Apple precisa: 'Nessuna offerta per Universal' (almeno per ora)

Tra soffiate, conferme a mezza voce e smentite ufficiali, la vicenda che ha per protagonista la casa discografica numero uno al mondo e la sua eventuale vendita da parte della multinazionale francese Vivendi si fa di giorno in giorno più contraddittoria e ingarbugliata.

A focalizzare le attenzioni, in questo momento, sono sempre le mosse della Apple Computer (vedi News), il cui amministratore delegato Steve Jobs si è tuttavia premurato di smentire le voci che lo vorrebbero in lizza per mettere le mani sulla major. “La Apple non ha mai fatto alcuna offerta per acquisire o investire in una major musicale” ha scritto Jobs in un comunicato diramato nella giornata di mercoledì, 16 aprile, replicando ad una notizia fatta circolare poche ore prima su Internet dall'agenzia di stampa Bloomberg News. La testata on-line aveva confermato i “rumours” pubblicati dalla stampa internazionale citando le parole di un dirigente e consigliere di amministrazione di Vivendi, Claude Bebear, secondo cui l'azienda californiana sarebbe effettivamente disposta a mettere sul piatto sei miliardi di dollari per diventare padrona di Universal (lo stesso manager francese ha poi smentito di avere rilasciato tale dichiarazione). Fonti bene informate sembrano confermare però che le trattative sono effettivamente in corso, anche se restano ad uno stadio di colloqui preliminari: secondo altri insider, Apple potrebbe anche accontentarsi di comprare una quota minoritaria di Universal, tra il 10 e il 20 %, in cambio di un miliardo di dollari. .


Intanto, nuovi particolari emergono a proposito dell'offerta alternativa (e, a quanto pare, rifiutata: vedi News) di “management buyout” avanzata un mese fa da Doug Morris, Jimmy Iovine e Lyor Cohen, il trio di vertice di Universal Music: al loro fianco ci sarebbe stato anche l'ex proprietario della casa discografica, Edgar Bronfman Jr., numero uno della Seagram, e la cifra da loro messa sul piatto sarebbe stata di cinque miliardi di dollari.
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