "Saga" - guarda il video

Si intitola semplicemente “Saga”, come il disco uscito la scorsa primavera per la SonyMusic. E’ il documentario sull’opera equestre di Giovanni Lindo Ferretti e della Corte Transumante di Nasseta, che ha avuto luogo lo scorso giugno a Reggio Emilia. E’ stato girato dal regista Paolo Boriani di Antler Video, e Rockol ve ne offre in anteprima un lungo trailer di sette minuti.
Il documentario è “Una dissertazione di Giovanni sulla sua visione della storia e della storia dei cavalli che s’incrocia con il teatro equestre”, spiega Boriani, entrato in contatto con Ferretti grazie a Davide Dell’Osso, che ha curato i costumi.

"Non girare un documentario, piccolo o grande, sarebbe stato triste, e per la profondità di 'Saga', che è l’unico teatro equestre in Italia, e per la presenza di Giovanni, che è un gigante nell’arena”. .
Ferretti sta per mandare in libreria un nuovo voluume, "Barbarico" (in uscita ul 17 novembre per Mondadori), mentre il documentario è in fase di ultimazione; è stato girato “nel modo pià pulito possibile e rigoroso per la ripresa dell’opera. Ho scelto dei tagli duri e geometrici. L’opera equestre è come un balletto. Se sposti la telecamera l’opera non è buona La bellezza dei cavalli non è solo nel vederli, è anche nel non vederli, è nel perderli nell’inquadratura”, racconta Boriani, che ha ripreso con uno sguardo “a distanza” anche - lo vedete nel trailer - tutto ciò che c’è intorno all’opera: la vita della Corte Transumante di Nasseta, con lunghe interviste a Ferretti.
Abbiamo chiesto a Giovanni Lindo Ferretti di raccontarci lo spettacolo e le riprese. Ci ha mandato questo lungo (e meraviglioso) scritto che riportiamo per intero dopo il video.

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SAGA sta tra l’azzardo destinato al fallimento ed il miracolo in atto. A rischio scomparsa ma chi, sulla terra, può garantire della propria sopravvivenza?
Giusto due anni fa, autunno 2011, dopo una serie di piccoli spettacoli di equitazione tradizionale per sagre, feste paesane, fiere agricole, decidemmo di farne il nostro impegno quotidiano. Si materializzò come destino, si prese il nostro tempo: tutto, i nostri soldi: pochi, le nostre energie fisiche e mentali e per arrivare qui, oggi, ne sono servite oltremisura.
Accettammo una proposta istituzionale e nel giugno 2012 ci trasferimmo ma quella che doveva essere una sinergia tra capitale economico e capitale umano si è rivelata un lento affondare prima nella palude dei rinvii poi nella paralisi.

Troppe parole, pubblici impegni, tante promesse, niente di fatto. Noi a testa bassa, il cuore gonfio e sempre Marcello a cavallo, al lavoro, nel fango. Da ottobre 2012 a maggio 2013 non una settimana di bel tempo: pioggia, neve, pioggia; a nostra memoria l’inverno più lungo, più brutto.

Noi siamo tre: Marcello, signore dei cavalli; Io, signore delle parole; Cinzia, signora dei giorni, nella cura, nel comando.
I cavalli sono cresciuti, crescono. Elegante, Socrate, Scricciolo, Tancredi, Ugolino, Enea, Kabul, al lavoro quotidiano: la disciplina tradizionale, un occhio ai trattati dell’equitazione classica, uno a ciò che vive o sopravvive nel contemporaneo. Per Assolo, Assenzio, M. Athos va ad iniziare l’addestramento. L’Una, Verbena, Tetide e i loro puledri: Renna, Canusiae, Cangrande sono con Tre al pascolo sui monti, a crescere bradi tra insidie, pericoli e meraviglie. La libertà è un rischio.

Uomini, cavalli, montagne: la nostra libera compagnia, Corte Transumante di Nasseta. Una storia in divenire, fa memoria del passato per evocare il futuro. Una festa, il teatro, a cui ci si prepara giorno dopo giorno, stagione su stagione. Si va in scena per quello che si è in quel momento: puledri appena nati, giovani stalloni che giocano insieme fino all’ultima volta prima che diventi pericoloso, il branco che va o torna dai pascoli, il livello d’addestramento acquisito; la simbiosi uomo cavallo: equilibrio di grazia e potenza.
Il problema ancora insoluto è la residenza della Corte: le stalle, il fienile, l’arena coperta in cui lavorare quotidianamente, ma SAGA ha trovato la sua sede, perfetta nella collocazione storico geografica: Reggio Emilia; sorprendente nella collocazione architettonica: i Chiostri benedettini di San Pietro. Inimmaginabile a priori. L’anteprima nel maggio 2012, la conferma nel giugno 2013 e nel mezzo la registrazione e presentazione del cd dell’opera equestre. Ci prepariamo al 2014.
Certo che sono contento! Non che manchino le preoccupazioni con punte di scoramento. Si può fare di più, si deve fare meglio ma nella serenità dei giorni, delle stagioni. Quando si spalancano i portoni dei Chiostri, tra lo scalpitio e i nitriti tutto è già successo: si va in scena. Si materializza in città il teatro barbarico montano. E’ preghiera, è canto, è danza di cavalli, epico racconto, canto eroico.
Se SAGA ha una sua ragion d’essere, una sua necessità, vivrà. Nel caso credo sia bene che, almeno per qualche tempo, sia un teatro stanziale: chi vuole vederlo verrà ai Chiostri a Reggio Emilia, nel solstizio d’estate.

