I progetti di Vivendi: rinunciare a Hollywood, non alla casa discografica

Jean-René Fourtou, amministratore delegato della multinazionale francese, è pronto a dire addio ai sogni hollywoodiani del suo predecessore Jean-Marie Messier. Ed anche a cedere il posto di comando: probabilmente nel 2004, quando la società avrà auspicabilmente superato la travagliata fase di transizione e di difficoltà finanziarie. Nel frattempo, sembra sempre più propenso a tenersi la casa discografica del gruppo, Universal Music, a dispetto delle condizioni comatose in cui versa il mercato musicale.
Di questo ed altro il manager transalpino ha parlato intervenendo, martedì scorso (29 aprile), al meeting annuale con gli azionisti di Vivendi, il primo da lui presieduto. Nell'occasione ha annunciato che Vivendi Universal Entertainment, braccio hollywoodiano della holding che include la casa di produzione cinematografica Universal Studios, i parchi di divertimento e televisioni via cavo come USA Networks, sarà posto in vendita: in implicita polemica con la grandeur di Messier, Fourtou ha ammesso pubblicamente che sarebbe “illusorio” pensare di continuare a gestire un business che fa base a Los Angeles dai quartieri generali di Parigi. Nel discorso non rientra invece la casa discografica Universal Music, per cui Vivendi (lo ribadisce un articolo pubblicato in questi giorni dal Financial Times) non avrebbe ancora ricevuto nessuna offerta formale , a parte quella per l'intero “pacchetto” entertainment dell'azienda avanzata già da tempo dall'ex petroliere Marvin Davis (altri potenziali acquirenti, come Viacom e Liberty Media, non sono interessati al business musicale, vedi News): neppure dalla Apple Computer (vedi News), che secondo voci ufficiose sarebbe disposta a mettere sul piatto 5 miliardi di dollari per accaparrarsi la major, una cifra comunque inferiore alla sua attuale valutazione di mercato che si aggira intorno ai 7,3 miliardi di dollari (sulla società grava anche un debito d'imposta da un miliardo di dollari).
Dal canto suo, Fourtou ha spiegato di immaginare un futuro in cui Universal Music potrebbe continuare a far parte della famiglia, come società controllata al 100 % oppure in compartecipazione. Ma, ha aggiunto, il core business aziendale del futuro sarà nelle telecomunicazioni e nella TV: grazie a società (francesi) come Cegetel e Canal Plus e a imprese straniere come Maroc Telecom, l'azienda marocchina in cui Vivendi vuole incrementare la sua quota di partecipazione.
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