Motörhead: 'Mai stati così in armonia. Ma sicuramente ralllenteremo il ritmo'

Motörhead: 'Mai stati così in armonia. Ma sicuramente ralllenteremo il ritmo'

Lemmy è a casa sua, a Los Angeles, a curare i postumi dei seri malanni che dall'estate scorsa tengono i fan in apprensione. Phil Campbell, il chitarrista, ha già fatto la sua parte, cosicché tocca a Mikkey Dee, il batterista, raccontare alla stampa italiana del nuovo disco e di cosa stia succedendo nell'universo Motörhead. "Lemmy sta recuperando, le sue condizioni di salute migliorano lentamente ma stabilmente", rassicura. "Ora si trova a LA, e si attiene a quel che gli dicono i medici. Spero si stia preparando per il tour, tutto dipende da come reagisce il suo fisico: speriamo ce la faccia, altrimenti saremo costretti a posporre le date". E' la prima volta che l'indistruttibile cantante/bassista mostra il suo lato debole... "Potremmo definirla una sorpresa, d'altra parte io so bene in che modo vive Lemmy. Più invecchia e si sente meglio, più ci dà dentro...Ma a un certo punto per forza di cose ci si blocca e si crolla, come è successo stavolta a lui. Credo però che abbia imparato la lezione e so che ultimamente ha cambiato un poco il suo stile di vita. Meglio così". Proprio lui, il frontman del trio, ha ipotizzato che i Motörhead, in futuro, possano andare avanti come band dedita alla sola attività di studio, come i Beatles post 1966. Mikkey fa un'espressione dubbiosa: "Vedremo. Non siamo ancora arrivati a quel punto. Sicuramente vogliamo rallentare il ritmo, prenderci più tempo per spostarci da un continente all'altro, riposarci un po' di più. Va bene a tutti, anche a me".

Intanto c'è il nuovo album da promuovere, "Aftershock". Ed è stato proprio lui, il batterista svedese di origini greche (vero nome Michael Kiriakos Delaoglou), a battezzarlo così. "Stavo guardando la copertina e il primo titolo che mi è venuto in mente è stato 'After the disaster'. Mi piaceva come suonava quella frase, sembra una rima... ma gli altri pensavano fosse troppo lungo. Allora ho proposto 'Aftershock'. E' piaciuto, e abbiamo usato quello". Come gli ultimi due album, anche questo sfodera un suono molto aggressivo, con molti brani veloci e furibondi come "End of time" e "Paralysed". "Ci sono quattordici canzoni e credo che questo sia un disco molto vario in termini di stile. Molto più dei nostri ultimi, con pezzi molto diversi uno dall'altro. Ci sono brani veloci, bluesy, lenti, midtempo...un po' di tutto. Sono questi i dischi che preferisco, personalmente, perché sembrano avere le caratteristiche per durare di più: quella che oggi è la mia canzone preferita magari non lo sarà più tra sei mesi. E questa varietà ci viene utile anche nella scelta di quali proporre sul palco. Spero un paio di pezzi a concerto, non di più, perché quando ti esibisci dal vivo non dovresti mai suonare troppe cose nuove. Una volta uscito, un album deve crescere gradualmente nelle orecchie del pubblico. Riprenderemo probabilmente anche qualcosa di inusuale, del nostro vecchio repertorio. Vedremo cosa salta fuori alle prove di Londra, a inizio novembre. Anche in questo caso dipende da Lemmy: sceglieremo cosa funziona e cosa è più adatto a lui in questo momento".

Un personaggio anche ingombrante con cui avere a che fare, mr. Kilmister. Mikkey d'altronde c'è abituato, avendo lavorato in passato con un'altra icona del metal come l'ex Mercyful Fate King Diamond. "Stranamente, i due si assomigliano. Sono due personaggi unici, che hanno sempre fatto quel che vogliono senza svendersi. Non gli è mai venuto in mente di modificare una canzone per renderla più radiofonica, per vendere cinquantamila o centomila copie in più. Il loro atteggiamento è simile: quel che facciamo è questo, prendere o lasciare. Spetta a te decidere se amarlo o odiarlo. Con i Motörhead, anche oggi funziona così: abbiamo finito l'album e a noi piace. Non ci capita mai di sederci intorno a un tavolo a pensare che cosa la casa discografica, il management, i promoter, le radio o i fan si aspettino e vogliano da noi. Non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo mai".

