Milano, sempre più incerto il futuro di Oca. Trotta: 'Lavoro è la parola chiave'

E' quantomai incerto il futuro delle Officine Creative Ansaldo, lo spazio dato in concessione dal Comune di Milano a Barley Arts che - dopo i primi sei mesi di attività - ha portato nell'area prossima al centro del capoluogo lombardo oltre sessanta tra band e artisti, ai quali si sono affiancate attività culturali come mostre, laboratori, e attività artigianali: a pochi giorni dalla scadenza del termine del primo periodo di cogestione la giunta meneghina non ha ancora promulgato il bando per il rinnovo dell'affido.

"Barley Arts, in veste di cogestore dello spazio insieme al Comune di Milano, nel riconsegnare i locali di Ansaldo, sottolinea l'importanza di dare un futuro a Oca e di andare oltre, per non disperdere le energie, gli investimenti e l'esperienza fatta, trasformando l''esperimento' in una realtà concreta e stabile al servizio della città", si legge nel comunicato diramato dalla storica agenzia di live promoting lombarda: "In attesa del bando per un affido temporale più esteso, (che per dare continuità fin dall'inizio era stato ipotizzato a fine estate 2013) necessario ad un progetto e ad investimenti economici adeguati allo spazio - e al quale Barley Arts naturalmente parteciperà - vale la pena ringraziare tutte le realtà che hanno contribuito con il proprio lavoro e le proprie idee a fare (per entusiasmo e non per decreto) qualche cosa di concreto a Milano".

Rimane così tormentata la storia del progetto voluto dall'ex assessore alla cultura della giunta Pisapia Stefano Boeri, che anche a causa di un problema relativo all'agibilità del locale lasciò il suo ruolo a Palazzo Marino. Tormentata e dolorosa, almeno per Claudio Trotta, patron di Barley Arts, che - sentito da Rockol lo scorso 22 maggio, in occasione della proroga concessa dal Comune alla sua società - auspicava un bando che permettesse di estendere l'accordo ad un orizzonte temporale più ampio, addirittura pluriennale: "Nel valutare questa vicenda ci sono diversi fattori che vanno rilevati", ha spiegato il promoter: "Il primo: che l'esperienza di cogestione sia stata positiva non lo diciamo noi o i numeri fatti registrare in questi mesi, ma la delibera di proroga della giunta. Il secondo: l'OCA non era un esperimento di Boeri, che poi ha lasciato il suo incarico, ma della giunta. Il bando pubblico non l'abbiamo sollecitato noi, ma - anzi - siamo stati invitati a parteciparvi. Ultimo ma non meno importante, anzi il più importante, è che in un periodo di disoccupazione come quello che stiamo vivendo, se fossi un'amministrazione pubblica prima di non procedere in un'attività che genera lavoro ci penserei non una o dieci, ma cento o mille volte. Perché qui, è bene ricordarlo, non si tratta di dare poeticamente spazio alla creatività giovanile o alle piccole realtà locali, ma si parla di occupazione. Da quando nella giunta comunale c'è stato l'avvicendamento - con lo scorporo dell'assessorato prima presieduto da Boeri in quello alla Cultura, presieduto da Filippo Del Corno, e quello al Attività Produttive, moda e design presieduto da Cristina Tajani - sulla realtà dell'OCA è calato in silenzio assordante da parte dell'amministrazione, che non si è più pronunciata né in positivo né in negativo al proposito. E non per mancanza di zelo da parte nostra: a differenza dei membri del Consiglio di Zona, con il quale abbiamo avuto un ottimo rapporto, i funzionari del Comune - nonostante fossero stati sempre regolarmente invitati - non hanno mai preso parte alle riunioni indette".

Una sorta di cul de sac, quindi: "Abbiamo chiesto più volta a sindaco, vicesindaco e assessori lumi al proposito, se non altro circa le linee guida di quello che potrebbe essere il nuovo bando, senza mai avere risposta. E' legittimo, da parte nostra, perché il bando sperimentale era preludio ad uno pluriennale. Ora, in rispetto all'impegno e alla professionalità che noi e le associazioni con le quali abbiamo lavorato in questi mesi e al pubblico intervenuto, credo che il Comune debba convocare un tavolo al quale invitarci per discutere del futuro dell'Ansaldo. Anche perché, se dovesse decidere unilateralmente, commetterebbe senza dubbio una scorrettezza. Quello che posso dire è che, da parte mia, non sono intenzionato a mollare: continuerò a cercare di capire se esistano margini per continuare questa esperienza. Perché, ci tengo a sottolinearlo, qui si parla di lavoro, e non c'è niente più importante del lavoro, senza il quale non esiste nessun futuro. Se il Comune ha deciso qualcosa di diverso, che lo dica...".

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