Lady Gaga, presentato a Berlino 'Artpop': ecco com'è andata

Lady Gaga, presentato a Berlino 'Artpop': ecco com'è andata

Qualcuno l'ha definito l'evento dell'anno. Un'icona pop come Lady Gaga che sceglie di presentare il suo nuovo disco “Artpop” in uno dei templi della techno mondiale come il Berghain, a Berlino.

“Il mio club preferito” ha dichiarato più volte Gaga. Lady Germanotta è effettivamente stata in un paio di occasioni nella 'Mecca' del clubbing berlinese, restando affascinata dall'atmosfera scura e misteriosa del posto, un luogo così particolare e trasgressivo dove probabilmente anche una come lei è passata inosservata e si è sentita libera.

La serata di presentazione è rigorosamente ad inviti e solo 50 fan hanno avuto l'opportunità di accedervi tramite un concorso indetto da Ampya (servizio di musica streaming tedesco che ha sponsorizzato tutto l'evento): si doveva scrivere una domanda per la cantante e le 50 migliori avrebbero consentito all'autore di partecipare alla serata: tra questi solo dieci hanno invece potuto porre la loro domanda in prima persona a Gaga. Tra loro anche due Little Monster italiani, Jesus e Nastasia, volati direttamente da Roma per l'evento per fare una domanda alla loro beniamina.

 

Andiamo con ordine. In coda, alle 19, c'è parecchia gente, tutta molto stravagante: c'è chi canta, ci sono giovanissimi e gente un po' più matura, molti dei quali androgini con parrucche, scarpe col tacco e abbigliamento in stile Gaga. Dopo aver depositato il cellulare per evitare qualsiasi foto dentro la location, possiamo entrare nella sala predisposta per la presentazione, che a dire il vero non è proprio il Berghain: si tratta infatti della Halle, una parte dell'immenso club (è un'ex centrale elettrica) recuperata lo scorso anno e dedicata a spettacoli sperimentali di danza e teatro. C'è da attendere un po' (nel frattempo possiamo mangiare sushi gentilmente offerto dalla casa), ed intanto ci si guarda intorno per capire com'è predisposta la sala: l'atmosfera è industriale e cupa, mentre una DJ intrattiene a suon di techno i presenti. C'è un piccolo palco con due poltrone ed un pianoforte e poi un altro piccolo podio sul quale salirà chi farà domande alla 'regina' della serata.

 

Dagli schermi che inquadrano il red carpet si vede finalmente arrivare Lei. Caschetto biondo platino, baffi finti alla Salvador Dalì ed indosso una pelliccia con risvolto rosso: sotto lingerie nera e tacchi alti.

Dopo le foto di rito e qualche altro minuto di attesa, Lady Gaga arriva sul palco, acclamata dai suoi pochi ma rumorosissimi e devotissimi Monster.

“Sono contentissima che finalmente sia giunto questo momento. Ho lavorato due anni a questo disco e farvelo sentire qui per me è eccezionale”.


 

A questo punto parte l'ascolto track by track dell'album e Gaga per i primi tre/quattro pezzi scende tra la gente con una telecamera in mano per ballare e filmare. E' a meno di un metro da me e l'impressione che ho (e che mi rimarrà per il resto della serata) è che sia una ragazza molto più semplice di quanto possa sembrare dall'immagine che passa di lei. Vedendola danzare così vicino è come se diventasse umana ('sono umana, ma anche per metà aliena' dirà più tardi) con le sue imperfezioni ed i suoi lineamenti puliti. Stefani è carica, ha bisogno del contatto col suo pubblico e ci si tuffa senza pensarci troppo, salvata in un paio di casi dalla security.


