Intervista a Giuni Russo: «Ho fatto un Sanremo, non mi sono più ripresa»

Intervista a Giuni Russo: «Ho fatto un Sanremo, non mi sono più ripresa»

Su "La Stampa", una lunga intervista a Giuni Russo, intitolata: "Sono tornata per conto di Dio".

Scrive Marinella Venegoni: «L'interprete di "Un'estate al mare" ha inciso "Voce prigioniera" e con Carla Fracci organizza un balletto. A 44 anni, la Russo è interprete di un repertorio che ha fortemente voluto, di arie, canzoni colte e da camera, con il quale gira in tournée. Il suo mondo è fissato da poche settimane in un disco dal titolo emblematico, "Voce Prigioniera", prodotto dall'amica di sempre Maria Antonietta Sisini. Fra Battiato e Bellini, Donizetti e Camisasca, l'album festeggia i suoi primi trent'anni di carriera: "Ho cominciato molto giovane, a Castrocaro a 14 anni. E' il mio primo live, ci ho messo l'anima dell'artista e non la freddezza della sala di registrazione. Ho lasciato piccoli errori ed incertezze: volevo una verità". Schietta e forse troppo istintiva, Giuni Russo persegue da sempre un mondo oggi molto di moda anche fra le interpreti femminili, quello della contaminazione: e sull'onda di una riscoperta del suo personaggio enigmatico e controverso sta addirittura nascendo, a cura di Carla Fracci alla Scala, un balletto. .


"Voce prigioniera" suona come un titolo polemico. Vuol dire forse di esser stata a lungo incompresa?
"Quando urli d'amore profondo, diventi prigioniera. Quando vuoi cambiare strada e ti si brucia il terreno intorno, si tende a far morir l'artista. Ma sono una prigioniera che urla, io. Non mi possono tenere dietro le grate". (...) "La discografia preferisce sempre le canzonette. Dio mi ha dato un talento, più volte ho cercato di dire ‘non canto più’, invece è come portare avanti un dono di Dio. Può sembrare superbia, ma le mie guide spirituali mi hanno detto così. (...) Ho fatto un Sanremo e non mi sono mai più ripresa: mi sono ripresentata invano dieci volte. Sono una voce prigioniera".
La contaminazione fra classica e leggera va molto di moda anche al femminile: mille voci ci provano, da Sarah Brightman a Emma Shapplin. Lei lo fa da vent'anni.
"Già nell'89 ho inciso ‘A casa di Ida Rubinstein’, arie da camera dal 700 al 900. Sono orgogliosa di essere una cantante leggera ma loro sono scarse come cantanti liriche: cantano solo in forma lirica e mettono becco nella musica leggera. Quei belati che hanno nella gola non sono molto belli e nella lirica sono aboliti. A me il canto lirico serve come coloritura, come gioco, nulla di più. Vede? Anni fa cantai un brano, ‘Una vipera sarò’: e lo sono, infatti".

Il balletto della Fracci che c'entra con Giuni Russo?
"Proprio a Fano dove ho registrato parte del disco, ho saputo che Carla Fracci farà alla Scala in primavera un balletto dal titolo ‘Dedicato a Ida Rubinstein’, sulla ballerina russa la cui casa era frequentata da Nijinski e dai più grandi che ascoltavano musica e si divertivano. Sono contenta perché ho saputo di esser stata l'ispiratrice del progetto: sono anche già stata invitata".
Si è pentita di "Limonata cha cha cha"?
"La mia discografica di allora veniva a casa con lo champagne, per convincermi a fare quel repertorio: adesso invece, mi fa imitare dalle nuove leve. Lo so, sono un equivoco, nella musica"».
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