Fritz Da Cat, 'Fritz': 'Uno sfogo naturale'. Videointervista

Vecchi amici, nuovi amici, volti celebri e voci ormai più che riconoscibili: si sono mossi "in branco" i rapper italiani per (ri)accogliere alle porte del rap Fritz Da Cat, uno che a molti mancava da molto. Per le precisione da dodici anni, dai Basley Click e dall'omonimo album pubblicato con Fabri Fibra, Fede e poi Nesli, Turi e Al Castellana e tanti altri; ma la pietra miliare dell'hip hop tricolore il beatmaker di Milano l'aveva posta ancora prima, al "chilometro" '99, con quel suo "Novecinquanta" che riuscì a radunare gli MC più veraci dell'epoca sotto un unico grande progetto - il rap - lasciando fuori dissidi e tutta la serie di più o meno noti attriti latenti.


Oggi, 1 ottobre 2013, Alessandro Civitelli, torna ufficialmente con un nuovo disco di inediti che si intitola semplicemente "Fritz" e che, prima di sapere dove andrà vogliamo sapere da dove arriva: "Ho lasciato la musica nel 2001 perché ero completamente saturo, non ne potevo più. Faccio un tipo di hip hop che non è mai stato ben capito dal grande pubblico. Allora io, non troppo capito, non avevo la possibilità di guadagnarmi da vivere quindi o facevo qualcos'altro o continuavo a fare la stessa cosa ma annacquata. Ma non avevo nè la capacità nè la volontà di fare le cose annacquate. Ho deciso di cominciare a guadagnarmi da vivere, perché non si campa d'aria. Ho lavorato. Mi son rotto la schiena letteralmente, per diciotto ore al giorno. Ho messo in piedi il mio business di produzione e distribuzione di prodotti per graffiti, ho creato il mio marchio di bombolette spray e l'ho venduto in tutto il mondo. Questo mi ha permesso di viaggiare, di vedere un sacco di cose e di prepararmi. Adesso vedo tutto dal punto di vista della musica. In realtà quando ho lavorato per 12 anni a quella cosa lì non me ne fregava niente. Adesso invece li vedo come 12 anni che mi son concesso per prendere un po' di fiato."





Ma il richiamo della musica negli anni si è fatto sempre più intenso e martellante, e Frtiz si è visto costretto a risponderle: "Negli anni mi è tornata la carogna della musica e ho capito che è ciò che mi nutre l'anima e che non ne posso farne a meno. Da due o tre anni mi son messo a rifare musica un po' a tempo perso, con il computer la sera, finché la cosa non ha preso la proporzione di 20 ore al giorno. Decisamente fuori controllo. E questo disco ne è stato lo sfogo naturale. 'Adesso che c'è la musica mettici sopra gli stronzi a rappare' ". E quegli "stronzi" sono niente meno che Fabri Fibra,
Bassi Maestro , Guè Pequeno , Tormento, Ensi, Nitro, Clementino , Dargen D'Amico, Ghemon, Mecna, Noyz Narcos , Salmo , Turi, Mondo Marcio, Danti, Calibro 35, Jack the Smoker, Primo, Rocco Hunt, Low-Low, Parix, Gemitaiz, Madman, Johnny Marsiglia, E. Green, Big Joe e Rodrigo D'Erasmo.

Sono davvero in pochi a mancare (proprio come per "Novecinquanta", "come ai vecchi tempi" per dirla con Bassi); ciascuno di loro è stato cercato e convocato per la causa direttamente da Fritz, che ha così optato per uno stile più conservatore: "Quando ero piccoletto non c'era internet banalmente.