 

“Artpop” parte col botto. “Aura” è EDM da dancefloor, decisa ed aggressiva, così come “Venus”. “G.U.Y.” ricorda maggiormente il passato ed episodi come “Bad romance”, mentre “Sexxx dreams” è dance-pop ad altissima carica erotica. “Jewels 'n drugs” è realizzata in collaborazione con T.I. e si presenta con bassi pesantissimi ed efficaci, rasentando la trap music, così come “Manicure” ed il suo finale dubstep; “Do what U want” è il secondo singolo con R. Kelly ('uno dei miei idoli, è stato incredibile lavorare con lui' commenterà poi LG) e funziona alla grande: inizio synth-pop ed il maestro R&B che da la sua benedizione a Lady G.

“Artpop”, che la stessa Gaga definirà il suo pezzo preferito del disco ('ogni volta si possono scoprire nuove sfaccettature'), è effettivamente uno dei brani più interessanti, un electro-pop che ricorda da vicino i Depeche Mode e fa ballare tutta la sala. “Swine” è un'altra bomba da dancefloor, mentre “Donatella” inizia così: “I am blonde, I am skinny, I am rich, I am a little bit a bitch”. Punto.

“Fashion” e “Mary Jane Howard” sono forse i due episodi meno significativi del disco e servono per fare una pausa prima del gran finale. “Dope” è una ballata d'amore al pianoforte, durante l'ascolto della quale Stefani cede alla commozione: con “Gypsy” si torna all'elettronica, mentre la chiusura è affidata ad “Applause”, il singolo radiofonico per eccellenza col suo ritornello pop che si imprime in testa e non va più via.


 

“Artpop” è terminato. Lady Germanotta ringrazia e si prende una piccola pausa prima del Q&A con i fan.

I Little Monster che salgono sul podio sono emozionatissimi e si dividono tra ragazzi androgini ed altri semplicissimi (e giovanissimi).

Un riassunto delle risposte più significative di Gaga. In “Artpop” è stato prezioso il lavoro con i produttori con i quali ha però lavorato sempre alla pari, senza scendere a compromessi; il concetto di “Artpop” si ispira a quanto fece Andy Warhol con la pop-art, ma rappresenta anche l'evoluzione artistica della sua musica (pop); era una semplice cameriera fino a cinque anni fa ed ora può confrontarsi con artisti contemporanei come Marina Abramovich o Jeff Koons (il rinomato autore della sua statua di cera in copertina); il suo look è diventato meno appariscente, ma lei è sempre stata sé stessa, anche prima; non si sente una delle donne più influenti del mondo e non le interessa il potere; le piace il successo, ma quello che fa, lo fa per passione; ama tutti i suoi fan per quello che sono, anche se una volta è rimasta impressionata da due Monster che hanno dormito fuori dallo studio dove stava registrando il disco a Los Angeles solo per incontrarla. E ancora: non le piace il fatto che sia di moda tra i ragazzi il negative drama e l'essere un po' stronzetti: il suo messaggio è di cercare di essere sempre positivi e pronti ad aiutare il prossimo; i suoi genitori hanno fatto molti sacrifici per fare studiare lei e la sorella e Stefani li ripaga essendo una persona educata e buona; ama Berlino perchè è piena di arte ed è una città libera; è veramente bisessuale, non è una mossa di marketing; infine, nonostante il successo si sente una zingara ed infatti non ha mai comprato casa e le piace cambiare spesso residenza, anche se negli ultimi tempi è stata spesso tra Chicago e New York.

 

Ecco, a proposito di zingari, “Gypsy” è la canzone prescelta per essere suonata dal vivo al pianoforte, un'esecuzione che mette in risalto il lato emotivo della canzone e di Gaga e la sua voce. Chapeau.

La serata si chiude così. Lady Gaga ha mostrato il suo lato più intimo e meno spettacolare, ma anche quello più divertito e scanzonato, presentando il disco in un posto che ama, con la gente che la ama. Essendo al Berghain avrebbe potuto osare qualcosa di più, ma forse il suo modo di osare è proprio questo: essere semplice, essere Gaga.



(Ercole Gentile)

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