Si deve forse a Lemmy questa inclinazione verso il blues, in pezzi come "Lost women blues" e "Dust and glass"? " Tutto il disco, in generale, ha un tono più blues del solto", osserva Mikkey. "E 'Dust and blood', in particolare, è un po' diversa dalle cose che facciamo normalmente: credo che stia lì, il suo fascino. A molta gente ricorda 'Another perfect day', forse perché è più melodica del solito". Non è cambiato l'approccio in studio, però, a sentire i suoi racconti. "Può sembrare strano, ma funziona sempre allo stesso modo: arriviamo in sala prove e scriviamo quel che sentiamo in quel momento, in maniera molto spontanea. Anche stavolta, come sempre, abbiamo fatto le cose abbastanza velocemente. Non c'è nulla di diverso dal nostro solito modo di lavorare: se entrassimo oggi a registrare, ne verrebbe fuori un album completamente diverso. Questo è il metodo che sembra funzionare al meglio per i Motörhead, ed è così che abbiamo intenzione di continuare. Quando siamo in giro a suonare non riusciamo a tirar fuori l'energia per scrivere: l'unica nostra preoccupazione, in quel momento, è sopravvivere al tour...". "Se le cose vanno per il verso giusto", aggiunge il batterista, "dobbiamo riconoscere parte del merito anche a Cameron Webb, il produttore per la quinta volta al nostro fianco. Non ha paura di noi, non si intimidisce. Non ci pensa due volte a dire la sua, e se pensa che un riff sia una merda ce lo dice anche se noi pensiamo di avere fatto il massimo. Magari all'inizio non la vedo allo stesso modo, e due settimane dopo mi rendo conto che aveva ragione lui: quel riff faceva proprio schifo...Lui sa come aiutarci, darci una direzione quando è necessario, tirare fuori il meglio da Lemmy, Phil e me. Lavora velocemente e bene ed è di grande aiuto, anche se non è mai venuto da noi a dirci come dovrebbero suonare i Motörhead: quello lo sappiamo da noi".

Quel suono è cambiato, però, anche se nel rimarcare le origini punk del gruppo Lemmy ha sempre ribadito di sentirsi molto più vicino ai Damned che ai Black Sabbath o ai Judas Priest. "Forse quel discorso vale per i primi Motörhead, molto meno per quello che siamo diventati da quando io sono entrato nel gruppo" (nel 1992). "Non abbiamo magari molto a che fare con il metal classico, anche se in questo disco ci sono un paio di episodi di quel tipo, ma sicuramente abbiamo molto in comune con l'hard rock. Penso che il mio arrivo abbia portato a una trasformazione nel sound, anche perché oggi siamo io e Phil a scrivere la maggior parte della musica. Ovviamente tutti e tre siamo cambiati, com'è naturale ci siamo evoluti pur cercando di conservare il suono caratteristico della band".



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Come il precedente "The wörld is yours", il nuovo disco esce nel Regno Unito abbinato alla rivista Classic Rock: i Motörhead hanno trovato un nuovo, più soddisfacente, canale di distribuzione per un prodotto in un certo senso più multimediale? "Con quel sistema il disco precedente aveva venduto un terzo più del solito. E poi i nostri fan desiderano avere in mano l'album, il prodotto fisico. Sapevamo che in tutto il Paese sono sopravvissuti poche centinaia di negozi di dischi mentre ci sono 20 mila edicole, il che significa che il nostro disco ora lo puoi trovare a ogni angolo di strada. In più sulla rivista c'è uno speciale di 160 pagine dedicato a noi: è come avere un enorme libretto di accompagnamento. In generale, non mi preoccupo di come la gente ascolta la nostra musica, se preferisca il vinile, il cd o il digitale, ma di quello che facciamo noi, di cosa pubblichiamo e come lo realizziamo". Reduci da anni di battaglie con le case discografiche, i Motörhead sembrano avere trovato la loro strada. "Quelle sono cose che appartengono al passato, storie di oltre vent'anni fa. Dai tempi di 'Bastards' e della ZYX non abbiamo avuto più problemi", sottolinea Mikkey. "Da quando abbiamo firmato con la SPV procede tutto alla perfezione. Manfred (Schütz, il fondatore) e gli altri hanno fatto un gran lavoro. Sanno che noi siamo la band e loro l'etichetta, e che ognuno deve fare il suo senza immischiarsi nel lavoro degli altri. E' un rapporto molto amichevole, sono diventati parte del team invece di essere persone che lavorano contro di noi. Le cose sono diventate più facili anche all'interno del gruppo. Ogni giorno che passa noi tre ci conosciamo meglio e andiamo più d'accordo. In passato c'erano molti più litigi, oggi nella band regna l'armonia. E i fan sanno esattamente quel che succede, grazie anche ai social media che da un lato sono un'ottima cosa e dall'altro sono un problema". Già, i fedelissimi Motörheadbangers. A cosa si deve il loro straordinario attaccamento al gruppo? "Non saprei.. Il fatto che siamo persone vere e sincere, forse, attrae un certo tipo di ascoltatori e di appassionati. Non c'è niente di artefatto, in noi e nella nostra musica. Altri ci considerano una schifezza, ma in genere sono quelli abituati ad ascoltare musica perfetta, corretta con l'elettronica, dove ogni piccolo errore, ogni nota rock'n'roll non abbastanza pulita viene eliminata. Oggi in giro si ascoltano un sacco di band radiofoniche. Gente che passa due mesi in studio e due settimane sui palchi. Cosicché quando li vedi suonare ai festival ti rendi conto che in vita tua non avevi mai ascoltato niente di così tremendamente noioso. Noi siamo il contrario: dopo aver passato dodici mesi on the road non vediamo l'ora di uscire dallo studio di registrazione per tornare a salire sul palco un'altra volta".

(Alfredo Marziano)

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