USA, anche Warner è disponibile a rivedere il calcolo delle royalty

La battaglia sulle royalty in corso negli Stati Uniti tra rock star e major musicali ha fatto un altro importante passo avanti. E' di queste ore la notizia che anche Warner Music, come già Universal e BMG prima di lei (vedi News), è disponibile ad aprire i suoi libri contabili e a rivedere i metodi di calcolo delle percentuali sulle vendite spettanti ai suoi artisti, dopo che alcuni rappresentanti di spicco della categoria – come Don Henley, il cantante soul Sam Moore e le Dixie Chicks – avevano testimoniato davanti al Senato USA di essere regolarmente sottopagati dalle loro case discografiche.

Le modifiche concordate dal management di AOL Time Warner con i legislatori americani, secondo quanto riferisce il Los Angeles Times, non dovrebbero comportare un aumento delle percentuali di royalty (salvo il caso del downloading da Internet): gli artisti dovrebbero comunque trarre beneficio economico dalle nuove condizioni contrattuali, che permetteranno loro di verificare più facilmente le somme di loro spettanza e di vedere eliminate dal conteggio certe deduzioni ormai considerate anacronistiche, come quelle che si applicano per le spese che la casa discografica sostiene per confezionare e spedire il prodotto. La quota di royalty dovuta all'artista, inoltre, dovrebbe essere calcolata d'ora in poi sul prezzo al rivenditore e non più su quello suggerito al pubblico.
AOL Time Warner, come i suoi concorrenti, ha anche promesso di mettere a disposizione degli auditor tutti i documenti relativi alla fabbricazione dei supporti e non solo quelli che riguardano le vendite, e si è impegnata a pagare un tasso di interesse “prime rate” agli artisti che dovessero accorgersi di mancati pagamenti. Si attende, a questo punto, la risposta di Sony Music ed EMI, le uniche due major che non si sono ancora pronunciate sulla questione.
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