John Martyn al Thunder Road di Codevilla (PV): due ore di grande musica, si replica a Torino e Trento

Ci sono artisti che vivono di sprazzi, di momenti in cui il confine tra l’ispirazione e la musica si annulla completamente. John Martyn è uno di loro ed è per questo che tutti i suoi concerti, anche i più piccoli come ambientazione, andrebbero registrati. Perché poi dentro c’è sempre un momento unico, di pura magia, da salvare magari su un disco live. Venerdì sera, il 4 dicembre, questo momento è arrivato sul primo dei bis, quando il cantante di Glasgow si è esibito in una splendida versione di "Glory box", il celebre brano dei Portishead. Una voce strepitosa, calda e appassionata, una capacità unica di prendere il tema originario e adattarlo alla propria sensibilità vocale, un arrangiamento minimale che sottolineava l’andamento ipnotico del brano: cinque minuti di grande musica, di emozioni pure. Il concerto era iniziato assai bene quasi due ore prima, con centocinquanta persone, o poco più, arrivate ad assistervi: accolto da un applauso, Martyn è entrato dimesso da una porta di servizio, seguito dai musicisti del suo gruppo, verso le 23, e meno di dieci minuti dopo era già sul palco: "Solid air" arriva lunghissima quasi subito, e ad essa vengono dietro una serie di altri classici della sua produzione come "Sweet little mistery", "Sunshine’s better" e "Rock salt and nails". Nome leggendario della scena musicale inglese, Martyn ha debuttato come solista all’inizio degli anni ’70, dividendo il palco e l’attenzione dei media con un altro grande artista della Island, Nick Drake, di cui è stato praticamente l’ultimo amico fino alla scomparsa di questo, avvenuta nel 1974. Dagli splendidi esordi con album come "Solid Air" e "London conversations", Martyn ha poi avuto un primo momento di offuscamento negli anni ’80, quando fu la passione di Phil Collins per la sua musica a farlo riscoprire al grande pubblico: una serie discontinua di prove discografiche ha poi contribuito a renderlo apprezzabile soprattutto come performer live, anche su alcuni tra i suoi ultimi lavori - citiamo "Live", "And.", e l’ultimo disco di cover "The church with one bell" - sono veramente ottimi. Accompagnato da Spencer Corens alle tastiere, dal bravissimo bassista (suona uno stick a 10 corde, che non è proprio una cosa da tutti) Jim Lampi e dal batterista Arran Ahmun, Martyn ha spaziato dai brani più confidenziali ad arrangiamenti maggiormente rock-blues, non disdegnando spesso di arricchire i brani con degli interventi di chitarra brillanti. I bis sono stati "Glory box", come dicevamo, e una lunga e intensa "Cooltide", veramente una chiusura splendida. Dopo, una birra, il rito degli autografi e qualche stretta di mano per il menestrello del folk scozzese ritrovato, dopo le lunghe vicissitudini legate all’abuso di alcol e ad una vita privata sempre turbolenta. Martyn al Thunder Road è sembrato in grande forma, in una serata di grazia che promette di ripetere sabato 5 dicembre a Torino e lunedì 7 dicembre a Trento. Due concerti assolutamente da non perdere.
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