Un anno di Musicraiser: 'Con il crowdfunding succedono anche piccoli miracoli'

Un anno di Musicraiser: 'Con il crowdfunding succedono anche piccoli miracoli'

In Italia, crowdfunding - la raccolta collettiva di fondi per finanziare progetti di varia natura secondo un sistema che a ogni "pegno" fa corrispondere una "ricompensa" proporzionata - è ancora una parola abbastanza desueta e misteriosa. "Lo stesso neologismo, per chi non conosce l'inglese, non aiuta a capire di cosa si tratti", ammette Giovanni Gulino, il cantante di Marta Sui Tubi che insieme alla dj e promoter Tania Varuni ha lanciato un anno fa Musicraiser. E' tempo di festeggiamenti (un party aperto al pubblico e ovviamente pieno di musica è in programma sabato sera al 75beat di via Tirso 3, zona Ripamonti, a Milano), dunque, e di primi bilanci. "A Roma, il 19, ottobre, si è tenuta la conferenza Crowdfuture e in quell'occasione l'ICN, l'Istituto di Crowdfunding Nazionale, ha prodotto un documento che certifica la moltiplicazione delle piattaforme operative in Italia, soprattutto dopo che nei mesi scorsi la Consob ha approvato il regolamento per l'equity crowdfunding utilizzabile dalle aziende che desiderano reclutare online soci con cui condividere costi e ricavi. Da quello stesso documento", spiega Gulino, "risulta che nell'ambito delle piattaforme 'reward-based' l'anno scorso in Italia sono stati raccolti complessivamente 2,6 milioni di euro. Musicraiser è oltre 500 mila, dunque la nostra quota di mercato è di quasi il 20 per cento. Un bel risultato di cui siamo molto soddisfatti".

I progetti andati a buon fine - per il finanziamento di album, ma anche di festival, di campagne promozionali, o della produzione di dvd e videoclip - sono già più di 165. E quelli abbandonati per mancato raggiungimento del budget? "Meno di 150, la nostra percentuale di successo si aggira intorno al 55 per cento. Molto superiore a quella nazionale, che è del 22 per cento, e in linea con i risultati di Kickstarter, la madre di tutte le piattaforme che ovviamente si confronta con numeri molto diversi dai nostri. Abbiamo fatto una scelta precisa, quella di rendere il servizio disponibile a tutti gli artisti a patto che risultino credibili e che abbiano intenzioni serie. Chi vuole finanziare un progetto deve mandarcene una breve descrizione; in base a quello, e alle informazioni che troviamo sul Web, ci facciamo un'idea prima di prendere una decisione. Non cerchiamo per forza delle potenziali rock star, anche il gruppo all'esordio discografico che vuole raccogliere qualche migliaio di euro va bene: l'importante è che si tratti di persone in gamba. Non approviamo progetti sotto il limite del buon gusto, o quelli di chi in Musicraiser spera di trovare una piattaforma di e-commerce o di promozione. Molti non hanno ancora ben capito di cosa si tratti, anche se il sito è 'scritto' in maniera molto chiara. Ma chi capisce il meccanismo ha già imparato a usarlo bene, trovando nei limiti della propria fan base i finanziamenti che gli occorrono per finanziare i suoi progetti". Da Gianni Maroccolo al più sconosciuto artista del sottobosco underground, risulta impossibile tracciare un identikit dell'utente tipo di Musicraiser. "Quest'estate", ricorda Gulino, "abbiamo finanziato anche una decina di festival, oltre ai progetti di chi, avendo scelto l'autoproduzione, si rivolge a noi per organizzarsi una campagna pubblicitaria, pagarsi un ufficio stampa o mandare il disco in radio. Di solito i progetti che hanno più successo sono quelli che puntano alla realizzazione di un album, perché i fan sono più propensi a sentirsi parte di un progetto tangibile come un'uscita discografica; negli altri casi l'engagement è solitamente più basso".

Particolare non trascurabile, i fan che contribuiscono alla raccolta fondi non sono solo italiani. "Abbiamo già molti 'raiser' all'estero, avendo finanziato una trentina di progetti stranieri con origine in Francia, in Inghilterra, in Norvegia, in Portogallo ma anche negli Stati Uniti, in Brasile o in Argentina", spiega Gulino. "Vorremmo puntare ancora di più sull'estero, anche se purtroppo l'immagine che l'Italia ha in questo momento nel mondo non ci favorisce. Ci piace far notare, comunque, che valiamo già il 10 per cento della raccolta musicale di Kickstarter e che le maggiori piattaforme di crowdfunding europee come Starnext.de, KissKissBankBank.com o Ulule.com, nel settore musica, quest'anno hanno fatto quanto noi. In futuro speriamo di poter offrire ulteriori servizi a chi decide di autoprodursi o alle piccole case discografiche. Non è una cosa semplice, ma ci stiamo lavorando".

Sorprese e soddisfazioni, intanto, sembrano non mancare. "E' stato un anno intenso e indimenticabile in cui abbiamo visto succedere dei piccoli miracoli. Grazie a Musicraiser Alessandra Celletti, una bravissima pianista classica, ha raccolto il denario necessario per affittare un Tir, personalizzarlo e farlo diventare una sorta di palco mobile con cui si è esibita in diverse piazze italiane: aveva richiesto seimila euro e se ne è portati a casa quasi ottomila. Un altro progetto straordinario è stato quello di Enrico Gabrielli, uno dei fondatori dei Calibro 35, che ha avuto l'idea di filmare in un documentario le performance di sessanta musicisti impegnati nella composizione ed esecuzione di musiche all'interno di una fabbrica simulando i turni alla catena di montaggio. La campagna, molto ambiziosa, è andata a buon fine con più di 17 mila euro raccolti e il contributo di moltissimi musicisti dell'area indipendente, Verdena, Baustelle, Eugenio Finardi e altri ancora. Il pubblico risponde anche ai progetti più creativi: in appena 24 ore dal lancio Alessio Bertallot aveva già raggiunto il 25 per cento dell'obiettivo con il suo progetto di Web radio, Casa Bertallot, finanziata interamente degli ascoltatori. Il suo appello a reagire a quella che lui chiama la tirannia della 'mediocrazia' è stato accolto con entusiasmo".

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