Bloody Beetroots, la sfida di 'Hide': 'Gettare un ponte tra passato e futuro'

Bloody Beetroots, la sfida di 'Hide': 'Gettare un ponte tra passato e futuro'

Il corteggiamento tra punk e elettronica - non dance, elettronica - dura da decenni, e da almeno una ventina d'anni (senza andare a scomodare "Delete yourself!" degli Atari Teenage Riot, del '95, troppo di nicchia per il pubblico generalista, "Music for the jilted generation" dei Prodigy uscì nel '94) è materia di interesse per la grande platea. All'estero, più che in Italia, verrebbe da pensare, perché altrimenti sarebbe difficile spiegare perché Bloody Beetroots, che con l'album d'esordio "Romborama" ha venduto in tutto il mondo più di due milioni di copie arrivando a iscrivere il proprio nome nei cartelloni dei festival più rinomati ai quattro angoli del globo, dal californiano Coachella all'australiano Big Day Out, passando per le rassegne europee più prestigiose, nello Stivale - nonostante una collaborazione in tempo non sospetti, nel 2009, con

Marracash su "Come la" - sia noto solo ad una ristretta cerchia di appassionati.

Fino all'inizio dell'estate appena trascorsa, si spera, quando le testate specializzate di tutto il mondo rilanciarono in pompa magna la collaborazione tra la creatura di Sir Bob Cornelius Rifo, polistrumentista, Dj e produttore di Bassano del Grappa, classe 1977 (anno che ha tatuato sul petto, alla base del collo), e un altro Sir, Paul McCartney, ex Beatle che ha firmato una collaborazione su "Out of sight", secondo estratto, dopo "Rocksteady", da "Hide", ideale seguito di "Romborama" nei negozi da oggi, martedì 17 settembre. Dimostrazione lampante della teoria - sempre sostenuta da Sir Bob - che vuole i generi musicali solo un'invenzione dell'industria discografica. E risoluzione dell'equivoco, che lo accompagna sin dal suo debutto, che porta in molti a identificarlo solo come Dj dance. Lui, polistrumentista con una formazione classica, inseparabile dalla sua Gibson SG ("Ne ho tre, adesso", dirà off the record: "Customizzate").

"Io compongo in fretta", spiega lui, con l'immancabile maschera di Venom - il duale antieroe della saga dell'Uomo Ragno - calata sul volto: "Una sequenza di accordi, una struttura: è l'urgenza creativa ad impormi di farlo. Poi, in studio, la faccenda è diversa". Già, in studio: Sir Bob ha frequentato le sale più prestigiose del mondo, lavorando fianco a fianco con delle colonne del rock. Se non addirittura con chi, di fatto, l'ha inventato. "Con Paul è andata così", spiega lui negli uffici milanesi della Sony: "Il contatto è stato stabilito grazie a Youth (Martin Glover dei Killing Joke, che con l'ex Fab Four condivide di progetto parallelo Fireman, ndr), con il quale io collaboro da tempo. Tempo fa lo sentii e mi chiese con chi, dei suoi amici, avessi avuto piacere di collaborare. Io gli risposi Penny Rimbaud dei Crass e Paul McCartney. Lui mi rispose che con Paul McCartney qualcosa si poteva fare, e mi inviò le tracce separate di 'Nothing too much just out of sight', brano dei Fireman dal disco del 2008 'Electric arguments'. Chi mi conosce lo sa, io sono per la decostruzione totale. Ho cambiato completamente la parte musicale e - montando e rimontando le take vocali - ho reinventato la melodia cantanta da Paul. Ho rispedito a Youth il risultato, lui l'ha fatto sentire a Paul: a lui è piaciuto, e ha deciso che ci fossero tutti gli elementi per creare un brano originale". Così Bob è volato a Londra, negli studi di McCartney. Una cosa non da poco, per chiunque si occupi di musica: "Già. Prima di entrare in studio con lui mi sono imposto di dimenticare chi fosse, perché il mio obbiettivo non è quello di inseguire l'icona ma di gettare un ponte tra passato e futuro".


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Perché di icone, a modo loro, in "Hide" ce ne sono parecchie, ma - su tutte - due più delle altre: il batterista dei Motley Crue Tommy Lee , su "Raw", e l'icona rock britannica anni Settanta Peter Frampton , su "The beat". Una bella sfida, per un artista che come primo obbiettivo - dal vivo, in studio e nella vita - si propone di organizzare il caos. "La cosa più curiosa della collaborazione con Tommy è stato farlo cantare su un ritmo in sei ottavi, che credo lui non abbia mai suonato coi Crue. E poi ascoltate il testo: farmi prendere per il culo da Lee è stato uno dei momenti più divertenti della mia vita. Per 'The beat' è stato diverso: nel comporla sentivo di aver bisogno di un topos, qualcosa di davvero caratteristico. E allora ho pensato: chi meglio di Peter Frampton? L'ho contattato, e lui mi ha risposto: 'Beh, sarebbe la mia prima esperienza con la dance. Proviamoci'".


Non manca, poi, l'autocitazione - almeno testuale - sulla rilettura di "Volevo un gatto nero (You promised me Bob Rifo)", classico dello Zecchino d'Oro scritto da Franco Maresca e Armando Soricillo e interpretata nel 1969 all'undicesima edizione dello Zecchino d'Oro da Vincenza Pastorelli: "Davvero non saprei spiegare come mi sia venuta l'idea", confessa lui divertito, "Tempo fa mi venne in mente una struttura per un brano davvero folle: presi appunti e mi promisi a me stesso che un domani l'avrei registrata. Poi, beh, con lo Zecchino d'Oro ci sono cresciuto. E adoro i cori di bambini. Quindi...".

Atteso il prossimo 11 novembre all'Alcatraz di Milano per l'unica tappa italiana del tour di "Hide" ("Il live set sarà quello già presentato quest'anno al Big Day Out, in Australia, solo migliorato, specie visivamente", spiega lui, che per l'occasione schiererà l'assetto proprio del Bloody Beetroots Live, con "due musicisti aggiunti con me sul palco.

Esprimerà la compattezza del Dj set, ma con strumenti suonati dal vivo"), Sir Bob - almeno secondo i canoni rock attuali - ha il profilo classico del potenziale produttore di lusso richiestissimo dalle star dal mainstream: un passo che si sento, oggi, di fare? "Oggi no, perché non ho voglia di vendere il mio suono. Voglio preservare la mia energia all'interno del progetto Bloody Beetroots, fare qualcosa di fresco e conservare il mio nucleo artistico. Se poi, un domani, la vita dovesse dirmi di fare qualcosa di simile, non saprei. Al momento, non è tra i miei piani di lavoro". .

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