Né cercato, né voluto; il documentario che Paolo sta preparando è una sorpresa, un dono, come lo stesso Paolo arrivato per caso, per interposta persona, all’ultimo momento. Gli è stato concesso di vivere con noi i giorni del teatro a condizione che non importunasse, non intralciasse: - zitto ed invisibile -. L’ha fatto ed ha acquisito i primi meriti.
La serenità del suo operare, la modestia fino all’irrilevanza dei suoi attrezzi professionali, la discrezione nel suo esserci comunque ce l’hanno reso simpatico e pochi sguardi alla qualità delle sue immagini ci hanno conquistato. Alla fine: - possiamo fare qualcosa per Te? Dillo -.
Ad ognuno ha chiesto di presentarsi con un cavallo, ci ha messo contro un muro di profilo, faccia a muso e guardarsi negli occhi. L’abbiamo fatto uno per volta.
Il teatro esiste anche grazie all’aiuto di alcuni protettori in cielo e in terra, di un pugno di amici: Omar, Ivan e Luisa, Roberto ed Eleonora, Mauro. Davide, scultore, anche lui arrivato per caso, ha lavorato ai costumi; ha materializzato i nostri desideri: loriche, elmi, armature.
Tutti siamo sfilati davanti la camera di Paolo.
Gli ho concesso di pormi qualche domanda, mi ha posizionato e microfonato, ho risposto. Sorridevo contento quando il tutto è finito, oggi di più guardando i primi minuti del montaggio. Se SAGA avrà un futuro mi auguro che Paolo ne faccia parte. Ci sono racconti, pezzi di storia, che solo in video trovano un possibile contesto e stanno aspettando.

Ho appena compiuto 60 anni, sto bene in salute. Quando ero piccolo i sessantenni erano vecchi, nel fisico, negli atteggiamenti, nel sentire. Fatico nel rapportarmi al ricordo che ho di loro. Il benessere materiale in cui siamo cresciuti ha determinato un mutamento antropologico: nuove condizioni, opportunità e problemi, ma non sono un giovanotto, non rincorro uno stato estetico chirurgico ad attenuare i segni dell’età. Dentro è come fuori, fuori è come dentro.
Sebbene i palchi che ho calcato fossero ben poco “normali” per troppo tempo li ho vissuti con disagio, a volte incontenibile, a volte accettabile, anche glorioso, e l’ho ributtato sul pubblico: non ero nato per fare il cantante, è successo.
Continuo a frequentarli, i palchi, in misura ridotta, a condizioni rigide, determinate da me ed imposte da Sergio delle Cese, il mio borbonico tramite col mondo dello spettacolo che nel frattempo s’è fagocitato cultura ed informazione, ecc.
Siamo entrati, con una serata nel Duomo di Cosenza, nel sesto anno di repliche di “Bella Gente d’Appennino”, una messa in scena per voce e violino. Con Ezio, Luca e una batteria elettronica, da 3 anni, con “A Cuor Contento” frequentiamo i pochi club in cui si fa ancora musica dal vivo e qualche festival residuo. Abbiamo recuperato parte del repertorio CCCP e ci piace, piace al pubblico, gli organizzatori sono contenti ma siamo tre montanari che scendono al piano per guadagnarsi pane e companatico, mantenere le famiglie ed il mondo cambia, è cambiato. Nessuno sa cosa ci aspetta.
Fatico ad abbandonare anche solo per pochi giorni le terre alte, la magnificenza dei monti, il calore della stalla, della casa, della Corte. Uscirà a breve un libro in cui ne racconto.
SAGA è un’altra storia, ardita impresa, nuova e più antica, sedimentata da una vita. Il palco è terra, polvere o fango nella luce del sole scegliendo il tramonto e tutto ruota attorno i cavalli, la loro e nostra esistenza a rischio. Fine di un giorno, fine di un’Era. Qui, ora.

Ferretti Lindo Giovanni
alto appennino toscoemiliano, sabato 2 novembre 2013, Commemorazione dei Defunti.
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