Milano, cala la scure sul Virgin Megastore: fuori in 27 (su 41)

Giorni di forte tensione al Virgin Megastore di Milano, dove due terzi del personale, 27 dipendenti su 41, è stato posto in esubero e si prepara a fare le valigie dopo che, giovedì 29 maggio, avrà avuto luogo l'ultimo incontro (dall'esito ormai scontato) tra proprietà e sindacati.

Il provvedimento di licenziamento interessa dieci addetti alla vendita nel negozio di piazza del Duomo (che proseguirà l'attività con uno staff ridotto a 14 persone) e 17 impiegati presso gli uffici amministrativi di via Russo. Le relative funzioni (che includono ufficio acquisti e magazzino), ha spiegato la dirigenza in un documento presentato ai sindacati, verranno “esternalizzate”, cioè delegate ad altra società: pare alla Titan Sound di San Marino, azienda che (insieme a Genesi e ai punti vendita Music Store) fa capo all'imprenditrice Laura Alessi, subentrata dal giugno del 2002 alla guida della catena di megastore (vedi News) di cui oggi ha rilevato il controllo. .


I primi segnali di un giro di vite imposto dalla nuova proprietà (che avrebbe comunque firmato un accordo con Virgin Retail per conservare l'uso in licenza del marchio almeno fino al 2005) erano emersi in gennaio, quando alcuni licenziamenti avevano avuto luogo nel negozio di Bologna, uno dei quattro punti vendita (gli altri sono a Milano, Padova e Bergamo) che recano in Italia la popolare insegna.

La notizia non aveva sorpreso più di tanto gli addetti ai lavori, dato che da tempo circolava voce che i bilanci della società fossero in rosso. Fonti interne all'azienda informano che Virgin Retail Italy non avrebbe mai raggiunto il punto di pareggio, dal '91 (data di apertura in Italia, vedi News) ad oggi, e che la situazione si sarebbe aggravata a partire dal 2000. Ciò malgrado, la notizia dell'avvio della procedura di mobilità, di cui il personale è stato informato nel marzo scorso, ha comunque creato sgomento tra i dipendenti dell'azienda. “Non mettiamo in dubbio il fatto che, come sostiene la proprietà, l'organico sia oggi sovradimensionato rispetto alle esigenze del mercato”, ha raccontato a Rockol il delegato sindacale interno Mauro Boschi. “Quello che contestiamo, piuttosto, è l'entità dei licenziamenti e la mancanza di chiarezza tanto sulle motivazioni che sui piani di sviluppo dell'azienda”. Sembra infatti che la Alessi sia intenzionata a incrementare la presenza di punti vendita Virgin sul territorio italiano, con aperture programmate in altre città. “Ma intanto il negozio di Milano è allo sbando, e quel che rimaneva da salvare, nelle metodologie organizzative e nel know how sviluppato da Virgin, è stato dilapidato”, secondo Boschi. “Le vendite sono crollate”, aggiunge il rappresentante sindacale aziendale, “e la riduzione del personale di negozio a 14 persone creerà ulteriori problemi di turnazione e di servizio alla clientela. Nel momento in cui altri concorrenti hanno reagito alla recessione con l'introduzione di nuove merceologie del prodotto, in Virgin non si intravede una strategia precisa di evoluzione”. Sembrerebbe anche che i locali attualmente occupati dal megastore, di proprietà del Comune, stiano per essere ceduti ad una impresa privata che li destinerebbe all'esercizio di proprie attività commerciali: ma di questo non c'è al momento alcuna sicurezza. .


E' certo, invece, che il sindacato non firmerà, il 29, l'accordo con l'azienda sulla procedura di mobilità. “A quel punto”, conclude Boschi, “utilizzeremo gli strumenti legali in nostro possesso per impugnare il provvedimento, collettivamente o individualmente, caso per caso”.
Tra maestranze e proprietà del megastore, stando anche alle testimonianze da noi raccolte, il clima sembra farsi di giorno in giorno più pesante: aspettiamo naturalmente di conoscere la versione di Laura Alessi, con cui fino ad oggi Rockol (a dispetto di reiterati tentativi) non è mai riuscita ad avere un incontro.
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