Richard Branson (Virgin): 'Apple e Internet hanno ucciso i negozi di dischi'

Richard Branson (Virgin): 'Apple e Internet hanno ucciso i negozi di dischi'

Non un rancoroso j'accuse all'indirizzo di due concorrenti ai quali il tempo abbia dato ragione - benché, tra linee aeree, ferroviarie, palestre, società finanziarie, distillerie e viaggi spaziali, identificare un suo diretto competitor, a fronte di interessi talmente diversificati, sia molto difficile - ma una lucida analisi di quanto accaduto negli ultimi vent'anni, con una condivisibile riflessione finale: Richard Branson, che nel 1972 insieme a Nik Powell fondò la Virgin Records, che grazie a "Tubular bells" di Mike Oldfield, pubblicato un anno più tardi, nel giro di pochi anni si affermò come una delle etichette più potenti sul panorama mondiale, fino a inaugurare (nel 1976, quando aprì il primo negozi di Oxford Street, a Londra) la catena di grande distribuzione musicale Virgin Megastore, ha indicato nella Apple e nella Rete gli assissini dei negozi di dischi vecchio stile.

"Parlando in generale, la Apple è magnifica. Ma è stata proprio la Apple a uccidere i negozi di dischi, così come ha fatto Internet", ha spiegato il magnate ai microfoni dell'emittente radiofonica francese Europe 1, che tuttavia non si sente di puntare il dito contro il Web e la creatura di Steve Jobs: "No, non ne faccio un discorso di colpa. Bisogna semplicemente accettare il fatto che la tecnologia si stia evolvendo. I Virgin Store sono stati aperti per trent'anni, ma - purtroppo - niente è per sempre".

La Virgin Records - che negli anni pubblicò dischi di, tra gli altri, Roy Orbison, Devo, Genesis, Keith Richards, Janet Jackson, Culture Club, Simple Minds, Lenny Kravitz, Smashing Pumpkins, Spice Girls e tanti altri - fu venduta da Branson nel '92 alla EMI per 500 milioni di sterline, che servirono per ripianare il bilancio della Virgin Airways, all'epoca in sofferenza: quattro anni più tardi l'imprenditore tentò il reingresso sul panorama discografico con la V2 Records, che dopo undici anni di attività - e con un catalogo che vanta opere di tra gli altri Jesus and Mary Chain, Black Keys, Phoenix, Carla Bruni, Black Crowes, At The Drive-In, White Stripes, Moby e altri - fu acquistata dal gruppo Universal, per poi, all'inizio di quest'anno, venire ceduta (insieme a Cooperative Music) al gruppo PIAS nel contesto della riorganizzazione degli assett del gruppo in seguito alla fusione del gruppo Universal con la EMI.

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