Londra, Musicmetric spiega ai discografici l'importanza dei 'big data'

I "big data" di Internet, oggi assai utilizzati nel mondo imprenditoriale e in politica (lo staff di Barack Obama ne ha fatto uno dei punti chiave di orientamento della seconda campagna presidenziale), possono aiutare l'industria discografica e gli artisti a prendere decisioni più rapide, più flessibili e più efficienti nel rapporto con il pubblico e con le fan base. Realtà ovvia ma ancora poco esplorata, che a fine settimana scorsa è stata oggetto a Londra di una "training session"/seminario tenuto presso la sede dell'associazione dei discografici inglesi BPI nel South Bank dalla società specializzata Musicmetric, il cui direttore sviluppo Alex Crickmay ha sottolineato che "osservando in tempo reale quali canali utilizzano i fan per consumare la musica è possibile raggiungerli in modo più efficace".

Tom Pakinkis di Music Week, che sul sito della testata pubblica un reportage dell'evento, spiega che nell'occasione Musicmetric ha dimostrato anche l'importanza di aggregare i dati raccolti da Twitter e da altre piattaforme su base geografica, così da mettere in luce realtà di consumo e mercati che spesso rimangono sotto traccia: un esempio illustrato nell'occasione è quello di Billy Bragg, che in questo modo ha scoperto di avere una forte concentrazione di fan nell'Est europeo. "Il termine 'big data' in realtà è fuorviante", ha aggiunto il presidente esecutivo di Musicmetric Jeremy Silver rivolgendosi alla platea di discografici. "Piccole quantità di dati sono ciò di cui avete bisogno per prendere decisioni imprenditoriali critiche. Musicmetric distilla fino ai punti chiave le enormi quantità di social data online così da rivelare l'engagement dei consumatori con band e artisti".

L'invito a monitorare tutti i dati "social" e di consumo (vendite digitali e fisiche, streaming, p2p pirata, canzoni più richieste o discusse su YouTube, Facebook, Twitter e gli altri social netowkr) al fine di tracciare un quadro esauriente e completo delle dinamiche artista-pubblico, ad analizzare in profondità la composizione geografica e demografica delle fan, a studiare l'impatto dei concerti e delle apparizioni televisive e a ponderare una corretta allocazione delle risorse pubblicitarie ha trovato orecchie attente anche presso le piccole etichette indipendenti: "Mentre molte società di maggiori dimensioni hanno i mezzi per investire nelle opportunità che continuano a crescere intorno al digitale, questo non succede sempre per l'intero settore musicale", ha osservato il direttore BPI per gli independent member services Chris Tams. "Ma la cosa bella della tecnologia digitale, una volta che hai capito come governare soprattutto i preziosi dati che mette a disposizione, è che offre un modo estremamente efficiente, sotto il profilo dei costi, per sviluppare le proprie attività imprenditoriali. In sostanza, può servire a creare condizioni concorrenziali equilibrate anche per molte indipendenti più piccole che non possono gestire budget paragonabili a quelli delle grandi organizzazioni".

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