Robbie Williams, l’intervista: “Un album pop con uno swing diverso"

Robbie Williams, l’intervista: “Un album pop con uno swing diverso"
Credits: Leo Baron

Robbie Williams è pronto per il seguito del multimilionario “Swing when you’re winning”. “Swings Both Ways”, questo il titolo dell’album che uscirà il 19 novembre. Abbiamo intervistato Robbie assieme al Savoy Hotel di Londra: rilassato e sorridente, anche alla fine di un giorno di incontri con : ha sempre un sorriso, anche alla fine di una giornata di incontri con la stampa europea.
Si comincia chiacchierando del tour dell’ultima estate, della reazione del pubblico allo show.

Poi, senza domanda diretta, è lui ad aprirsi: “Nel 2008 ho avuto un esaurimento e mi sono ritirato. E’ finita, ho pensato. Ho pensato di avere perso i miei poteri pop. Quando finalmente sono riuscito ad alzarmi dal sofà per girare il video di ‘Bodies’, il singolo del ritorno, davvero non sapevo più cosa ca**o dovevo fare. Mi ero scordato come si fa ad essere una popstar. Da allora continuo a lottare con me stesso chiedendomi se sono ancora abbastanza bravo”.
Il tour di quest’estate gli ha ridato sicurezza, con la ritrovata capacità di tenere in pugno: “Mi ha ricaricato”, spiega “Alla fine funziono solo con il permesso e l’approvazione del mio pubblico”.
Oggi Robbie non ha paura di confrontarsi non solo con le sue (superate) questioni personali, ma anche con gli insuccessi professionali, come l’incapacità di conquistare il mercato statunitense. Si ricorda di un concerto a Battery Park, New York dove si esibì in tutti i suoi trucchi e il pubblico non reagiva. “Si, alla fine è teatro, è una pantomima. Funziona solo il pubblico mi permette di farlo. E sono felice che quest’estate i miei fan me l’abbiano permesso - lo accetto grato, con molto più affetto e rispetto che non in passato”. Quando finalmente si arriva a parlare di “Swings both ways” la domanda arriva, ovvia e importante allo stesso tempo: “Perché proprio ora?” “Il momento era giusto: ho voglia di lavorare, e non posso pubblicare un disco pop all’anno: sarebbe noioso per me e per il pubblico. Avevo delle canzoni che potevano rientrare nelle atmosfere swing o da musical, e volevo dare loro una casa”. Perché, spiega Robbie, lo swing è la musica a cui ritorna sempre, visto che lo riporta ai ricordi di infanzia, di suo padre e a quei dischi che furono il suo battesimo della musica.
Il discorso sul live ritorna invece a proposito della necessità di una performance che funzioni: robbie sta già pensando ad un tour nel 2014 con il nuovo materiale, anche se non ci sono ancora piani definiti, al proposito. E il materiale è diverso da quello di “Swing when you’re winning”: questa volta la maggior parte sono originali - tra cui alcuni che segnano il ritorno del partner storico, l’autore Guy Chambers. Un altro segno del tempo che passa. “Anche in questo caso era il momento giusto. Volevo tornare a lavorare con lui dal momento dopo a quello in cui ci siamo lasciati. Farò quarant’anni al prossimo compleanno, il tempo dalla mia parte non è più quello di prima. Ho fatto tutto quello che dovevo fare senza di lui ed era ora di tornare assieme” - il primo risultato udibile è il singolo “Go Gentle”: la chimica c’è ancora.

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Tra le canzoni del disco, ce n’è una che ha già fatto discutere per il titolo: “No one likes a fat pop star”, a nessuno piace una pop star grassa. Ma per Robbie è solo un modo di schercare sulla sensibilità verso “i drammi creati da media odierni e dalla loro ossessione dei clic: grasso, pelato, gay, non gay, non abbastanza gay, troppo gay”. Il titolo dell’album, alla fine, è un gioco di parole voluto in questo senso, spiega Robbie, ma anche un modo di dire oltre il riferimento alla bisessualità: un disco pop ma con uno swing diverso.

“Go gentle” è dedicata a sua figlia e a come la paternità l’ha cambiato profondamente: “Sono sempre stato irrequieto, uno che metteva in gioco continuamente la propria persona, la sicurezza, la carriera, la salute. Ora ho un essere prezioso che deve essere custodito e che si merita di meglio di questo e anche io mi merito di meglio. Ora c’è una forza maggiore che mi allontana dall’autodistruzione e mi tiene legato al mondo. Sono una persona migliore ed è il mio lavoro far felice mia figlia.”
Lui scherza, dicendo che vorrebbe vendere più copie di Miley Cyrus (“Ma non succederà”, ride). Ma oggi Robbie Williams è molto più a fuoco e felice di qualche anno fa. E questo si sente nel divertimento che permea “Swings both ways”. C’è ovviamente bel un po’ di pressione al dare un seguito ad un disco che, 12 anni fa, ha vendito milioni di copie. Ma Williams questa volta sembra voler prendere le cose con calma e godersi il suo lavoro - almeno questo è come presenta oggi la sua musica.
 
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