L'IFPI conferma: arriva dalla Russia la maggior parte dei CD pirata

L'IFPI conferma: arriva dalla Russia la maggior parte dei CD pirata
Secondo produttore mondiale di CD contraffatti dopo la Cina, la Russia sta diventando il maggior esportatore di dischi pirata del pianeta. A segnalarlo è la federazione internazionale dei discografici, IFPI, che sostiene di avere intercettato, insieme alle forze dell'ordine locali, “falsi” di provenienza russa in 24 paesi stranieri.
Nel paese dell'ex blocco sovietico, il mercato sommerso supera di gran lunga quello legale (311 milioni di dollari contro 257): effetto combinato di norme sul copyright lacunose, delle difficoltà di applicazione della legge stessa e di un tenore di vita medio che rende quasi impossibile, alla maggioranza della popolazione, acquistare un CD nei negozi (il prezzo ufficiale equivale a circa 15 dollari, mentre al mercato nero un compact si compra per 4 dollari). “Fuori da Mosca e da San Pietroburgo un mercato legale non esiste proprio”, ha sintetizzato malinconicamente il vicepresidente mondiale della EMI David Munns, aggiungendo che finché la situazione non cambierà l'industria discografica non potrà effettuare investimenti nella regione.
Nonostante gli sforzi del primo ministro Mikhail Kasyanov (che ha ordinato la creazione di una commissione speciale per la tutela della proprietà intellettuale e che si è impegnato a far chiudere le fabbriche di CD falsi) la Russia rischia grosso, sul piano delle relazioni internazionali: gli Stati Uniti, vittima numero uno del commercio pirata di musica e cinema, hanno minacciato di opporsi al suo preventivato ingresso nella World Trade Organization, l'ente che governa i rapporti commerciali tra le nazioni del mondo.
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