System Of A Down dal vivo all'Arena Concerti di Rho: la recensione di Rockol

System Of A Down dal vivo all'Arena Concerti di Rho: la recensione di Rockol

Il temporale è esattamente sopra di noi. Meglio: il temporale è solamente sopra di noi. Tutto intorno splende il sole. La cosa, diciamocelo, fa un po’ sorridere. Gocce grosse come proiettili, vento, tuoni e lampi; e il sole che ti guarda. Il live dei System Of A Down del ventisette agosto duemilaetredici può dunque prendere il via solo dopo aver ricevuto la fatidica benedizione della nostra una “nuvola dell’impiegato” di dimensioni giganti. Grazie e a buon rendere. Di sicuro la conversazione di qualità ne ha tratto giovamento: a volte basta il brutto tempo per ingannare il tempo. Ecco quindi che l’attesa per i Lacuna Coil, chiamati ad aprire le danze di questo “mini festival”, passa relativamente in fretta: c’è chi ne approfitta e si rifugia nella zona coperta, affidandosi così inevitabilmente alle cure dei paninari, imbacuccato per bene nelle giacche a vento con ancora l’anti tarme in tasca, e chi sfida apertamente la meteorologia sfoggiando il proprio torso nudo. Dalle mie parti si dice: “Quando piove si fa come a Milano: la si prende”. I Lacuna Coil possono quindi usufruire al meglio di una platea bagnata e fortunata che accompagna il set (iniziato con un quarto d’ora di ritardo rispetto alla scaletta prevista, ma sono ritardi fisiologici che si possono più che capire quando nel frattempo scende a secchi) nel migliore dei modi possibili: cantanto, saltando e godendosela in pieno. La quarantina di minuti a disposizione viene dunque riempita senza andare troppo per il sottile. I Lacuna Coil giocano praticamente in casa, sono una band esperta, sanno come si sta su un palco e come “riscaldare” la tanta gente che popola l’Arena Concerti. Questo nonostante l’audio rasenti la qualità di una audio cassetta tenuta male. Una premessa quantomeno scoraggiante che, fortunatamente, non troverà compimento nel proseguo del live. Il cambio palco ci permette di salutare Cristina e compagni per dare il benvenuto a Chino e alla sua Banda. Poco dopo le otto, infatti, tocca ai Deftones.

I Deftones sono una band superiore. Lo dico in primis da grande fan. A Rho il set dura circa un’oretta, i pezzi proposti saranno tredici mentre le cose rimaste da dire su questi ragazzi pochissime; gli aggettivi ancora meno. Sound unico (e irripetibile), presenza impeccabile, stile e classe da vendere. Visivamente uno spettacolo: Chino si muove, si agita, da fondo come se non ci fosse un domani ad una voce che sa trasmettere vibrazioni come poche altre. Lui, con la sua oramai iconica camicia a quadri, accompagnato a destra dalla chitarra di Carpenter, sempre troppo presa a tagliare riff come il salame alle feste degli alpini, e a sinistra da un Sergio Vega che ha imparato perfettamente come si sale e scende dalle casse degli ampli. Chi Cheng oramai non c’è più: a lui sarà dedicata “Change (In the house of flies)”; a noi le restanti dodici, tra cui una manciata pescate dall’ultimo, ottimo, “Koy no yokan”, più una “Elite” da favola, una “Digital bath” che chiama sul palco Shavo Odadjian dei SOAD per un saluto veloce ai “fratelli”, e la classica doppietta finale da cardiopalma “Engine N°9”/“7 Words. Il tutto con i personali ringraziamenti dei cinque di Sacramento per il nostro attaccamento alla band, un amore incondizionato che dura oramai da sette album (sarebbero otto, ma conosciamo la storia) e, quasi, vent’anni.

