Paul Gambaccini: 'I big fanno meno dischi, così la musica in radio peggiora'

Belli i tempi in cui gli artisti migliori e più amati dal pubblico pubblicavano due o più album all'anno (oltre a diversi singoli). A esprimere il suo rimpianto per un'epoca che sembra irrimediabilmente passata è Paul Gambaccini, sessantaquattrenne disc jockey radiotelevisivo e autore di libri nato nel Bronx ma dal 2005 - dopo quarant'anni di servizio in Inghilterra - in possesso anche della cittadinanza britannica. Il veterano e popolarissimo professionista, che conduce tuttora il suo programma "America's Greatest Hits" ogni sabato sera su BBC Radio 2, attribuisce la colpa del peggioramento qualitativo dei programmi musicali radiofonici alle case discografiche, colpevoli di avere convinto gli artisti a rallentare i ritmi produttivi e a pubblicare un disco nuovo in media ogni tre anni. "La qualità della musica presentata oggi dai dj che si occupano di musica popolare è inferiore di quel che sarebbe se tutti gli artisti - invece di un terzo circa - fossero contemporaneamente presenti sul mercato,o rispetto a quel che era negli anni Sessanta e Settanta", ha sostenuto in un'intervista con Tim Blackmore di Radio Academy pubblicata sotto forma di podcast (anche su iTunes) e ripresa, nei suoi contenuti essenziali, dal sito Music Week. Un altro problema, secondo Gambaccini, risiede nell'ubiquità della musica: "E' dappertutto e oggi c'è questa enfasi sulle sincronizzazioni, sul piazzare una canzone nelle pubblicità o negli show televisivi. Non c'è posto, oggi, che non dia il benvenuto alla musica popolare, cosicché una parte dell'eccitazione è svanita".

Nell'intervista "Gambo" - come viene affettuosamente chiamato in Inghilterra - se la prende anche con la tendenza ad ingaggiare personaggi televisi per la conduzione dei programmi radio, e sottolinea quella che definisce "la spirale discendente" dell'hip hop: "All'inizio era una forma meravigliosa di musica di protesta che rifletteva ciò che accadeva nella strada", spiega il dj che sostiene di essere nato proprio nella via, Sedgwick Avenue, dove il genere musicale ebbe origine grazie a Dj Kool Herc e ai suoi estemporanei party "open air". “Pensate a canzoni come 'The message' e 'White lines' e poi alla catastrofe di quando la California prese il sopravvento con il gangsta rap".

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