Caro-concerti: i promoter non concordano col presidente Assomusica

Caro-concerti: i promoter non concordano col presidente Assomusica
I concerti rock sono troppo cari per le tasche dei giovani appassionati di musica, tanto che l'intero sistema della musica dal vivo rischia di andare fuori giri? Lo sostiene Roberto Meglioli, presidente di Assomusica, che qualche giorno fa ha suonato il campanello d'allarme dalle pagine del Giornale dello Spettacolo (vedi News). Le sue parole sembrano arrivare al momento giusto, mentre i fan si trovano a fare i conti con i prezzi stellari richiesti per assistere alle esibizioni di Rolling Stones (biglietti da 37,25 a 81,25 euro più prevendita), Bruce Springsteen (da 30 a 60 euro), Peter Gabriel (da 33 a 50 euro) e Neil Young (da 39 a 85 per un'unica esibizione acustica a teatro): ma i promoter italiani che organizzano quei concerti, stando alle opinioni raccolte da Rockol, non la pensano affatto come lui.
“Meglioli è il nostro presidente, ma forse non ha il polso della situazione di mercato” secondo Claudio Trotta, titolare della Barley Arts Promotion, organizzatrice delle prossime date di Springsteen in Italia. “Lui parla di settore in crisi e di vendite in calo: a me sembra invece che la musica dal vivo, al di là di statistiche che vanno sempre interpretate, stia attraversando un momento straordinariamente florido. Non voglio dire che andare ai concerti costi poco, per carità, ma questi sono i prezzi correnti di mercato determinati dal meccanismo della domanda e dell'offerta: ed è interessante notare che i posti in prima fila e i biglietti più cari sono sempre i primi ad andare esauriti”. Forse perché cambia il profilo demografico del pubblico, che invecchia di pari passo con i suoi musicisti preferiti e ha più denaro da spendere in tasca. “E' indubbio”, replica Trotta, “che le giovani generazioni, per una serie di motivi, abbiano un rapporto diverso con la musica, anche con quella dal vivo. Senza voler generalizzare più del necessario, ad un concerto di una rockstar di mezza età non ci andrebbero neanche se costasse 10 euro invece di 80”.
Adolfo Galli (Di & Gi) è altrettanto categorico nello smontare la tesi di Meglioli: “I concerti degli artisti importanti costano troppo? Sono i loro management a decidere il prezzo: per non voler andare oltre gli 85 euro, con Neil Young io ho perso una data a Roma. Nel resto d'Europa le poltronissime del suo tour teatrale costano tra i 125 e i 160 euro”. Non è troppo? “No, quando – come in questo caso – quel che si richiede è commisurato alla qualità artistica dell'offerta e al livello della produzione: anche da solo, Neil Young si muove con tre Tir al seguito. E sono convinto che alla fine il carisma del personaggio e della sua musica vincano sulle preoccupazioni relative sul prezzo del biglietto: un consumatore soddisfatto non pensa più a quanto ha sborsato, e sarebbe pronto a tirar fuori di nuovo il portafoglio”. “Semmai”, ammette Galli, “il prezzo alto diventa un problema quando, come in questo momento, in certe piazze c'è sovrabbondanza di offerta: alla fine, il tetto di spesa che il pubblico può destinare alla musica dal vivo non può alzarsi più di tanto”.
E i giovani? D'accordo con Meglioli sul fatto che la concentrazione sui grandi eventi fagocita il circuito minore con il rischio di soffocare sul nascere le star di domani? “No”, replica Trotta, “questo è un falso storico. I grandi eventi non hanno mai fatto male a nessuno, anzi: coinvolgono i media e sono un volano importante per l'intero settore della musica dal vivo. E poi, ripeto, i dati statistici vanno filtrati: le cifre ufficiali probabilmente non rendono conto di tutto quel che ferve da qualche anno intorno ai centri sociali e a manifestazioni che solo in apparenza non si possono considerare musicali”. Trotta e Galli sembrano concordare anche su un ultimo punto: il problema non sono i grandi vecchi, dicono, i Rolling Stones, i Bruce Springsteen e gli Elton John, ma il fatto che dopo di loro c'è il vuoto. “Se cala il valore della proposta artistica, allora sì che il pubblico si rifiuta – e giustamente - di pagare”.
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