Le licenze costano troppo, Turntable.fm si appoggia a SoundCloud

Chiacchieratissima e lodata (al momento del lancio, nel 2011) dalla stampa, finanziata da nomi notissimi dell'ambiente musicale, autorizzata - dopo alcune incomprensioni e remore iniziali - dalle case discografiche e apprezzata da centinaia di migliaia di fan, la start up musicale Turntable.fm, promotrice in rete di "stanze di ascolto" virtuali i cui frequentatori possono assumere, di volta in volta, il ruolo del dj o del semplice ascoltatore, si trova nella necessità di tagliare i costi di esercizio: a tale scopo ha deciso di disattivare la funzione che permetteva agli utenti di caricare autonomamente canzoni sulla piattaforma chiudendo anche il servizio di "social radio" Piki che aveva lanciato a dicembre per concentrarsi sul suo core business.

La mossa, ha spiegato il fondatore dell'impresa Billy Chasen nel suo blog, consentirà al servizio di continuare a funzionare contenendo i costi connessi all'ottenimento delle licenze d'uso da parte delle case discografiche: da questo momento, ha detto Chasen, sarà possibile utilizzare soltanto brani già pubblicati su SoundCloud (e che quindi hanno già ottenuto la liberatoria alla riproduzione): l'accorgimento permetterà alla società di risparmiare 20 mila dollari al mese. "Spendiamo ogni mese decine di migliaia di dollari in royalty, tariffe di servizio, hosting ecc.", ha spiegato Chasen. "Avremmo potuto rimuovere una tonnellata di quei costi semplicemente utilizzando YouTube o un altro servizio, ma abbiamo pensato che in quel modo la facilità d'uso e la user experience si sarebbero drasticamente ridotte".

Già pochi mesi dopo il lancio, ricorda oggi Billboard, Turntable.fm era stata costretta a escludere di punto in bianco gli utenti non statunitensi per problemi legati alle licenze e alla loro gestione sul mercato internazionale. Chasen aveva inizialmente cercato di operare bypassando la trafila degli accordi con le etichette e gli editori musicali, appellandosi alla norma dell'equo compenso prevista dal Digital Millennium Copyrigt Act che consente di riprodurre musica in cambio del pagamento di una tariffa "flat", ma poi, ha spiegato, quella strada si era dimostrata a sua volta molto dispendiosa e irta di insidie.

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