Chrissie Hynde a Milano: 'Che fatica, parlare di se stessi'

Chrissie Hynde a Milano: 'Che fatica, parlare di se stessi'
Promuovere dischi, per Chrissie Hynde, sembra essere diventata l’ultima delle preoccupazioni. E se sul palco l’indomita rockeuse (cinquantaduenne) dell’Ohio sgambetta come ai bei tempi, una giornata di interviste con la stampa italiana la lascia completamente esausta. Noi abbiamo la sfortuna di incontrarla proprio quando il tour de force volge al termine, con le valigie fatte e il taxi già pronto in direzione dell’aeroporto. La frontwoman dei Pretenders è in Italia per presentare il nuovo album “Loose screw”, ennesimo ritorno sulle scene dopo qualche anno di silenzio interrotto solo da duetti (tra i più recenti, quelli con il tenore pop italiano Alessandro Safina e con Russell Crowe versione rocker) e partecipazioni a innumerevoli dischi-tributo. Il primo capitolo da “indipendente” della sua carriera, dopo vent’anni trascorsi alla corte della Warner (ora è con la Artemis, e con la Eagle Records in Europa). “Ci hanno licenziati perché non vendevamo più dischi, tutto qui”, taglia corto la Hynde, scurovestita e caschetto corvino d’ordinanza, abbandonata su una comoda poltrona nella suite d’albergo milanese dove ci riceve. “Per me comunque non fa differenza perché il business non mi interessa”, aggiunge. “Spero che la gente compri il disco, naturalmente, perché se non lo ritenessi valido non l’avrei pubblicato. Ma se qualcuno non ha i soldi per comprarlo e se lo scarica da Internet o lo copia dagli amici non me la sento di biasimarlo. L’importante è fare abbastanza soldi per continuare a suonare dal vivo: quella sì che è una cosa che continua a piacermi”. Insomma, per chi non lo avesse capito, la signora Hynde oggi ha altre priorità, oltre alla musica: “Già. Vivere, in primo luogo. E riflettere su cosa ci aspetta oltre la morte, e che ruolo abbiamo nell’universo. Sono sempre stata così, io, non sono subìto grandi trasformazioni. Ho conosciuto le mie tragedie e vivo i miei alti e bassi. Come tutti”.
Un po’ di tutto questo è finito anche nelle canzoni di “Loose screw”: “Sì, sono tutte almeno un po’ autobiografiche. Anche ‘Complex person’, naturalmente. La versione in spagnolo inclusa come bonus track (accanto alla cover in inglese di “Que reste-t-il de nos amours” di Charles Trenet, “I wish you love”, incisa per la colonna sonora del film “Eye of the beholder”) me l’ha suggerita il mio ex marito, lo scultore colombiano Lucho Brieva. L’ha tradotta lui insieme a Phil Manzanera, che è suo vicino di casa. Dici che qualche canzone suggerisce storie d’amore tra ragazzi e donne mature? Non mi pare, ma gli uomini giovani mi piacciono, se è quello che vuoi sapere!”.
Sull’album, Chrissie non sembra aver molto da aggiungere, a dispetto del cambio di sonorità impresso dal produttore Jonathan Quarmby (“Ascolto reggae da quando sono arrivata in Inghilterra negli anni ’70. Volevo un disco più ricco di groove, tutto qui, ma i Pretenders restano una rock band”). Parla più volentieri della collaborazione con il suo chitarrista Adam Seymour nella scrittura delle canzoni: “Ormai lo conosco bene, sa come motivarmi. Di solito sono io che scrivo la linea melodica, le parole e gli accordi di base. E poi Adam ci aggiunge un beat elettronico o qualche altro dettaglio…funziona”. Jarvis Cocker? “Non ho mai collaborato con lui. ‘Walk like a panther’, di cui lui ha scritto il testo, è un pezzo inciso qualche anno fa dagli All Seeing I”. Confessa di prestate poca attenzione alle colleghe: eppure quel testo velenoso di “Pop star”, qualche anno fa, sembrava far supporre il contrario…. “Quella canzone è stata travisata, per colpa del videoclip. Il bersaglio originale era il mio boyfriend che mi lasciava per un’altra. Ho appena visto Lucinda Williams dal vivo e l’ho trovata fantastica. Ma che si tratti di una donna è solo un fatto accidentale”.
Se non la visione del mondo, Chrissie ha cambiato invece idea sulla pubblicità, dopo il celebre no opposto alla Gap (con tanto di azione di sabotaggio in negozio, manette e processo da cui è uscita assolta, vedi News). Ma, ammette, solo per opportunismo. “Continuo a non avere nessuna simpatia per gli spot, e quando il messaggio è ideologicamente troppo sputtanato continuo a rifiutare. Ma oggi che le radio e le TV non passano più la musica dei Pretenders è diventato un modo per farsi ascoltare da tutti”. Le chiediamo, infine, del funerale del suo amico Joe Strummer, al quale ha presenziato. “Sono arrivata sul posto e ho visto tutte quelle camionette dei vigili del fuoco. I pompieri erano lì perché Joe aveva appena fatto un concerto di beneficenza per loro. E’ stata una cerimonia toccante e poetica, qualcuno ha letto alcuni dei suoi versi più recenti. Joe era in uno stato di grazia: stava bene con sua moglie, con i figli e con se stesso. Stava scrivendo alcune delle cose migliori della sua carriera. Sono onorata di averlo conosciuto”. E nel ricordo dell’amico scomparso, finalmente, le si illumina il viso.

Rockol pubblicherà prossimamente il resoconto completo dell'intervista con Chrissie Hynde.
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