Radio, inchiesta Rockol: parla Carlo Antonucci (RDS)

Radio, inchiesta Rockol: parla Carlo Antonucci (RDS)

Che cosa determina le playlist musicali delle emittenti radiofoniche? Il gusto personale dei direttori artistici, le richieste del pubblico, l’attenzione all’audience, i rapporti di collaborazione con le case discografiche? E sarebbero possibili, in Italia, casi come quelli avvenuti di recente in Inghilterra, dove l'emittente pubblica BBC si è permessa di escludere dalla programmazione alcuni degli artisti rock più popolari del momento? Nel quinto di una serie di incontri sul tema, Rockol ne parla con Carlo Antonucci, responsabile musicale di Radio Dimensione Suono.

- In Inghilterra i direttori musicali di radio BBC1 hanno escluso dalla programmazione le ultime canzoni di Muse e Green Day, non giudicandole all'altezza della loro linea editoriale. Che tu sappia, a te o a tuoi colleghi è mai successo di compiere scelte simili?

Sì, succede di frequente, se si fa - come facciamo noi - una radio di pop moderno. Certe volte sono scelte anche dolorose, ma se si ha un focus target compreso tra i 25 e i 34 anni bisogna avere coscienza di cosa si manda in onda. Se facessimo una radio rock, per dire, probabilmente il nostro palinsesto sarebbe diverso. Il nostro motto è "100% grandi successi", e a questo ci atteniamo.

- Quindi non c'è grande nome che tenga, al quale non si possa rifiutare un passaggio?

Esatto. Il nome conta fino a un certo punto. Se il brano non viene giudicato adatto, non lo passiamo.

- Nel complesso, come giudichi le offerte della discografia tra le quali, tutti i giorni, ti trovi a scegliere?

Alcune cose mi piacciono, altre meno, ma non giudico cosa arriva sulla mia scrivania. Ho i miei gusti, ma per compilare i nostri palinsesti ci rifacciamo agli ascoltatori: quello che le gente vuole ascoltare, noi lo mandiamo.

- E come riuscite ad avere il polso dei desideri del pubblico?

Ogni settimana facciamo una riunione con degli esperti del settore, basandoci sui trenta brani più trasmessi in Italia. Poi lasciamo che sia il pubblico, attraverso una votazione, a decidere l'ordine delle priorità di rotazione: sono loro a indicarci le canzoni da passare con maggior frequenza.

- Hai avuto modo di osservare, recentemente, dei cambiamenti nel gusto degli ascoltatori?

Non direi. In generale è il pop moderno ad essere il genere più richiesto. Poi ci sono determinati periodi dell'anno dove l'offerta di pop, da parte della discografia, è più alta rispetto ad altri...

- Una linea del genere, tutto sommato, vi mette al riparo da pressioni di attori esterni, che negli anni si sono concretizzate sotto forma di punti di royalties, inserzioni se non addirittura nelle famigerate payola...

No, non certe cose non le facciamo proprio: il nostro scopo è servire il pubblico.

- RDS, insieme a RTL e Radio Italia, è titolare di un'etichetta, la Ultrasuoni: come si vive il dualismo dell'essere discografici e radiofonici allo stesso tempo?

Direi bene. Anche se alcuni prodotti dell'etichetta hanno riscosso molto successo - penso ai Modà - le regole in vigore per gli artisti del rooster di Ultrasuoni sono le stesse in vigore per tutti gli altri...

- Nessun pericolo di conflitto di interessi, quindi?

No, anche in questo caso, a dare il giudizio finale è sempre e solo il pubblico.

- E' notizia di qualche giorno fa la proposta, da parte di un insieme di associazioni raggruppatesi sotto la sigla di Amici della Musica, di creare un gruppo di pressione affinché anche in Italia vengano adottate leggi - come quelle già vigenti da diversi anni in Francia - che obblighino le stazioni radio a inserire nei propri palinsesti una quota minima di produzioni nazionali: un provvedimento del genere di troverebbe d'accordo o lo vedresti come una limitazione?

No, non sarei d'accordo con l'introduzione di eventuali quote obbligatorie di musica italiana nei palinsesti, anche perché noi, in ogni caso, riserviamo durante la programmazione diurna almeno il 30% alla musica italiana. In ogni caso è un discorso che non mi piace: siamo in un paese libero, e credo che ognuno possa trasmettere ciò che gli pare.

- La direttrice generale di BBC Radio, Helen Boaden, ha ammesso come le piattaforme di streaming musicale online come Spotify possano rappresentare un potenziale pericolo per le emittenti tradizionali: anche tu sei dello stesso avviso o pensi che le due realtà possano coesistere?

Dal mio punto di vista trovo questi servizi complementari ad una radio come la nostra, che va in diretta e trasmette solo grandi successi: poi bisogna anche osservare come questo genere di piattaforme siano più che altro frequentate da un pubblico molto giovane, di età inferiori rispetto a quella del nostro focus target.


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