65daysofstatic dal vivo al Tunnel di Milano: il report del concerto

“This negativity just makes me stronger, we will not retreat, this band is unstoppable”. E niente, l’attacco di “Retreat! Retreat!” è sempre qualcosa di oltre.
Fa ancora più effetto in un live come quello dei 65daysofstatic, un concerto che prevede poche parole: poche tra un pezzo e l’altro, ancora meno nei pezzi stessi. A dire il vero qualcuna in più è stata spesa: parole al tecnico luci, “imbambolato” su temi monocromatici; parole al pubblico (“Come va, come state”), ai nuovi arrivati (“Benvenuti a bordo”), e ai vecchi amici; parole di ringraziamento, parole di entusiasmo, parole di dedica (ma chi sarà questa Veronica da Brescia?) e parole di circostanza, quelle di una band che si presenta e poi saluta prima del gran finale. Parole che lasciano immediatamente spazio a un gran silenzio, ai crescendo, e ad un bel baccano. Sono questi i 65daysofstatic.
Il live del Tunnel ha visto dodici pezzi darsi il cambio sul palco nel giro di un’oretta e dieci. Niente pausa, niente uscita e rientro.
Un live circolare, iniziato come inizia l’ultimo disco, con due ottimi pezzi quali “Heat death infinity splitter” e “Prisms”, e chiuso con due dei più amati dal pubblico di fedelissimi, “Radio protector” e “Safe passage”. Un pubblico numeroso (siamo vicini al sold out) chiamato in causa fin dalle prime battute: “Crash tactics” chiede l’handclapping, mentre su “Dance dance dance” i 65DOS provano a mettere a sedere l’intero Tunnel per poi farlo saltare in aria sullo stacco; un trick che funziona sempre e che permette a tutti di sfogarsi un po’ prima di affrontare il corpo centrale, più riflessivo, del set. La “romantica” “Install a beak in the heart that clucks time in arabic”, “The undertow”, “Fix the sky a little”, “Unmake the wild light” e la bella “Taipei” fanno massa lì in mezzo. Tutti pezzi che si assomigliano un po’, a volte anche troppo, ma che stanno benissimo dove stanno, e cioè sul palco, tra un inizio attraente e un finale in crescendo.
Un finale dove i 65DOS danno prova di essere una band che, una volta lanciata, è davvero difficile fermare: “This negativity just makes me stronger, we will not retreat, this band is unstoppable”.
Sono belle le serate post rock, perché sai di che (dolce) “morte devi morire”: vai e per un’ora ti perdi. Dove lo decidi tu. I 65DOS non saranno i Mogwai (perché, che vi piaccia o no, sono sempre loro i capi indiscussi), ma, potendo, non mancherei mai un loro live. Uno, per dire, come quello di questa sera.

P.s. Ottimi gli Sleepmakeswaves in apertura. I ragazzi australiani hanno una mezzoretta da giocarsi e se la giocano da manuale. Il loro è un post rock a rotta di collo. Molto più irruento, quasi frenetico; massiccio, ruvido e aggressivo. Post rock “australiano”, senza mezze misure. Io li seguo dai tempi del buon “In today already walks tomorrow” (che tra l’altro era disponibile già appena uscito in free download, se non erro) ma non avevo mai avuto occasione di vederli all’opera dal vivo (pare che siano già venuti dalle nostre parti, suonando in un… ristorante?). Bene, problema risolto: loro sono sembrati molto entusiasti e la gente ha risposto alla grande. Fa strano vederli ancora fare da spalla, ma sono cosciente che la cosa fa strano solo a me. Quindi in bocca al lupo e avanti così.

(Marco Jeannin)

SETLIST
“Heat death infinity splitter”
“Prisms”
“Crash tactics”
“Dance dance dance”
“Install a beak in the heart that clucks time in arabic”
“The undertow”
“Fix the sky a little”
“Unmake the wild light”
“Taipei”
“Retreat! Retreat!”
“Radio protector”
“Safe passage”
 

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