Questa è una cosa che fa tanta differenza. Adesso quelli che fanno musica, e in generale chi si dedica alla produzione culturale di un qualsiasi tipo, è messo nella condizione magica di fare le cose a distanza. Questa è una risorsa di cui io ho approfittato qualche volta. In molti oggi lavorano così, si manda la musica che ritorna indietro con un rappato e poi il tutto si assembla. Però non l'ho fatto questa volta, sono stato molto conservatore. Ci ho tenuto e ci tengo. Sono convinto che il vis à vis, lo stare insieme, dia un plus al risultato che al momento non è tangibile, ma quei pezzi con base e strofa appiccicata sopra un po' puzzano. Son contento di averlo fatto alla vecchia maniera. Di aver preso per le orecchie uno per uno gli artisti che hanno collaborato al disco e di averli obbligati a passare mezz'oretta con me. Perché si crea un'altra cosa. Ho fatto le basi e le ho mandate ai ragazzi in giro per tutta Italia però poi o li ho raggiunti o ho costretto loro a venire da me per registrare in studio. Possibilmente prima abbiamo discusso qualche oretta per intenderci sulla direzione che doveva prendere il pezzo." .



Ma "Fritz" è anche il frutto di una riflessione obiettiva, distaccata e a freddo di un mondo che, ancora prima del giudizio del grande pubblico, ha dovuto fare i conti con i suoi conflitti interni; quando concetti come commerciale e hardcore erano divisi da un linea invalicabile: "Una dicotomia che era necessaria a una scena un po' fine a se stessa.

Soprattutto all'inizio. 'Noi siamo i buoni e voi siete i cattivi, sappiamo tutto noi e voi non sapete un cazzo' era il concetto. In realtà non sapeva un cazzo proprio nessuno. Magari qualcuno era più talentuoso e qualcuno meno. Qualcuno aveva più spirito a fare cose buone, sempre secondo il mio punto di vista di allora. Se ci ripenso in realtà le intuizioni di alcuni erano interessanti, ma un Leonardo Da Vinci in quella scena lì non l'ho mai visto insomma. Eravamo tutti degli ingenuotti. Adesso la differenza non la faccio tra commerciale e hardcore, ma cerco di capire se un artista è coinvolgibile in un mio progetto, se è skillato, se è bravo etc etc. per le mie orecchie. Sono abbastanza categorico. Per intenderci, se sei bravo e vendi un sacco di dischi per me sei bravo. Se sei una sega, ma ti racconti che sei underground e riesci a convincere la gente per me rimani una sega. Allo stesso modo se sei una sega e vendi un sacco di dischi, rimani una sega. E se sei bravissimo ma vendi poco sei bravissimo. Non è una questione di quanti dischi vendi, e se ne vendi tanti e quindi diventi commerciale non è detto che la cosa non vada bene. Bisogna ragionare su chi è bravo e chi non lo è. Salmo per esempio è commerciale perché vende ma è uno dei talenti poliedrici più potenti che abbiamo in Italia. Non solo sul rap, ma in generale. Quindi se vende tanto, anche ai bambini di 15 anni, son solo contento perché vuol dire che anche ai bambini entrerà qualcosa nel cervello sin dal giorno uno. E' necessario anche saper mettere da parte la gelosia ed essere contenti se un artista diventa apprezzabile per molti." .



Sul fronte live invece non sarà così "facile", riconosce Fritz: " Ognuno ha le sue cose da fare. Sarà difficile coinvolgerli uno per uno a parte a Milano e Roma dove cercheremo assolutamente di unirci il più possibile. La formazione ufficiale che porterà in giro per l'Italia il disco è composta da me, Noyz Narcos e Ensi. Ho questo onore e questo onere, son contentissimo. Dovrò essere all'altezza di quei due stronzi che son bravissimi. "
Il progetto che Fritz Da Cat ha messo in piedi è effettivamente imponente ed è pressoché impossibile ignorarne la portata, per sua stessa ammissione: "Io vivo la musica in modo ossessivo, mi fa male e non so sinceramente quanto reggerò e se continuerò ancora a fare musica nella vita. In effetti ci sono tantissime cose da fare oltre a questo… potrebbe essere un una tantum questo disco."
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