Stati Uniti, un terzo dei brani in download vende una sola copia

Sono in molti, e da tanto tempo, a dire che negli ultimi dieci anni il mercato musicale ha conosciuto un sovraffollamento esponenziale: merito - o colpa, a seconda dei punti di vista - della progressiva abbordabilità dei dispositivi di home recording, che con un migliaio di euro o poco più permettono a chiunque sappia destreggiarsi con uno strumento alla mano di registrare un prodotto con standard qualitativi para-professionali.

A fare la differenza, però, sono stati gli store online come iTunes: mentre una volta registrare un disco era solo il primo passo per vederlo poi distribuito sul mercato (le tappe intermendie, non scevre da costi, erano la stampa del supporto fisico e la relativa distribuzione), le piattaforme liquide hanno permesso a un file musicale, con un paio di click, di passare rapidamente da un hard disc privato alla (potenziale) ribalta mondiale.

Ultimo anello della catena sono state le agenzie che, in cambio di minime percentuali sul venduto effettivo, hanno permesso a chiunque - anche in assenza di un contratto discografico - di vedere la propria opera finire nel catalogo delle piattaforme online più frequentate: in sostanza, se solo vent'anni fa dietro a un disco in vendita c'erano le spese di registrazione, di stampa e di distribuzione (senza contare la promozione), oggi, una volta realizzata su un disco fisso la propria traccia, vederla finire nella stessa vetrina virtuale di fianco a Rihanna o Miley Cyrus basta un mezz'ora davanti a un computer connesso a Internet.

Gli effetti concreti di questa evoluzione ce la offre una ricerca effettuata da Nielsen SoundScan, società che monitora l'andamento delle vendite discografiche sul mercato americano: secondo un recente rapporto dell'agenzia, un terzo dei brani disponibili presso gli store online vende non più di una singola copia, e il 95% dei brani disponibili in catalogo vende meno di cento copie.

Siamo arrivati alla saturazione del mercato, quindi? L'analisi comparata dei dati suggerisce risposte contrastanti, inquadrando comunque gli sviluppi in un contesto che - non è una novità - sta conoscendo un periodo di espansione. Da un lato, i brani che superino il milione di download a pagamento in un anno sono aumentati progressivamente, dai 26 nel 2007, passando per i 79 nel 2009 fino ai 102 nel 2011. Dall'altro, le opere per così dire marginali sembrano diventarlo sempre più: se nel 2007 il 91% dei brani vendeva meno di cento copie e il 24 soltanto una, nel 2009 le percentuali sono salite - rispettivamente - fino al 93 e 27, fino ad arrivare - nel 2011, anno al quale si riferisce l'ultimo rilevamento - al 95 e 32. In sostanza, parafrasando gli Elio e le Storie Tese del "Complesso del Primo Maggio", sempre più pesci grossi (e sempre più grossi) e sempre più avannotti...

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