The Observer: l'intervista ai Campetty, vincitori del Sounday Music Contest

Verso la metà di giugno, The Observer, l’osservatorio di Rockol dedicato alla musica emergente, ha collaborato, su invito di Sounday Music, ad un contest rivolto, appunto, ai talenti di casa nostra. Il Sounday Music Contest è nato dal desiderio di offrire agli artisti e alle band emergenti italiane la possibilità di realizzare e/o di portare avanti il proprio progetto artistico. Il contest, molto semplicemente, si basava sul concetto “I’m an artist and I’m looking for...”. Il presupposto di partenza era che ogni band/artista ha una peculiare esigenza che può ciclicamente variare: la produzione di un pezzo, la sua distribuzione, un’esecuzione live e una costante promozione.
Tra i premi del contest, entrando in argomento promozione, c’era appunto la possibilità di essere intervistati (e successivamente recensiti) proprio dallo staff di The Observer. E’ il premio che, tra i tanti messi a disposizione da Sounday, hanno scelto i Campetty, una delle band vincitrici di questo contest. Una bella occasione per loro di farsi conoscere, e per noi di The Observer di fare quello che sappiamo fare meglio: accendere i riflettori su nuove realtà della musica italiana.

I Campetty sono però, a dire il vero, una vecchia conoscenza di The Observer, basta dare un’occhiata al loro passato per scoprire il perché. I fratelli Fabio e Michele Campetti si sono rimessi in pista, affiancati questa volta da Paolo “Mellory” Comini e Gian Nicola Maccarinelli, pubblicando il primo disco a nome Campetty dopo aver pubblicato tre dischi in inglese a nome Edwood (“Like a movement” del 2004, “Punk music during the sleep” del 2007 e “Godspeed” del 2010) e dopo due dischi in italiano a nome Intercity, “Grand piano” del 2009 e “Yuhu” del 2012, disco di cui abbiamo largamente parlato sulle pagine di The Observer e di cui potete trovare qui la recensione.



La prima domanda che rivolgiamo a Fabio Campetti è dunque quasi d'obbligo. Prima Edwood, poi Intercity e ora Campetty: ai tempi dell'uscita di “Yuhu” Fabio si espresse sul cambio di ragione sociale spiegandoci che "…gli Edwood erano un po’ più sofisticati, mentre il progetto Intercity potrebbe essere fruibile da chiunque, anche grazie l’uso dell’italiano che ha dato una connotazione più riconoscibile". Oggi siamo un passo oltre, per quanto… “L'idea di base rimane la stessa: Campetti, anzi CampettY è la continuazione non troppo celata di IntercitY; queste canzoni avrebbero fatto parte del terzo lavoro a nome Intercity, sarebbero state sicuramente diverse, visto che il collettivo non era lo stesso; ciononostante "La raccolta dei singoli" è la continuazione del viaggio iniziato con "Grand piano" primo nostro disco in lingua italiana uscito nel 2009”. Quindi non è del tutto corretto parlare di “nuovo inizio”… “Ricollegandomi alla domanda di prima, più che un inizio è una ripartenza, ogni collettivo nuovo genera una nuova avventura, una rinascita all'interno anche di un medesimo percorso”.

"La raccolta dei singoli" è un disco completamente autoprodotto. E' una creatura che Fabio Campetty ha visto nascere e cresce da vicino: “Artisticamente è stato prodotto dal sottoscritto” ci conferma Fabio, “a differenza dei precedenti lavori, dove era più mio fratello Michele ad avere carta bianca; a distanza di mesi lo reputo ancora probabilmente il nostro miglior disco, dico probabilmente perché è davvero difficile scegliere, siamo legati, com'è giusto che sia, a tutti i nostri album”.

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Entrando poi nello specifico, due parole sul titolo vanno dette. Ad esempio è interessante capire cosa intendono i Campetty per “singolo”: “Con il titolo del disco abbiamo giocato un po’; è un titolo che fa sorridere e che incuriosisce. Un singolo è una canzone che vince senza compagnia, è un po’ come si dice di un calciatore: che fa reparto da solo”. Cogliamo l’assist per spostare il discorso su chi fa “reparto da solo” per definizione, e cioè il musicista indipendente. Una vita che Fabio conosce particolarmente bene… “Diciamo che la mia / nostra non è una vita da musicisti, semplicemente sostituiamo il calcetto con la registrazione dei dischi e sostituiamo il cinema o le partite della Juve da Mizio al Pride Bar (di Brescia…) con qualche concerto in qualche circolo ARCI; ci divertiamo a tal punto che abbiamo già pubblicato ben sei album in nove anni”.
Rimanendo in tema indipendenza, anche i video che hanno accompagnato le uscite dei singoli sono stati completamente autoprodotti. Che esperienza è stata e quanto sono importanti i video in un progetto come i Campetty? “Comini si è rivelato un videomaker fuori dagli schemi e in questa joint venture che è il progetto Campetty (Una sorta di pic-nic dove ognuno porta qualcosa da mangiare) ha realizzato questi tre video, che trovo strepitosi e geniali, lo dico con distacco e sincerità. I video sono sicuramente importanti, i nostri trovo abbiano una personalità importante, che sicuramente ha aiutato a generare l'immagine attuale, Tutto ciò che rispecchia e propone l'anima della band è direi fondamentale, da una foto a un vestito e soprattutto un video”.

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Prima di video, foto e vestiti, ciò che distingue una band da un’altra sono i pezzi. Che tipo di cantautore è Fabio Campetti? “Sono un cantautore normalissimo” ammette Fabio, “un musicista poco preparato per pigrizia. Strimpello la chitarra in maniera casuale e quando catturo delle melodie che mi piacciono, generalmente le registro sul cellulare, e se quando le riascolto sembrano efficaci, scrivo un testo e incomincio a registrare dei provini. Quindi, se passano un'ulteriore fase, le concludo, fino a pubblicarle in un disco. Non ho momenti migliori per fare un brano, non devo guardare la luna o cose così; semplicemente strimpello, una sorta di artigianato semplice”. C'è magari un pezzo tra quelli de “La raccolta dei singoli” che i Campetty preferiscono “strimpellare”? “In quest'ultimo disco faccio fatica a scegliere un pezzo piuttosto che un altro, ma nemmeno nei dischi vecchi è così facile scegliere; sono sinceramente democratico nei confronti delle mie canzoni, mi piacciono tutte, anche perché è un dogma di casa Campetti: se un brano non supera l'estenuante selezione dei cinquecento ascolti viene scartato, quindi catalogato come B-side”.

Una curiosità: i Campetty hanno mai pensato di tornare a cantare in inglese? “Diciamo che l'italiano è la lingua che abbiamo scelto per il presente e per il futuro. Esiste però un disco degli Edwood praticamente pronto, solo da ultimare; si tratta di una raccolta di inediti che risalgono al periodo 2005 - 2010, pezzi che sono cresciuti in qualità negli anni e che meriterebbero una pubblicazione; in questo momento non abbiamo il budget per concludere e promuovere a dovere un lavoro del genere, però non si sa mai, a me piacerebbe...”.
Per concludere diamo uno sguardo, come da tradizione, ai progetti che la band ha in cantiere per il prossimo futuro: “In autunno e in inverno faremo un po’ di concerti, speriamo anche in primavera e in estate; poi siamo molto avanti sulla stesura del secondo capitolo Campetty che si intitolerà "Amur": le canzoni ci sono già e sembra sia un disco anche migliore della "Raccolta", ma ogni album dico così…”

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