Roma, sabato a teatro una riproposizione integrale di 'Atom Heart Mother'

Roma, sabato a teatro una riproposizione integrale di 'Atom Heart Mother'

"Se qualcuno mi dicesse, bene...ecco un milione di sterline, vai sul palco a suonare 'Atom heart mother', gli risponderei: che cavolo, stai scherzando! Non suonerò quella porcheria" (Roger Waters, 1984)

" 'Atom heart mother' era una buona idea ma il risultato fu terribile. Ho riascoltato l'album di recente: probabilmente è il nostro punto più basso dal punto di vista artistico" (David Gilmour, 2001).

Non tutti i fan dei Pink Floyd la pensano così; anzi, sono tanti quelli a cui l' "album della mucca", la suite prog-orchestrale che occupava l'intera prima facciata e le canzoni del secondo lato di quell'LP Harvest datato ottobre 1970 sono rimasti nel cuore. Tra questi c'è Guido Bellachioma, romano, giornalista, conduttore radiofonico e televisivo, organizzatore di eventi e di concerti che alla musica degli anni '70 e al progressive rock ha votato una vita e una carriera. E che alla rivisitazione di quel disco dedica ora, in veste di direttore artistico, un ambizioso spettacolo, "Atom in Rome", che sabato 5 ottobre va in scena nella capitale, al Granteatro. "Una novità assoluta", sottolinea, "perché mai nessuno prima d'ora - neppure i Floyd - lo aveva mai proposto integralmente dal vivo. 'Summer '68', per esempio, il gruppo sul palco non l'ha mai suonata, quasi tutti gli altri pezzi sono stati eseguiti raramente  e nessuna tribute band si è mai avventurata in questa sfda. Io invece quel disco lo adoro: è il mio preferito dei Floyd, insieme a 'More' e a 'Meddle'. Più di 'The dark side of the moon' o di 'Wish you were here'. Avevo quindici anni e mi colpì, 'Atom', perché fu il primo album a connettere sul serio il rock con la musica classica. Anche se non si trattava di partiture classiche in senso stretto, dal momento che l'autore, Ron Geesin, non proveniva dal mondo accademico ma dalla scena sperimentale" (lo stesso Geesin, va ricordato, ripropose la suite dal vivo nel 2008 prima a Londra e poi a Firenze con la partecipazione della cover band italiana Mun Floyd e, in uno dei due concerti londinesi, dello stesso Gilmour". 

Di lì l'idea di provare a replicare quella magia - in versione riveduta e corretta dopo le due esibizioni tenute all'Auditorium Conciliazione tra gennaio e febbraio - assemblando un gruppo rock elettrico di scafati session men (i Floydiana, nella foto), un coro intergenerazionale (Mavra, con componenti di età compresa tra i 15 e i 73 anni) e un ensemble fiatistico, Ottonidautore, diretti da Piero Gallo, più il violoncello di Dante Cianferra, la voce recitante di Carlotta Maria Rondana (che declamerà alcuni testi tradotti) e una compagnia di danza (Echoes: come ai tempi della collaborazione con Roland Petit...). "Per l'esecuzione della suite Geesin ha fatto avere al Maestro Gallo le partiture originali", spiega Bellachioma. "Abbiamo allestito due ore e mezza di spettacolo suddiviso in due tempi, con diciotto pezzi in scaletta: cominciamo con la seconda facciata di 'Atom heart mother', quella delle canzoni, poi spaziamo sul resto del repertorio cercando di evitare copie sbiadite pur nel rispetto delle architetture originali e dell'approccio che i Floyd avevano nei riguardi della musica. Hai presente 'The Nile song', quel pezzo hard rock, quasi proto punk, tratto dalla colonna sonora di 'More'? Beh, noi abbiamo riarrangiato anche quella per coro, ottoni e violoncello. E anche su 'Dogs' , da 'Animals', abbiamo inserito strumenti non consueti per i Pink Floyd come il flauto, che compare anche su 'Set the controls for the heart of the sun'. Non vogliamo 'allargare le coscienze', come si faceva negli anni '70, ma recuperare lo spirito curioso del rock di allora che non aveva paura di toccare qualunque cosa gli capitasse a tiro".

Musicisti e performer si alterneranno sul palco e solo al momento dell'esecuzione del pezzo forte, la suite, i 75 protagonisti dello spettacolo appariranno tutti in scena contemporaneamente. "A ogni brano", racconta il direttore artistico, "verrà abbinato un video, un corto realizzato appositamente per lo spettacolo montando materiali originali e immagini liberamente disponibili o di cui abbiamo acquisito i diritti. Ci sarà un laser show, ovviamente, imprescindibile per la grande musica psichedelica di quel periodo. E una radio ispirata al modello delle vecchie emittenti pirata, la Pink Radio, che accompagnerà il pubblico all'ingresso in sala, durante l'intervallo e all'uscita al termine dello spettacolo con musica e dischi a tema" (quasi inutile dire che il dj sarà lui, Bellachioma). Tutto autoprodotto e finanziato dal direttore artistico, dal direttore d'orchestra Gallo e dall'organizzatore dello show; tutto videoregistrato con multicam e piste audio separat, per promuovere lo show e cercare occasioni di allestimento in altri luoghi e altre situazioni. "Abbiamo già preso contatti con alcuni festival estivi", spiega Bellachioma, che definisce "Atom in Rome" "una full immersion multimediale per tutti quelli che ancora pensano che la musica sia un bisogno primario e che si possa ascoltarla dedicandovi tutta l'attenzione che merita". Un'esperienza ripetibile? "Certa musica rock anni '70, ormai, è assimilabile alla musica classica. Sarebbe bello continuare a esplorare questa strada, crearne un format applicabile ad altri artisti e altre situazioni".

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