Le nuove tariffe SIAE su CD vergini e registratori: le reazioni dei produttori

Lo si attendeva da un giorno all'altro, il decreto legislativo del Consiglio dei Ministri che, con riferimento a una direttiva europea, impone ai produttori di registratori analogici e digitali e di supporti vergini audio e video (nonché, di conseguenza, ai consumatori) di pagare alla SIAE una royalty maggiore per tamponare le perdite subìte da autori, artisti e etichette discografiche in conseguenza del dilagare del fenomeno della copia privata. Ma questo non ha impedito alle associazioni di categoria che rappresentano le aziende interessate dal provvedimento di ingoiare a fatica la notizia dell'avvenuta approvazione (venerdì scorso, 28 marzo; vedi News): né di fare, al telefono con Rockol, previsioni non proprio rasserenanti per i mesi a venire.
Andrea Arnaldi, segretario generale dell'ANDEC (Associazione Nazionale Distributori Elettronica Civile, l'organizzazione che raggruppa le maggiori ditte di elettronica di consumo), per esempio, solleva subito un problema interpretativo che a suo dire potrebbe causare non pochi mal di testa nell'applicazione concreta del provvedimento. “Stabilire, come fa la bozza che abbiamo avuto modo di visionare, che l'aliquota del 3 % prevista sugli apparecchi di registrazione vada calcolata rispetto ai prezzi di listino al rivenditore è un nonsenso, e lo abbiamo fatto presente più volte in passato. Bisognava continuare sulla linea della vecchia legge del '92, che faceva espressamente riferimento al prezzo effettivo pagato dal rivenditore e indicato in fattura: altrimenti in sede di applicazione potranno verificarsi spiacevolissimi equivoci, con gli ispettori SIAE che pretendono di calcolare l'importo su un prezzo che nessuno applica nella realtà del mercato. Mi auguro che il testo definitivo destinato a pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale corregga questo errore”. Arnaldi si lamenta anche per la mancanza di una disciplina transitoria di attuazione: “Noi avevamo richiesto che il nuovo sistema entrasse in vigore dal 1° gennaio del 2004, anche per tener fede agli accordi tuttora in vigore tra SIAE e associazioni delle imprese. Con l'applicazione immediata, invece, le aziende dovranno iniziare subito ad effettuare gli accantonamenti, in vista dei primi versamenti semestrali alla società degli autori, e anche rivedere completamente prezzi, listini e budget già preventivati per il nuovo anno. Ne verrà fuori un gran caos, insomma”. E il mercato, come reagirà? “Sono stati colpiti pesantemente i videoregistratori analogici, che prima non erano assoggettati all'equo compenso: e questo darà la mazzata definitiva ad un segmento di mercato che era già in declino fisiologico. Il fatto che le tariffe siano state ridotte rispetto a quelle proposte in prima battuta, nell'estate del 2002, è una magra consolazione. L'unica cosa positiva, per noi, è che si sia fatta chiarezza su quali siano i prodotti assoggettati al compenso: il decreto dice chiaramente che la norma si applica solo agli apparecchi specificamente dedicati alla registrazione audio/video e non ai sistemi multifunzione”.
Altrettanto, se non più, preoccupato è Alessandro Tronconi, presidente dell'ASMI (Associazione Supporti e Sistemi Multimediali Italiana) che associa i principali produttori di CD, DVD e nastri vergini : “Le aliquote revisionate, nonostante tutto, restano molto lontane dall'obiettivo a cui i ministeri competenti ci avevano detto di voler puntare: dai calcoli che abbiamo fatto, le nostre tariffe sono da due a cinque volte superiori rispetto alla media europea, Francia esclusa. Noi paghiamo regolarmente la SIAE dal '92, circa 7-8 milioni di euro all'anno. D'ora in poi pagheremo molto di più, certo, ma non è detto che questo si traduca in un vantaggio per i beneficiari della legge”. In che senso? “Il prodotto delle aziende che noi rappresentiamo – il 100 % del mercato di “marca” - come minimo raddoppierà, o triplicherà, il prezzo sul mercato. Ma l'esperienza di altri paesi, la Spagna per esempio, insegna che questo potrà dare origine ad un canale parallelo di importazione, con alcune società che distribuiscono il prodotto evadendo i diritti per poi scomparire nel nulla: c'è il rischio, almeno in una fase iniziale, che si alimenti il mercato di contrabbando con la conseguenza che SIAE e autori incassino di meno. E che ne facciano le spese tutti, alla fine: loro, il consumatore, e le aziende che noi rappresentiamo”. Tronconi è categorico: “La direttiva europea è stata disattesa: questo non è più un equo compenso, soprattutto quando il diritto alla copia privata viene negato dalla contemporanea legittimazione dei sistemi di protezione dei supporti che impediscono di fatto la duplicazione. Si finisce per pagare per un diritto che non si può più esercitare. E poi la legge prevedeva espressamente la costituzione di un comitato e di un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per la determinazione definitiva delle tariffe: è quello che ci aveva promesso il ministro Buttiglione, e che speriamo ancora possa succedere”.
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