NEWS   |   dalla Stampa / 28/02/1999

Sanremo: il ‘day after’. La polemica della Oxa, la vendetta della tv e la freddezza di Montanelli

Sanremo: il ‘day after’. La polemica della Oxa, la vendetta della tv e la freddezza di Montanelli
Un po’ di sorpresa per la vittoria di Anna Oxa, qualche analisi su una classifica nuovamente al femminile, ma soprattutto tanti commenti sullo show televisivo e sulla indossatrice corsa. Questo, in sintesi, l’approccio dei quotidiani in edicola oggi alla serata finale del Festival di Sanremo. Il "Corriere della Sera" e "Il Giorno" evidenziano nei titoli la "timidezza" della giuria di qualità, che ha tentato di inseguire il gusto popolare («Qui non si fa avanguardia»). Sul "Messaggero" addirittura quattro commenti. Due in prima pagina (Fabrizio Rondolino, Pietrangelo Buttafuoco), uno di Gloria Satta a pagina 3 e uno di Roberto D’Agostino a pagina 5 ("Apocalipse Miao della razza fazista - Il celodurismo di Baudo lascia il posto al celomollismo di Fabione, burocrate del divertimento qualunquista contemporaneo"). Nessuno di questi è incentrato sulla musica; il quotidiano romano è anche l’unico a dedicare le prime 5 pagine alla kermesse, mentre gli altri lo consegnano alle pagine degli Spettacoli. Detto che il pensiero di Gloria Satta ("Dopo questa edizione, nulla sarà più come prima") sembra condiviso da molti dei critici televisivi dei quotidiani (Grasso del "Corriere della Sera", Peirce de "La Repubblica"), spulciamo tra le pagine alla ricerca di notizie musicali.
"La Stampa" fa notare che i bookmakers si sono trovati in crisi: troppo facile indovinare. Britti era dato a 2/3, Di Cataldo a 1/16. «Mannaggia a Britti e alla Ruggiero, ci ha detto uno degli allibratori che accettano le puntate sanremesi». Un commento rilasciato prima della vittoria di Anna Oxa, evidentemente. Il quotidiano torinese è l’unico che in prima pagina parla di musica, con Marinella Venegoni. "La vendetta della tv" è il titolo di un articolo in cui si sostiene che «Quello della Oxa è un successo che premia lo stile della canzone più "industriale", costruita per ottenere successo, corredata dai suoni e campionature elettroniche più à la page. Certo, anche la figura dell’interprete, il suo aspetto modaiolo, avranno avuto una parte importante in questo primo posto che mette curiosamente d’accordo la giuria demoscopica e quella di qualità, appena inventata nel tentativo di portare Sanremo fuori dalle secche della tradizione più consumata. Nel festival di Fazio, il più educato e cordiale della storia, la tv si è presa la sua vendetta sulle canzoni, ridimensionandole in un videoclip. L’edizione ha visto morire canzoni carine, da cantare, con molta civiltà nella conduzione, ma con un esito a dir poco spiazzante: lo chiameremo l’anno venturo Festival della tv italiana?»
Sul "Corriere della Sera" interviene con gelida ironia anche Indro Montanelli, sollecitato da un lettore esasperato per l’importanza data al festivalone. «Se qualcuno volesse la prova che l’Italia cambia con una lentezza esasperante, eccola. Le canzoni piene di "ti amo", la giuria, l’ospite d’onore, la bella straniera, il presentatore che dice "omaggiare" e "ecco Gorbaciov con la sua signora" (...) Non sono musicalmente raffinato, ma mi rendo conto che le melodie di Sanremo sono stracotte, così come molti cantanti: eppure i cosiddetti "giovani", pettinati come gatti randagi, li imitano. Devo concludere che la cultura musicale italiana è quella. Esistono, evidentemente, pulsioni che sono difficili da spiegare e vanno accettate: i tedeschi cantano in birreria, gli americani amano il rumore e le luci di Las Vegas, gli italiani guardano il Festival di Sanremo. Giornali e televisione contribuiscono a gonfiare il fenomeno, soprattutto quando pensano di criticarlo e ridimensionarlo».
Non la pensa così Ernesto Assante de "La Repubblica", che fa un lungo elenco di vincitori, per l’una o per l’altra ragione: Eugenio Finardi, Mariella Nava, Enzo Gragnaniello, Ornella Vanoni, Al Bano, Nada, Nino D’Angelo «con un brano ineccepibile, che per la prima volta lo ha visto diventare un beniamino della critica». Ma soprattutto hanno vinto le donne, «come lo scorso anno, confermando una tendenza internazionale», e ha vinto Anna Oxa, «nuovo look, nuova musica, per una carriera che sembra cominciare di nuovo». Della Oxa il giornale riporta anche l’atteggiamento da vincitrice in un box intitolato "La vincitrice polemica con la stampa: «L’aria di Sanremo non vi fa bene. Fatemi domande intelligenti, con calma e gentilezza».
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