Intorno alle nove la palla passa alla macchina System Of A Down, ma toccherà aspettare una quarantina di minuti per vedere le luci spegnersi. Premessa: va detto subito come funziona un live dei SOAD. In due parole (fa sorridere ma è vero) così: salgono sul palco, attaccano a suonare ad una velocità forsennata, scatta il pogo globale, e dopo un’ora e venti in apnea è tutto finito. Punto. Possiamo stare qui a spendere qualche parola sul cosa e sul come hanno suonato, e lo farò tra poco. Quello che però ha colpito è la violenza con cui lo spettacolo dei System Of A Down si pone come quintessenza della compattezza. Niente fronzoli, niente ricami, niente chiacchiere: loro portano la musica, il resto lo mette la gente. Ecco qui lo show. Uno spettacolo unico, potente e massiccio. Band impeccabile: Sergio e Daron solo la punta di diamante? Vero; uno spettacolo nello spettacolo. Ma onore al merito: se la gente salta è perché John e Shavo sono un rullo compressore. Sezione ritmica pazzesca. Tra l’altro, che ci si creda o no, audio generalmente buono. Il concerto, in soldoni, ce lo siamo davvero goduto. Quindi, entrando nel dettaglio: 21:40 inizio. “Aerials”. Sound pieno, uno sberlone. Subito cori da ogni dove. La gente la sa… la gente le sa tutte. E canta. “Suite-Pee” e “Prison song” sono l’incipit martellante che imposta il cruise control su una velocità ben oltre i limiti. Il set è una picchiata continua. “I-E-A-I-A-I-O” si avvale di un paio di tag: la prima una divertente citazione de “Nella vecchia fattoria” da parte di Daron, la seconda uno snippet del tema della serie tv Supercar. I primi ringraziamenti arrivano sull’intro di “Soldier side” che apre a B.Y.O.B (ottima, mitragliata), “Deer dance” e “Radio/Video”. I primi pezzi, orologio alla mano, portano via venti minuti. Si procede a rotta di collo; pogo balcanico. Su “Hypnotize” vengono calate fisicamente le luci che costituiscono la scenografia della parte sostanziosa del set. Per dire, tutti sanno che dietro al maxi telone bianco campeggia la scritta System Of A Down, così come tutti sanno che prima o poi verrà fatto cadere per mostrarla in tutta la sua gloria. Un segreto di Pulcinella. Pace e amen. “Needles” e “DDevil” chiudono quindi la prima metà del set in crescendo (possibile?) e concedono solamente pochissimi secondi di tempo per l’ennesimo ringraziamento ai Deftones prima di tornare a prendersi a rasoiate folli. “Lost in Hollywood” ha però il compito di far rifiatare un po’ tutti: i pezzi iniziano ad essere un bel numero (già dodici), e i minuti passati ancora pochi (solo quaranta). Poco male: “X”, “Suggestions” e, soprattutto, “Psycho” (interessante lo snippet di “I feel love” di Donna Summer accennato da Daron) riportano il motore a regime giusto prima di lanciarsi nel corposo gran finale. Stanno per arrivare i pezzi da novanta: “Chop suey!”, “Lonely day” (la decompressione, altro momento con ringraziamento generale), “Question!” (tellurica e dolce), “A.D.D” e “Spiders”. I SOAD sembrano sereni. Anzi, sembrano davvero felici. Annusano la fine del tour ormai distante solamente tre pezzi. Per loro le vacanze iniziano, per molti di noi questo live probabilmente rappresenta la fine dell’estate, il rientro. Chiamiamola un’ottima occasione per sfogarsi definitivamente. L’intro di “Cigaro”, materiale da Elio e le Storie Tese dei tempi d’oro, scatena l’ilarità generale prima del tanto atteso svelamento del maxi logo di fondo. Il coup de théâtre… cade il telo e cadono gli ultimi brandelli di contegno in platea: non è difficile immaginare la situazione generale durante “Toxicity”, grande classico che, per quanto proposto in maniera impeccabile, paga, come capita spesso in questi casi, il suo essere il pezzo di punta: la mia sensazione è che i SOAD (Serj su tutti), preferiscano suonare altro. Sensazione confermata immediatamente: se “Toxicity”, mettiamola così, è un pezzo “dovuto”, “Sugar” è quello “voluto”. Non per nulla sta alla fine: sbocciano numerosi i circle pit anche nelle retrovie mentre la serata si chiude. Come si diceva? Saliti sul palco, velocità forsennata, pogo globale, e dopo un’ora e venti è tutto finito. Questo è lo spettacolo dei SOAD; loro sono uno spettacolo. Un temporale nel temporale. Mi-ci-dia-li. Niente encore. E nient’altro da aggiungere.

(Marco Jeannin)

SETLIST DEFTONES
“Diamond eyes”
“Rocket skates”
“Be quiet and drive (Far Away)”
“My own summer (Shove It)”
“Rosemary”
“Poltergeist”
“Digital bath”
“Elite”
“Tempest”
“Swerve city”
“Change (In the house of flies)”
“Engine No. 9”
“7 Words”

SETLIST SOAD “Aerials”
“Suite-Pee”
“Prison song”
“I-E-A-I-A-I-O”
“Soldier side”
“B.Y.O.B.”
“Deer dance”
“Radio/Video”
“Hypnotize”
“Needles”
“DDevil”
“Lost in Hollywood”
“X”
“Suggestions”
“Psycho”
“Chop suey!”
“Lonely day”
“Question!”
“A.D.D.”
“Spiders”
“Cigaro”
“Toxicity”
“Sugar”
 

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