NEWS   |   Industria / 09/05/2003

Convegno sul copyright: l'industria italiana commenta la nuova legge

Convegno sul copyright: l'industria italiana commenta la nuova legge
Hanno un bel ripetere, i discografici e i professionisti della musica, che le nuove norme sul diritto d'autore, introdotte sulla scia della direttiva europea del 2001, hanno una portata "strategica" che quotidiani e stampa di settore hanno colpevolmente trascurato per soffermarsi solo sugli aspetti di “colore” e brandire, altrettanto colpevolmente, la bandiera del “copyleft”. Alla fine, anche quando (come oggi, 8 maggio, al Centro Congressi Svizzero di Milano, presenti tutte le maggiori associazioni di categoria) il dibattito è ristretto agli addetti ai lavori, si finisce sempre per tornare a parlare dello stesso tema, l'inasprimento dei “prelievi” SIAE che colpisce da fine aprile (vedi News) i supporti vergini e gli apparecchi di registrazione usati per copiare musica e masterizzare compact disc: innovazione che, come Rockol ha già avuto modo di ricordare (vedi News), non piace affatto ai movimenti dei consumatori e ai produttori di CD-R ma che – per dire - non soddisfa neppure l'IMAIE, organizzazione che rappresenta in Italia gli interessi di artisti e interpreti esecutori. Il suo presidente Otello Angeli spiega di non avere apprezzato affatto il colpo di mano dell'ultima ora che, su pressioni degli stessi produttori di supporti, ha abbattuto le tariffe – molto più pesanti - inizialmente previste dal decreto legislativo.
“Se la SIAE riuscirà a far bene il suo lavoro, raccoglieremo si e no 25-30 milioni di euro: da suddividere poi tra tutte le categorie di aventi diritto, artisti, autori, case discografiche, produttori di cinema e home video. Un niente, se si pensa che Francia e Germania ripartiscono ogni anno 65-70 milioni di euro e la Spagna, un paese più piccolo del nostro, arriva ad un gettito di 45 milioni. Più soldi – aggiunge – avrebbero potuto significare fondi da destinare all'autosostegno del settore”. Non mancano i distinguo e le perplessità sull'interpretazione di alcune norme, come rileva Paolo Auteri, ordinario di diritto industriale all'Università di Pavia (“Sarà difficile”, spiega l'insigne giurista, “per il ministro della Cultura stabilire nuove tariffe nel 2006, tenendo conto che le royalty devono variare in funzione della presenza sul mercato di CD che incorporano sistemi di protezione anticopia. E ci sono opinioni diverse su quante copie possano circolare in ambito familiare o tra i conoscenti di un singolo privato”). Ma l'industria, in generale, sembra ringalluzzita dal fatto di avere in mano uno strumento di legge che, tra l'altro, per la prima volta identifica espressamente come attività illegale (e dunque perseguibile) il file sharing non autorizzato. Enzo Mazza, presidente dell'antipirateria discografica (FPM), parla di svolta epocale, e annuncia nuove iniziative contro i cloni di Napster: “In Germania la polizia ha appena fatto visita ad un privato che gestiva da casa un traffico illegale su Internet. E anche in Italia i nostri obiettivi sono gli 'heavy uploaders': c'è gente che carica dai 100 ai 200 brani non autorizzati al giorno, sono loro che dobbiamo fermare”. E Alberto Pojaghi, presidente della FIMI, fa sapere che il prossimo 'step' è adeguarsi al resto d'Europa anche nelle percentuali di incasso sui diritti di pubblica esecuzione da radio e TV: “In Italia siamo al 2 %, in Francia l'aliquota è più che doppia” (senza tenere conto delle sacche ancora vaste di evasione, aggiunge Gianluigi Chiodaroli della SCF). Intanto il comparto intero incassa con soddisfazione i complimenti che provengono dagli ambienti internazionali (Olivia Reigner, consigliere regionale europeo e lobbysta a Bruxelles, definisce la nostra legge “una delle più tempestive e complete d'Europa”) e guarda con speranza al “modello Apple”, un milione di download a pagamento accumulati in una sola settimana di funzionamento negli USA (vedi News): 'Prova che quando esiste un'alternativa credibile, chi è abituato a usare KaZaA e Morpheus è disposto a passare volentieri agli acquisti legali”, chiosa Mazza. Ma l'impressione generale è che è troppo presto per cantare vittoria: una legge, per quanto buona, non spiega come riconquistare le simpatie dei consumatori.