NEWS   |   Italia / 03/06/2003

Questione di latitudini: Bennato, la musica e lo stato del pianeta

Questione di latitudini: Bennato, la musica e lo stato del pianeta
Sull' “uomo occidentale”, titolo, immagine e “concept” unificante del suo nuovo album uscito nei negozi venerdì scorso (30 maggio), Edoardo Bennato ha una teoria onnicomprensiva. E ai giornalisti che lo attorniano nel ristorante milanese dove oggi, martedì 3 giugno, si svolge la presentazione alla stampa (che assomiglia più che altro ad un talk show, o ad un torrenziale monologo) la espone con estrema dovizia di particolari. “E' già tutto raffigurato in copertina. E' la scansione latitudinale della terra la spiegazione di tutti i problemi che affliggono il nostro pianeta: morali, etici, psicologici, sociologi, tecnologici. E anche delle soluzioni che abbiamo davanti”, esordisce il cantautore napoletano ammutolendo gli astanti. “Sono i movimenti migratori delle popolazioni verso Nord e l'adattamento dell'uomo agli ambienti e alle diverse condizioni climatiche che ha incontrato nel corso della storia”, chiarisce, “a spiegare la situazione in cui ci troviamo oggi, le disparità tra paesi occidentali e Terzo Mondo. Noi, come italiani, ci troviamo giusto nel mezzo, agganciati all'Europa ma affacciati sul Sud. A Napoli, siamo a metà strada, in tutti i sensi, tra Stoccolma e il Cairo. E in questa situazione viviamo ancora più in profondo la schizofrenia dell'uomo occidentale: desideroso di risolvere i problemi di povertà che affliggono tanta parte dell'umanità, ma anche impaurito, innervosito dal confronto e dalla promiscuità”. D'accordo, ma che c'entra il concetto di griglia latitudinale con una canzone stagionale, un divertissement puro come “Ritorna l'estate”? “C'entra il discorso delle stagioni, appunto: anche l'estate è un lusso dei paesi agiati. In Brasile fa bello tutto l'anno, ma non è proprio il caso di invidiarle, le popolazioni di laggiù”. Più immediato il nesso su pezzi come “Stop America”, che apre l'album. “Pensavo all'America della mia giovinezza, che per me si incarnava nel mito di Elvis e della Monroe. Oggi, se pensi agli USA, più che il sorriso disarmante di Marilyn ti viene in mente il ghigno aggressivo di Condoleeza Rice”. E con la title track, “L'uomo occidentale”: “L'ho vista come un pezzo quasi punk, esprime una situazione quasi grottesca. E il testo è uno scioglilingua, faccio fatica a ricordarlo”.
Un altro tema del disco è la ricerca di una “terza via”, tra i potenti della terra e coloro che sono acriticamente “contro”. “E' un'altra peculiarità del nostro paese, dove le opposte fazioni si fanno la guerra senza esclusione di colpi e sventolano bandiere invece di occuparsi dei problemi reali. Il fatto è che la gente non è abituata a responsabilizzarsi politicamente”. Ecco che ritorna, ineluttabile, il sistema della “griglia”: “In Svezia il cittadino ha un rapporto diretto con chi detiene il potere, che si sente responsabilizzato. Al Sud, dove la coscienza sociale è inversamente proporzionale alla fede religiosa, questo non accade”. Ma dove ha maturato questa visione del mondo, il signor Bennato? Forse attraverso studi e ricerche approfonditi? “No, non mi fido delle convenzioni e dei libri di testo. Con il mestiere che faccio, ho avuto la fortuna di viaggiare e di rendermi conto in prima persona delle situazioni. A Cuba, per esempio, ci sono stato la prima vola nell'84”. Una vita di viiaggi, ma anche di alterne fortune professionali: lui, simbolo anni '70 del disagio giovanile nel Sud, rilanciato inaspettatamente all'attenzione del pubblico di massa da una serie di spot per un gestore di telefonia mobile. “L'album 'Le ragazze fanno grandi sogni' era uscito cinque anni prima. E di colpo mi ritrovo intorno gente che mi fa i complimenti per il mio ultimo singolo! Va bene così, comunque, perché senza l'appoggio delle radio e dei media era come se quel disco non fosse mai uscito. Non è cambiato nulla, in fondo. Nel '73 pubblicai 'Non farti cadere le braccia' ma restai un perfetto signor nessuno finché la lobby della musica giovane non decise di lanciarmi come simbolo della nuova Napoli: ricordo l'occasione, il festival di Civitanove Marche. Le regole del music business sono spietate. Ma che ci posso fare? Devo adeguarmi”.
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