La direttrice di BBC Radio: 'Spotify fa paura'

Spotify mette paura alle radio. Lo ha ammesso esplicitamente, durante il suo intervento ieri al Radio Festival di Salford (Manchester), la direttrice di BBC Radio Helen Boaden ricordando che nell'anno passato il servizio di streaming svedese ha visto crescere a 24 milioni i suoi utenti mensili nel mondo e a sei milioni quelli a pagamento. "Non produce ancora profitti e non dà modo di possedere la musica che si ascolta, ma sta lentamente guadagnando terreno soprattutto tra i giovani di maggiori disponibilità economiche. Le cifre suggeriscono che nel Regno Unito circa il 6 % degli adulti dotati di smartphone utilizza Spotify, e quella percentuale più che raddoppia tra i ragazzi di età compresa tra i 16 e i 24 anni". Proprio la fascia di età, ha sottolineato la Boaden, in cui più acutamente si manifesta il calo degli ascolti radiofonici: "I dati di Rajar (l'ente che rileva gli ascolti)", ha osservato la dirigente della "Beeb", "suggeriscono che la radio è in diretta competizione come mai prima era avvenuto per conquistare l'attenzione di fasce di publico che oggi hanno a disposizione un'ampia gamma di opzioni. Dove un tempo la scelta era solo tra radio e televisione, oggi ci sono Facebook, Spotify, YouTube, Tune In, Twitter, giochi online e offline e qualunque altro aggregatore e servizio che permette di fruire dei contenuti nel momento più conveniente per l'utente".

Alla situazione, caratterizzata anche da un crollo nelle vendite di apparecchi radio (- 54 % rispetto al 2005), il settore - secondo la Boaden - ha risposto bene: "Un'impressionante scelta di app, inclusi il BBC iPlayerRadio, il Radioplayer e molte altre offerte formulate dalle stazioni commerciali, ha portato ad un aumento dell'ascolto sui telefonini dal 13 al 20 % in appena dodici mesi secondo quanto comunicato dall'Ofcom" (l'autorità inglese delle comunicazioni). Nel suo lungo intervento, riportato in sintesi sul sito di Music Week, la direttrice BBC ha voluto anche condividere qualche nota di ottimismo: "Abbiamo ancora molti milioni di ascoltatori soddisfatti, e il fatto che una grossa fetta di essi siano baby boomers le cui abitudini di approccio alla radio potrebbero non cambiare radicalmente mentre si avvicinano ai sessanta, settanta o ottant'anni di età, ci dà il tempo di adattarci". La ricetta per conservare quello zoccolo duro e attirare consumatori più giovani? Secondo la Boaden si tratta di sposare con convinzione il digitale e di insistere "sull'investimento creativo; destinare tempo, abilità e fede - e qualche volta denaro - al talento e a idee di programma che sollevino non soltanto una singola emittente, ma l'idea complessiva di radio, fuori dall'ordinario per farle diventare eccezionali".

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