La musica 'di recupero' dei Capone &BungtBangt

I Capone & BungtBangt, atipico ensamble di percussionisti e musicisti, sono la dimostrazione vivente che la passione per la musica non conosce limiti: le loro canzoni sono infatti suonate con strumenti improvvisati come barattoli e bidoni di metallo, cucchiai di legno, elastici e posate da cucina.

Il gruppo, che è stato spesso paragonato ad analoghi progetti musicali stranieri quali gli Stomp e Les Tambour du Bronx (vedi News), ha origini partenopee ed ha pubblicato lo scorso novembre con l'etichetta Rai Trade un album intitolato “Junk!” (vedi News).
Rockol li ha incontrati negli studi di Milano di RTL 102.5, poco prima della diretta della trasmissione “I protagonisti”, e ha scambiato con loro qualche impressione per capire, un po' più da vicino, chi sono e cosa fanno i Capone & Bungt Bangt.
“L'idea di creare una band di percussionisti”, ci spiega Maurizio Capone, creatore e fondatore del progetto, “è nata 10 anni fa, in occasione della proposta che Umberto Massa mi fece per la realizzazione di uno spettacolo teatrale. Quella di utilizzare degli strumenti 'fai da te' per suonare è una cosa che ha sempre fatto. Ho sempre 'costruito' i miei strumenti: come tutti i percussionisti, sono abituato a convivere con il ritmo ed ho un rapporto molto fisico e materiale con la musica. Quando suoni le percussioni, qualsiasi cosa può diventare uno strumento: un monitor, un tavolo…”.
Il musicista napoletano, che ha alle spalle tre dischi come cantautore solista (due cantati in dialetto napoletano e uno in italiano), aggiunge: “All'inizio ero io a costruire gli strumenti (come per esempio lo scatolofon: una scatola di polisterolo con elastici), poi nel tempo ciascun componente del gruppo, mano a mano, ha iniziato a modificare e a sviluppare il proprio strumento, e ad inventarne di nuovi. Ed è questo è il messaggio che vorrei potesse arrivare a tutti dai Capone & Bungt Bangt, soprattutto ai ragazzi più giovani che vogliono suonare: la musica ha bisogno di poco per essere fatta e bastano pentole e coperchi per avere a disposizione un bel modo di stare insieme, piuttosto che stare in casa o davanti alla Playstation”.

Il frontman del gruppo è anche ideatore e fondatore di un'iniziativa di recupero sociale rivolta ai ragazzini delle aree più degradate di Napoli e periferia: a Pomigliano d'Arco, cittadina della periferia del capoluogo campano, ha aperto un laboratorio–scuola di musica e di percussioni in un quartiere degradato, dove lui stesso insegna.

“Il laboratorio”, ha spiegato, “è la prosecuzione di questo discorso portato ad un livello più semplice, e cioè ai bambini che sono quelli che forse ne hanno più bisogno. Io insegno ai ragazzini come si costruiscono gli strumenti, come si suonano, e senza che loro se ne accorgano, sto facendo vedere loro che se si applicano, si impegnano, possono fare qualcosa nella vita. Ed è qualcosa che loro non sanno, perché spesso sono ragazzini soli che vivono in zone dove devono combattere tutti i giorni per essere qualcuno e non venire schiacciati. La musica e il laboratorio di percussioni li fanno stare insieme, offrendo loro qualcosa di diverso”. .

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